L’AMORE MOLESTO

Valutazione
Inaccettabile, Negativo
Tematica
Famiglia - genitori figli
Genere
Drammatico
Regia
Mario Martone
Durata
104'
Anno di uscita
1995
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
L'AMORE MOLESTO
Distribuzione
Lucky Red
Soggetto e Sceneggiatura
Mario Martone liberamente tratto dal romanzo omonimo di Elena Ferrante
Musiche
Brani di Steve Lacy ed Alfred Schittke
Montaggio
Jacopo Quadri

Sogg.: liberamente tratto dal romanzo omonimo di Elena Ferrante - Scenegg.: Mario Martone - Fotogr.: (panoramica/a colori) Luga Bigazzi - Mus.: Brani di Steve Lacy ed Alfred Schittke - Montagg.: Jacopo Quadri - Dur.: 104' - Produz.: Teatri Riuniti

Interpreti e ruoli

Anna Bonaiuto (Delia), Angela Luce (Amalia), Gianni Cajafa (Filippo), Peppe Lanzetta (Antonio Polledro), Licia Maglietta (Amalia da giovane), Carmela Pecoraro (Delia da bambina), Giovanni Viglietti (Nicola Polledro), Italo Celoro, Anna Calato, Francesco Paolantoni, Enzo De Caro, Tailer Martini, Carlo Carotenuto, Lina Polito, Marita D'Elia

Soggetto

la morte per annegamento, dopo due ambigue telefonate, della anziana madre Amalia, costringe Delia a tornare a Napoli da Bologna, dove lavora come disegnatrice. Durante i funerali, lo zio paterno Filippo scaccia un uomo, che le telefona a casa della madre dove s'è installata e si rivela per Nicola Polledro detto Caserta, ex corteggiatore della donna, che le lascia una valigia con capi d'abbigliamento piuttosto frivoli e si dilegua con la sua camicia. Delia scopre che gli abiti sono stati rubati da Caserta alla boutique del figlio Antonio, dove si reca e dove costui, che dapprima non la riconosce (era stato suo compagno di giochi infantili), finisce poi per invitarla a pranzo. Delia ha modo di ricordare quando accusò la madre di avere una tresca con Caserta ed il padre minacciò costui con la pistola. Poi la vicina della madre le svela che il padre era tornato a molestarla, geloso delle visite di Caserta, e le consegna la ricevuta di un ristorante, di un albergo e un biglietto ferroviario. Successivamente il padre accoglie Delia nel suo studio: lei gli rivela di aver mentito sull'infedeltà materna. I due finiscono per litigare e Delia rischia di essere picchiata. Recatasi nel vecchio quartiere della sua infanzia, finalmente ammette a sé stessa che ha accusato la madre di fare con Caserta quello che lei bambina doveva subire in realtà come molestia dal nonno pasticciere. Sul treno per Bologna, si rende conto che tra la madre e Caserta c'è stata solo una cena, una notte in camere separate ed un bagno notturno. Anche se il tragico decesso della madre rimane oscuro ed irrisolto, il ricordo di lei la porta comunque ad identificarsi con la morta alla quale appare destinata ad assomigliare.

Valutazione Pastorale

il film si snoda attraverso una Napoli sospesa tra acquerello e bozzetto nelle efficaci rievocazioni del passato, e il caotico, rutilante andirivieni di persone, cose e stati d'animo di un'oggi inquieto e deprimente ma comunque sempre vitalissimo com'è nella natura intrinseca del popolo partenopeo. Ne emerge un quadro di ambiente umano e sociale efficacissimo, con la personalità di Delia disegnata con grinta e dolente partecipazione dalla brava Anna Bonaiuto, e con una galleria di figure del passato e del presente altrettanto ben evidenziate. Il dialetto napoletano rende in certi momenti ardua la comprensione del testo, e l'azione, specie nella prima parte, risulta sovente rallentata da una ricerca calligrafica d'autore che non sempre fluisce spontanea. Si tratta, comunque, di un lavoro assai curato sul piano della sceneggiatura, del gioco psicologico tra i personaggi, filtrato e riverberato com'è dai ricordi del passato e dalle acquisizioni del presente che finiscono per completare l'itinerario interiore, teso alfine verso una dolorosa chiarificazione con sé stessa di Delia. Ma anche se il regista, con indubbio senso della misura, non insiste mai sull'evidente scabrosità dei contenuti, questi, dal contesto verbale e delle situazioni presentate, emergono però in tutta la loro squallida realtà presentando una vicenda umana che risulta pastoralmente priva di risvolti positivi.

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