LA VILLE EST TRANQUILLE

Valutazione
Discutibile, ambiguità
Tematica
Donna, Droga, Famiglia - genitori figli, Giovani, Lavoro, Politica-Società
Genere
Drammatico
Regia
Robert Guediguian
Durata
131'
Anno di uscita
2001
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
La ville est tranquille
Distribuzione
Istituto Luce
Musiche
Jacques Menichetti
Montaggio
Bernard Sasia

Orig.: Francia (2000) - Sogg. e scenegg.: Robert Guédiguian, Jean-Louis Milesi - Fotogr.(Panoramica/a colori): Bernard Cavalié - Mus.: Jacques Menichetti - Montagg.: Bernard Sasia - Dur.: 131' - Produz.: Gilles Sandoz, Michel Saint-Jean, Robert Guédiguian - VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI.

Interpreti e ruoli

Ariane Ascaride (Michèle), Pierre Banderet (Claude), Jean-Pierre Darroussin (Paul), Jacques Boudet (il padre di Paul), Pascale Roberts (la madre), Gerard Meylan (Gérard), Alexandre Ogou (Abderramane), Pascale Roberts (la madre di Paul), Julie-Marie Parmentier . (Viviane)

Soggetto

A Marsiglia oggi. Staccatosi da un corteo di lavoratori in sciopero e deciso a mettersi in proprio, Paul compra un taxi e la licenza facendo un costosissimo mutuo. Gli basta tuttavia per tenere tranquilli gli anziani genitori e fermarsi lungo la strada per far salire le prostitute. In una zona popolare Michèle, che fa il turno di notte al mercato del pesce, deve mandare avanti la famiglia: il marito Claude, disoccupato, frequenta un movimento di estrema destra che osteggia l'immigrazione; la figlia Fiona é tossicodipendente, si procura le dosi prostituendosi anche a casa, e ignorando la neonata che le sta a fianco. Per procurare alla figlia la droga necessaria, Michèle va da Gerard, che gestisce un bar ma in realtà ha altri compiti. Un giorno per strada Paul aiuta Michèle rimasta appiedata. I due si vedono in seguito, lei é disposta a prostituirsi per avere i soldi necessari, lui prima dice di essere disposto a regalargieli poi accetta il rapporto. Ma anche i debiti di Paul sono in aumento, e alla fine i genitori vengono a sapere la verità. Di notte Abderramane, giovane di colore impegnato a favore della propria gente, viene colpito da un proiettile lanciato da un gruppo di xenofobi tra cui c'é anche Claude. Non passa molto tempo e Michèlle, ormai esausta e non più in grado di mettere rimedi alla situazione, decide di eliminare la figlia con un'overdose. Intanto Gerard, killer su commissione, si apposta su un terrazzo ed uccide da lontano il leader dell'estrema destra. Il giorno dopo, la polizia è in casa di Michèlle, e Paul é lì con la neonata in braccio. Uscito di casa, Gerard viene preso a male parole da un giovane passante. Estrae la pistola, gliela punta al viso, sta per sparare, ma poi ha un attimo di esitazione. Rivolta l'arma verso se stesso e fa partire il colpo.

Valutazione Pastorale

Guédiguian é nato a Marsiglia nel 1953. Lo scenario della città portuale gli è dunque ben conosciuto e tutte le contraddizioni che offre sono materia a lungo osservata ed elaborata. Si può fare riferimento ai due film precedenti dello stesso regista ('Marius e Jeanette',1996 e 'A la place du coeur',1998) per avere l'idea dell'impianto narrativo e visivo che li lega. Guediguian non fa mistero di essere un 'militante' e di tenere ancora ben presente un'ideologia progressista che considera tutt'altro che superata. Essendo la materia sociale e politica affrontata sicuramente delicata, difficile e esplosiva, l'autore non riesce a dominarla in un'ottica totalmente realistica. Marsiglia é 'vera', le figure disegnate sono 'vere', i problemi sono tragicamente 'veri', manca l'alchimia giusta per amalgamarli sul piano drammatico. Guédiguian racconta dolori su dolori, uno più forte dell'altro, e sferra pugni nello stomaco forzando il limite della comprensione e della partecipazione. Il realismo allora sfocia nel melodramma, nell'accumulo di effettacci emotivi, in quei toni manichei e un po' moralistici che sembrano scherzare sulla pelle di argomenti invece serissimi. Il regista francese rimane ancora una volta se stesso: qui pessimista, eccessivo, inutilmente provocatorio (eliminare l'altro -anche tra madre e figlia o se stessi- sembra l'unica soluzione perché tutto é inutile). Dal punto di vista pastorale, tutto la vicenda é percorsa da una costante ambiguità e da fin troppa disinvoltura. Se la si valuta come discutibile, è per l'opportunità che offre di tenere ben viva l'attenzione su tematiche di sofferenza e di emarginazione che ci interpellano tutti da vicino. Ma c'é bisogno di non essere trascinati dal ricatto emotivo che il film stesso mette in atto. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare con molta cautela in programmazione ordinaria. Può essere proposto per affrontare gli argomenti sopra ricordati (emigrazione, droga, prostituzione...) con opportune introduzioni e materiali di supporto. Il film é vietato ai minori di 18 anni, e molta attenzione sarà da tenere in occasione di passaggi televisivi.

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