L’AVARO *

Valutazione
Discutibile, Scabrosità
Tematica
Teatro
Genere
Farsesco
Regia
Tonino Cervi
Durata
117'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
L'AVARO
Distribuzione
U.I.P.
Soggetto e Sceneggiatura
Tonino Cervi, Cesare Frugoni, Rodolfo Sonego, Alberto Sordi liberamente ispirato all'omonima commedia di Molière
Musiche
Piero Piccioni
Montaggio
Nino Baragli

Sogg.: liberamente ispirato all'omonima commedia di Molière - Scenegg.: Tonino Cervi, Cesare Frugoni, Rodolfo Sonego, Alberto Sordi - Fotogr.(panoramica/a colori): Armando Nannuzzi - Mus.: Piero Piccioni - Montagg.: Nino Baragli - Dur.: 117' - Produz.: Splendita Film Roma Carthago, Pathe Cinema Parigi, Velarde, Madrid.

Interpreti e ruoli

Alberto Sordi (Arpagone), Laura Antonelli (Frosina), Valerie Allain (Valerio), Franco Angrisano (Elvira), Miguel Bosè (Mastro Sinne), Lucia Bosé, Carlo Croccolo ., Nicola Farron, Franco Interlenghi, Christopher Lee

Soggetto

A Roma, nel '600 il ricchissimo strozzino don Arpagone, che vive con i due figli Cleante ed Elisa, presta soldi perfino al Papa, ed è talmente avaro da affamare i servi e perfino i cavalli della sua carrozza. Egli conserva grandi tesori nella cassaforte che tiene accanto al letto, e fra le sue moltissime proprietà c'è un bordello, diretto dalla furba Frosina. Poichè il potente cardinale Spinosi cerca di costringerlo col ricatto ad ammogliarsi con sua sorella Isabella, che ha già assassinato tre mariti per motivi d'interesse, don Arpagone, per evitare un matrimonio così pericoloso, inventa di esser prossimo a sposare una inesistente fidanzata incinta, e incarica Frosina di scovargli subito una moglie giovane e bella. Ma nessuna delle ragazze, che la mezzana gli propone, gli piace. Intanto Elisa ha un amore segreto col giovane segretario del padre, Valerio, e Cleante ama altrettanto segretamente la bella Mariana che vive con la madre Elvira in grande povertà. Quando le due poverette vengono sfrattate, Cleante cerca invano di aiutarle, tentando di ottenere un prestito a "babbo morto", ma è scoperto dal padre, il quale, vista per caso la ragazza, che non conosceva, la chiede in moglie. Mariana è costetta ad accettare per evitare alla madre ammalata di finire all'ospizio. Si fanno dunque i preparativi delle nozze, che Arpagone vuole siano celebrate in gran fretta, insieme a quelle dei suoi figli, ai quali ha destinato coniugi anziani, ma molto ricchi. Improvvisamente appare Guglielmo d'Avalos, in realtà il padre di Mariana e di Valerio, e il marito di Elvira: il ricco gentiluomo, felice di aver ritrovato moglie e figli, che credeva morti da anni, si offre di pagare tutte le spese dei matrimoni di Mariana con Cleante e di Valerio con Elisa, e Arpagone, poiché le feste non gli costeranno nulla, accetta con entusiasmo. Mentre il cardinale Spinosi viene esiliato per le sue molte colpe, insieme alla sorella assassina, Arpagone, che si era finto derubato dei suoi tesori per timore dell'avidità dell'alto prelato, finirà con l'avere una nuova immensa cassaforte ad orologeria per proteggere le sue ricchezze, e sposerà Frosina, che da tempo desiderava di diventare sua moglie.

Valutazione Pastorale

Della grande commedia di Moliére in questo film resta assai poco, e quel poco è stravolto dalla forzata ambientazione nella Roma del '600 (con conseguente dialetto imperante) e dalla quantità di nuovi personaggi introdotti nella vicenda, e non approfonditi (quasi tutti prelati ambigui o corrotti della corte pontificia), in modo che Arpagone perde la sua tragica e solitaria grandezza per diventare solo una macchietta di uomo avido e avaro, fra altri altrettanti avidi, ma meno furbi di lui. Mentre si deve biasimare il cattivo gusto nel presentare il corrotto cardinale, che entra travestito nel bordello, sono invece da lodare sia l'ambientazione scelta per la storia usando palazzi e ville sontuosi, che i costumi assai belli. Ma la sceneggiatura e la regia del lavoro risultano molto deboli, presentando l'una gravi cedimenti nel racconto, e l'altra una direzione degli attori a dir poco carente. Sordi ripete fino alla sazietà le solite mossettine e i soliti saltellini, senza riuscire mai a dare grinta e profondità al personaggio di Arpagone. Tutti gli altri interpreti o sono inefficaci (perfino Croccolo) o sembrano soltanto manichini.

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