LAUREL CANYON

Valutazione
Inaccettabile, immorale
Tematica
Famiglia - genitori figli
Genere
Commedia
Regia
Lisa Cholodenko
Durata
103'
Anno di uscita
2004
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Laurel Canyon
Distribuzione
Italian International Film
Musiche
Craig Wechen, Mark Linkus
Montaggio
Amy E.Duddlestone

Orig.: Stati Uniti (2002) - Sogg. e scenegg.: Lisa Cholodenko - Fotogr.(Normale/a colori): Wally Pfister - Mus.: Craig Wechen, Mark Linkus - Montagg.: Amy E.Duddlestone - Dur.: 103' - Produz.: Susan A.Stover, Jeffrey Levy Hinte.

Interpreti e ruoli

Frances McDormand (Jane), Kate Beckinsale (Alex), Christian Bale (Sam), Natasha McElhone (Sarah), Alessandro Nivola (Ian)

Soggetto

Sam, neolaureato in neuropsichiatria, e la fidanzata Alex, a sua volta impegnata con la tesi, arrivano a Los Angeles nella casa della mamma di lui, Jane. I due vorrebbero passare un periodo tutto dedicato rispettivamente all'inizio della professione e al completamento degli studi, ma questo programma si rivela ben presto di difficile realizzazione. Jane infatti, che fa la produttrice discografica e ha il laboratorio di incisione a fianco della casa, ospita sempre molte persone, tra le quali Ian, cantante, più giovane di lei di quindici anni e suo attuale compagno. Dopo gli sbandamenti iniziali, approfittando del fatto che Sam ha perso lavoro nell'ospedale locale, Alex comincia a frequentare il gruppo. Di sera, in piscina, Ian la invita ad unirsi a loro due. Alex scambia effusioni con Ian e subito dopo anche con Jane. Nel frattempo in ospedale Sam ha conosciuto la collega Sara. A lei Sam tenta all'inizio di resistere ma poi cede ad un rapporto. Tempo dopo, Sam arriva inatteso alla festa per la fine dell'incisione e in una stanza d'albergo trova insieme Jane, Ian e Alex. Grande sfuriata e minaccia di andare via. Il giorno dopo però Alex chiede scusa a Ian per il suo comportamento. E Sam riceve una telefonata di Sara. Poi si immerge sottacqua.

Valutazione Pastorale

Si tratta di un storia di bassissimo livello che riesce a mettere insieme e a rendere ancora più trita e insopportabile una serie di stereotipi sulla cosiddetta cultura della trasgressione originata in America dalla fine degli anni Sessanta. Ripetizione stanca e avvilente di clichè abusati, la vicenda accumula situazioni del tutto prevedibili sulla base di una acritica tesi di fondo che suona: per essere veri bisogna fare così, e così, e così. Altrimenti si è minorati, non si è vissuto, non si è nessuno. Il reperto diventa insistente e stantio, mai in grado di creare coinvolgimento su qualche tematica, essendo prevalente l'esibizionismo fine a se stesso. Incredibile che in questo pastrocchio siano finiti attori e attrici che si ricordano per titoli di maggiore impegno. Dal punto di vista pastorale il film è da valutare come del tutto inaccettabile, e nell'insieme immorale. UTILIZZAZIONE: é da evitare sia in programmazione ordinaria sia in altre circostanze. Molta attenzione é da tenere per i minori in caso di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

Le altre valutazioni

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