L’ESTATE DI GIACOMO

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Giovani, Metafore del nostro tempo
Genere
Drammatico
Regia
Alessandro Comodin
Durata
78'
Anno di uscita
2012
Nazionalità
Belgio, Francia, Italia
Distribuzione
Tucker Film
Musiche
brani vari
Montaggio
Joao Nicolau, Alessandro Comodin

Orig.: Italia/Belgio/Francia (2011) - Sogg. e scenegg.: Alessandro Comodin - Fotogr.(Panoramica/a colori): Tristan Bordmann, Alessandro Comodin - Mus.: brani vari - Montagg.: Joao Nicolau, Alessandro Comodin - Dur.: 78' - Produz.: Paolo Benzi, Valérianne Boué, Alessandro Comodin, Marie Géhin, Réjane Michél.

Interpreti e ruoli

Giacomo Zulian (Giacomo), Stefania Comodin (Stefi), Barbara Colombo . (Barbara)

Soggetto

Da poco reduce da un'operazione chirurgica che gli ha restituito l'udito, il 19enne Giacomo si dedica ad un giro nella campagna friulana lungo il fiume Tagliamento. Insieme a Stefania, un'amica sedicenne, cammina a lungo nella boscaglia fino a trovare lo sbocco sul fiume. Qui i due ragazzi trascorrono la giornata immersi nel sole e nei giochi d'acqua. A sera vanno in paese e si divertono al luna park tra giostre e balli. L'esplorazione sul Tagliamento prosegue il giorno dopo, fino al momento del ritorno in bicicletta. A seguire, ecco Giacomo in compagnia di Barbara, con cui scambia gesti affettuosi.

Valutazione Pastorale

Nato nel 1982 a San Vito al Tagliamento, Comodin studia tecniche del cinema a Bruxelles, e si fa notare al Festival di Cannes 2009 con "La febbre della caccia", nella Quinzaine des realisateurs. Per questo suo esordio 'ufficiale', premiato con il Pardo d'oro Cineasti del Presente a Locarno 2011, sceglie una vicenda che fonde cronaca e meditazione. Nella prima ci sono Giacomo, che davvero è appena uscito da un'operazione all'udito, Stefania detta Stefi, sua amica e sorella del regista, e Barbara. Nella seconda c'è quella trama sottile, che, mentre continua a fissare la fotografia di un paesaggio di stordente realismo, costruisce una progressiva simbiosi tra il 'vivere' e il 'vedersi vivere', tra il percepire sensazioni e il vedersele sfuggire di mano. A lungo, dentro tempi che sfondano qualunque cronologia, Giacomo e Stefi inventano giochi piccoli e ingenui, fatti di tremore e pudore, fremono nel caldo del giorno, vibrano nelle ombre della notte, cercano di afferrare il filo sottile che lega piacere e ragione. La sfrontatezza della gioventù li aiuta, ma la sensazione del sogno è in agguato. La riva del fiume è una soglia lungo la quale lo sguardo dell'autore si ferma rispettoso di non prevaricare una crescita, un'educazione sentimentale, uno sviluppo che non vanno lasciati troppo a lungo in quell'Eden onirico. Fuori, li aspetta la vita. Comodin è coraggioso, il suo diario pedina una quotidianità intensa e sfrontata, scivola sui piani sequenza di spalle come 'scoperta' di sè e di un mondo mai conosciuto. Il risultato è una provocazione, diretta e coinvolgente, un armonioso spartito che alterna scarti esistenziali 'alti' e momenti di stasi, di ripiegamento introspettivo. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria, e, meglio in occasioni mirate, dove sia possibile avviare riflessioni sulle modalità espressive e formali offerte dal regista.

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