L’ARCO

Valutazione
Accettabile, Problematico, dibattiti**
Tematica
Anziani, Donna, Metafore del nostro tempo
Genere
Metafora
Regia
Kim Ki-duk
Durata
90'
Anno di uscita
2005
Nazionalità
Corea del Sud
Titolo Originale
Hwal
Distribuzione
Mikado Film
Musiche
Kang Eun il
Montaggio
Kim Ki duk

Orig.: Corea del Sud (2005) - Sogg. e scenegg.: Kim Ki duk - Fotogr.(Panoramica/a colori): Jang Seung baek - Mus.: Kang Eun il - Montagg.: Kim Ki duk - Dur.: 90' - Produz.: Kim Ki duk.

Interpreti e ruoli

Jeon Sung-hwan (il vecchio), Han Yeo-reum (la ragazza), Seo Ji-seok (lo studente), Jeon Gook-hwan (il padre dello studente), Shin Taek-gi (pescatore gentile), Kang Eun-gyu . (il proprietario della barca)

Soggetto

Un uomo di età matura porta a vivere con sé su un peschereccio in mare aperto una bambina di sei anni. La cresce e, innamorato di lei, decide che la sposerà al compimento del diciassettesimo anno, ormai vicino. La solitudine dei due é rotta solo dall'arrivo di alcuni appassionati di pesca cui l'uomo, ad orario, affitta il ponte dell'imbarcazione. Contro chiunque si azzarda a fare commenti sulla ragazza, l'uomo scaglia una freccia con l'arco che tiene sempre pronto e che usa anche come strumento musicale. Tra gli ospiti arriva anche uno studente, il quale, conquistato dalla ragazza, cerca in tutte le maniere di portarla via. Ad un certo punto lei sembra accettare, ma poi torna indietro, presa da un senso di compassione per l'uomo che l'ha fatta crescere. Il vecchio ora celebra il matrimonio e, ottenuto il traguardo prefissato, si lascia andare e annega. I due giovani ora sono di nuovo insieme. Il peschereccio affonda.

Valutazione Pastorale

La situazione che vede pochi personaggi in solitudine destinati a scontrarsi con l'esterno, é una delle preferite da Kim Ki-duk, già utilizzata in primo piano ne "L'isola", e in "Primavera, estate, autunno, inverno...e ancora primavera2 e, parzialmente in altre occasioni, quali "Ferro 3". L'unità di luogo e, quasi di tempo, consente di procedere ad una scarnificazione del linguaggio tradizionale e di creare il terreno giusto per far emergere la sovrapposizione tra realismo e simbolo. La bambina abbandonata, l'anziano disposto a sacrificarsi, il rispetto per lei ma anche l'egoismo di escluderla dagli altri, la felicità difesa con armi tanto arcaiche quanto feroci nella loro precisione: tutto racconta di una favola antica, quasi un mondo a parte, dentro il quale il regista con circospezione e timore, più che mai attratto dal binomio amore/morte, dalla vita che nasce e da quella che non vuole farsi da parte. Sulle note struggenti di melodie scavate nel pathos del tempo, il mare delinea uno scenario insieme realistico e onirico. Se diretto è il rinvio ad una civiltà coreana (o orientale) che , al pari del pescgereccio, staormai naufragando, più ampi possono essere altri agganci, sulla difficoltà dei sentimenti, sul rapporto uomo/donna, che rendono il racconto veramente azzeccato e coinvolgente. Dimostrando che il cinema può rinunciare alla parole, quando l'immagine é già tanto complessa, Kim Ki-duk si muove con padronanza, con rispetto, con disincantata emozione affettiva. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come accettabile, problematico e adatto per dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria con attenzione per la presenza dei minori. Da recuperare per il suo stile, per il rapporto metafora/realtà, per l'approccio dei registi coreani ad un linguaggio sospeso tra passato e futuro. Attenzione per i più piccoli è da tenere in vista di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

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