L’ULTIMA TEMPESTA ***

Valutazione
Complesso, Discutibile, Dibattiti
Tematica
Genere
Mitico
Regia
Peter Greenaway
Durata
123'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Gran Bretagna
Titolo Originale
PROSPERO'S BOOK
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Peter Greenaway libero adattamento del lavoro teatrale "La tempesta" di William Shakespeare
Musiche
Michael Nyman
Montaggio
Marina Bodbijl

Sogg.: libero adattamento del lavoro teatrale "La tempesta" di William Shakespeare - Scenegg.: Peter Greenaway - Fotogr.: (panoramica/a colori) Sacha Viemy - Mus.: Michael Nyman - Montagg.: Marina Bodbijl - Dur.: 123' - Produz.: Kees Kasander

Interpreti e ruoli

John Gielgud (Prospero), Michael Clark (Calibano), Michel Blanc (Alonso), Erland Josephson (Gonzalo), Isabelle Pasco (Miranda), Tom Bell (Antonio), Kenneth Granham (Sebastiano), Mark Rylance, Gerard Thoolen, Pierre Borma, Jid Van Der Woude, Michiel Romeyn

Soggetto

spodestato dal malvagio fratello Antonio, il Duca di Milano, l'anziano Prospero, ha trovato rifugio su di un'isola ove si dedica alle arti magiche. Sono con lui la figlia Miranda, e Calibano, tenebrosa e laida creatura, figlia bastarda della strega Sicorax. Servendosi dei suoi poteri, che apprende dallo studio di 24 libri ove tutto lo scibile umano è contenuto, Prospero suscita una tempesta che fa naufragare la nave con a bordo il Re di Napoli, Alonso, il figlio di lui Ferdinando e l'usurpatore Antonio. Smarritosi sull'isola Ferdinando incontra Miranda e se ne innamora, ma Prospero, per provarlo, lo rende schiavo obbligandolo ad umili servigi. Intanto Ariel, spirito dell'aria liberato a suo tempo da Prospero da un incantesimo di Sicorax, sventa un attentato alla vita di Alonso, e getta Re e seguito in uno stato confusionale ed angoscioso. Frattanto due marinai incontrano Calibano che promette ad uno di loro, Trinculo, il regno di Prospero e Miranda se lo aiuterà ad uccidere l'incantatore. Infine Prospero libera Ferdinando concedendogli la figlia, perdona al Re restituendogli il figlio, e perdona al fratello imponendogli la restituzione del Ducato. Quanto ad Ariel, egli si è ben guadagnata la libertà, mentre Calibano ed i suoi complici, sconfitti, dovranno rimanere confinati nell'isola come schiavi.

Valutazione Pastorale

"I libri di Prospero" è il titolo originale di questa rivisitazione della Tempesta di Shakespeare fatta dal regista inglese Peter Greenaway. Ed infatti libresca, dotta, troppo sovente ridondante appare la sua rilettura del capolavoro elisabettiano. Le scuole umanistico-neoplatoniche rinascimentali e il pensiero di Sir Francis Bacon erano ben noti a Shakespeare: "Noi siamo della natura di cui sono fatti i sogni, afferma per bocca di Prospero, e le nostre piccole vite sono circondate da un grande sonno". Anche Greenaway sottoscrive questa tesi, ma vuole portare l'originale unità di spazio e di tempo della commedia ad un sinottico scorrere di tre campi sovrapposti: quello del racconto principale a tutto schermo, quello del dettaglio che risalta in esso come riquadro interno e quello del suono, dalla voce di Prospero e degli altri protagonisti che ora parlano in scena ora fuori campo, a quella di Miranda che parla con voce androgina, come alludesse allo stato di ermafroditica, primigenia purezza caro alla tradizione ermetica, fino alle arie, molto suggestive, che Ariel canta con tre diversi aspetti. Il regista, come uno chef raffinatissimo, ma troppo generoso nelle porzioni, sciorina, condensandoli, interi trattati sulle principali scienze ed arti liberali, sulla teoria neoplatonica del "risveglio" attraverso l'Eros purificatore dell'anima addormentata, sull'idea umanistica, poi mutuata dalla massoneria, del potere benefico del Mago Bianco, l'Adepto che conosce a fondo e quindi sa governare le forze occulte della Natura, ma le cui azioni, viste da chi ancora è naufrago tra i flutti minacciosi delle proprie incontrollate passioni, potranno apparire bizzarre, tiranniche o prive di senso. L'esaltazione dell'uomo come artefice del proprio destino attraverso il potere rigeneratore dell'Eros e di quello altrui tramite il potere pacificatore del perdono, nonché la necessità di domare definitivamente il Calibano che trama costantemente, nel fondo della nostra coscienza, il sovvertimento dei Valori, costituiscono in sintesi le chiavi di lettura essenziali del film. La non avvertibilità di un Principio che sovraintenda al gioco a scacchi tra il Mago e le sue Pedine, oltre a diversi eccessi "calligrafici", rende tuttavia discutibile sotto il profilo pastorale un lavoro che dal punto di vista formale costituisce certo un altissimo esito dell'arte cinematografica.

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