L’uomo fedele

Valutazione
Complesso, Dibattiti, Problematico
Tematica
Matrimonio - coppia
Genere
Drammatico
Regia
Louis Garrel
Durata
75'
Anno di uscita
2019
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
L'Homme Fidèle
Distribuzione
Europictures
Soggetto e Sceneggiatura
Jean-Claude Carrière, Louis Garrel
Fotografia
Irina Lubtchansky
Montaggio
Joëlle Hache

Interpreti e ruoli

Laetitia Casta (Marianne), Lily Rose Depp (Eve), Joseph Engel (Joseph), Louis Garrel (Abel)

Soggetto

Marianne e Abel si amano e convivono. Un giorno Marianne rivela di aspettare un figlio da Paul, il miglior amico di Abel. Il quale pertanto deve andarsene in fretta da casa. Passano otto anni e i due si rivedono al funerale di Paul. C’è anche Joseph, il figlio nato da Marianne e Paul…

Valutazione Pastorale

Il Louis Garrel attore, nato nel 1983, ha lavorato finora in una trentina di film, soprattutto francesi. Essendo figlio di Philippe Garrel, regista dalla messa in scena bella e inquieta, è poi a sua volta passato alla regia, ed ha esordito nel 2015 con Due amici. Se c’erano in questo film agganci con il mondo cinematografico nel quale il giovane Louis è finora vissuto, questi richiami si sono certo fatti più espliciti con l’opera seconda, che dichiara fin dall’inizio legami tanto evidenti quanto affascinanti. La prima sequenza dell’addio tra Abel e Marianne è sintomatica: alla notizia di una gravidanza di lei con il suo migliore amico, la reazione è composta e pacata, quasi silenziosa. Stacco, passano otto anni e i due si incontrano di nuovo al funerale di Paul. E qui riprende la loro storia, come se fosse terminata poco prima. La voce fuori campo tiene vivi i momenti di raccordo. E in ogni passaggio avverti l’eco di una qualche sfumatura non detta, di un’eco faticosa e distorta. Quando entra in ballo anche Eve, lo scenario si completa nel suo groviglio sentimentale. Eve vuole conquistare Abel e, se Marianne si oppone, lei è disposta a dichiarare guerra. Che lo spettatore dovrà immaginare che scoppi, ma senza sentire spari, urla, allarmi: solo gesti sottotraccia e pacati. I riferimenti a Truffaut e Rohmer (alla Nouvelle Vague mediata dal prediletto Hitchcock) sono striscianti, sottili, non invadenti ma precisi. E Garrel, conferma di possedere uno sguardo gentile e delicato, che accetta gli scherzi dell’amore anche riconoscendone i misteri. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come complesso, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in altre circostanze come proposta per appassionati del cinema francese della Nouvelle Vague, per studiare il passaggio generazionale di padre in figlio (superando il famoso proposito dei maestri anni ’50 secondo i quali bisognava ‘uccidere i padri’).

Le altre valutazioni

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