LE FINTE BIONDE

Valutazione
Inconsistente, Volgarità
Tematica
Genere
Farsesco
Regia
Carlo Vanzina
Durata
97'
Anno di uscita
1989
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
LE FINTE BIONDE
Distribuzione
Artisti Associati International
Soggetto e Sceneggiatura
Enrico Vanzina, Carlo Vanzina
Musiche
Antonio e Marcello
Montaggio
Ruggero Mastroianni

Sogg. e Scenegg.: Enrico Vanzina, Carlo Vanzina - Fotogr.: (panoramica/a colori) Beppe Maccari - Mus.: Antonio e Marcello - Montagg.: Ruggero Mastroianni - Dur.: 97' - Produz.: Gruppo Bema, Video 80

Soggetto

alcune donne ossigenate e platinate (quasi tutte con relativi coniugi) della media-borghesia romana, con ascendenze molto probabili tra bancarellari e gentucola varia, arrancanti con arroganza alla ricerca dei non pochi status-symbol offerti dall'odierno progresso, impegnate per coordinare vacanze a Cortina, sulla Costa Smeralda o in Brasile, sono indaffarate con il cambio di casa da un quartiere popoloso ad altro più elitario; con gli inviti a cena con piatti esotici (ed un enorme rimpianto per la pajata); con il culto del "body"; con la frequentazione dei numerosi piano bar ed il presenzialismo a qualsiasi prezzo e per qualsivoglia occasione in cui vi siano i vip. Sempre dopo estenuanti sedute presso il parrucchiere fidato, le finte bionde vanno a cavallo, discutono con architetti e arredatori, sciano e scimmiottano stelle stelline della televisione (quella meno impegnata e più casareccia), in un vortice di banalità e di molti quattrini.

Valutazione Pastorale

forse Carlo Vanzina (co-soggettista insieme al fratello Enrico) voleva mettere su un panphlet al vetriolo. Tentativo mancato in pieno: solo una serie, infatti, di piccoli sketch, di citrullaggini, dove manca l'arte del graffio (cattivella, ma da sempre madre di segni incisivi) e tutto sguazza nella grossolanità più deprimente. Va da sé che gli episodi esemplati e le finte bionde esistono davvero, loro sempre rampanti ed impavide più nel "sembrare" che nell' "essere". Nella solita cornice, qui però più romanesca (vedasi il parlato ingombrante e greve) che autenticamente romana, l'insostenibile leggerezza dell'essere si risolve nella caciarona ed altrettanto insopportabile leggerezza del sembrare. Con tutte le conseguenze immaginabili. Esigui gli spunti (inutile e assolutamente fuori tema, per esempio, quello della coppia di divorziandi), plateali certi gesti, banalissime e vacue le chiacchiere. Dire che le finte bionde sono realisticamente tutte così non significa poi molto: ne è venuto fuori un realismo che curiosamente sa di moneta falsa. Lontanissimo, dunque, dai sapori della vera farsa, impotente a configurare una denuncia socialmente valida anche se su temi satirici, il film si riduce ad un collage fastidioso di fatterelli e di pettegolezzi miserevoli: un piccolo mondo italico dove tutto è "firmato", tranne la cultura e la stessa intelligenza personale.

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