L’AMORE CHE RESTA

Valutazione
Problematico, Raccomandabile, dibattiti
Tematica
Famiglia, Famiglia - genitori figli, Giovani, Malattia, Morte
Genere
Drammatico
Regia
Gus Van Sant
Durata
95'
Anno di uscita
2011
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Restless
Distribuzione
Warner Bros Pictures Italia
Musiche
Danny Elfman
Montaggio
Elliot Graham

Orig.: Stati Uniti (2011) - Sogg. e scenegg.: Jason Lew dalla propria omonima piece teatrale - Fotogr.(Panoramica/a colori): Harris Savides - Mus.: Danny Elfman - Montagg.: Elliot Graham - Dur.: 95' - Produz.: Brian Grazer, Bryce Dallas Howard, Ron Howard, Brett Cranford.

Interpreti e ruoli

Henry Hopper (Enoch Brae), Mia Wasikowska (Annabel Cotton), Ryo Kase ; Schuyler Fisk (Hiroshi), Jane Adams ; Lusia Strus (Elizabeth Cotton), Chin Han (Mabel Tell), Kyle Leatherberry (Rachel), Colton Lasater . (dott. Lee), (Elliot), (Ozzie)

Soggetto

Dopo la morte in un incidente dei genitori, il giovane Enoch sembra aver perso interesse alla vita e passa il tempo frequentando cerimonie funebri. Ad una di queste, conosce la coetanea Annabel. I due cominciano a vedersi, e si innamorano quando lui apprende che lei è affetta da un cancro senza via d'uscita. La loro storia d'amore tuttavia non si ferma...

Valutazione Pastorale

Se si va con la memoria a qualche tiolo precedente di Gus Van Sant (Last Days; Paranoid Park...), si entra con più metodo in questa storia scritta da altri e che tuttavia il regista fa propria in modo totalizzante. Sul binomio amore/morte tra giovani incombe in modo minaccioso il rischio della lacrime facile, della commozione alla "Love Story". Van Sant non lo sfiora nemmeno, la sua m.d.p. accosta il copione con un misto di pudore tra incoscienza e rassegnazione, scandendo i tempi di un approccio alla morte che da un invitante nichilismo passa ad una sfida complicata ma vitalistica. Il tempo della vita e quello del fine vita si incontrano sul terreno dell'amore, dei piccoli-grandi gesti, di una 'consolazione' che sfonda la barriera dello spazio. Di fronte alle cose ultime, la fine non è sinonimo di solitudine ma chiede attenzionem rispetto per una gioia da esprimere fino all'estremo. Per l'atteggiamento misurato, poetico, per la pietas che emana dai due ragazzi e dalle immagini, il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come raccomandabile, problematico e adatto per dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria e, data l'intensità della materia, ripreso in occasioni mirate per avviare riflessioni suigli argomenti che propone. Attenzione è da tenere per minori e piccoli in vista di passaggi televisivi o di uso di dvd e di altri supporti tecnici.

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