Mank

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Alcolismo, Amicizia, Arte, Cinema nel cinema, Famiglia, Media, Politica-Società, Potere, Storia
Genere
Biografico - Drammatico
Regia
David Fincher
Durata
131'
Anno di uscita
2020
Nazionalità
Usa
Titolo Originale
Id.
Distribuzione
Netflix
Soggetto e Sceneggiatura
Jack Fincher
Fotografia
Erik Messerschmidt
Musiche
Trent Reznor, Atticus Ross
Montaggio
Kirk Baxter
Produzione
Ceán Chaffin, Eric Roth, David Fincher, Douglas Urbanski. Casa di produzione Netflix

Il film è in distribuzione sulla piattaforma Netflix

Interpreti e ruoli

Gary Oldman (Herman J. Mankiewicz), Amanda Seyfried . (Marion Davies), Lily Collins (Rita Alexander, la segretaria di Mankiewicz), Charles Dance (William Randolph Hearst), Arliss Howard (Louis B. Mayer), Tom Pelphrey (Joseph L. Mankiewicz), Tom Burke (Orson Welles), Ferdinand Kingsley (Irving Thalberg), Tuppence Middleton (Sara Mankiewicz), Jamie McShane (Shelly Metcalf), Toby Leonard Moore (David O. Selznick)

Soggetto

America 1940. Herman J. Mankiewicz è uno degli sceneggiatori più richiesti a Hollywood, tra gli Studios MGM, Paramount e RKO. In piena convalescenza è chiamato a completare il copione in poche settimane del primo film del giovane talento Orson Welles. La stesura di quello che si rivelerà uno dei film più importanti e significativi della storia del cinema – “Quarto potere” (“Citizen Kane”), girato nel 1941 e vincitore dell’Oscar per la miglior sceneggiatura, forte di nove candidature – è intervallata da blocchi creativi, flashback e smarrimenti nella bottiglia...

Valutazione Pastorale

È uno dei film più attesi della stagione 2020-2021, e a ben vedere un’opera che conferma in pieno le aspettative. Parliamo di “Mank” diretto dal geniale David Fincher – tra i suoi successi “Seven” (1995), “Panic Room” (2002) e “The Social Network” (2010) –, che porta sullo schermo una sceneggiatura scritta dal padre Jack Fincher, il racconto della genesi di uno dei film più importanti di Hollywood, “Quarto potere” (“Citizen Kane”, 1941) di Orson Welles, opera nata dalla penna di Herman J. Mankiewicz. Accostarsi al mito di “Quarto potere” non è di certo impresa facile, un’opera che costituisce di fatto un saggio sociologico sul rapporto uomo-potere, media-politica, ma anche un manuale di storia del linguaggio cinematografico. Sfogliando il testo “Manuale del film” di Rondolino-Tomasi, il film di Welles viene citato diffusamente, per spiegare ad esempio il rapporto ambiente-figura (il comizio elettorale di Kane) oppure il montaggio ellittico (il rapporto di Kane con la prima moglie). Fincher si getta dunque nell’operazione “ricordo” in maniera quasi “dissacrante”, ovvero ribaltando la prospettiva del racconto da Orson Welles a Herman Mankiewicz. “Mank” è infatti una ricostruzione, con uso suggestivo ed elegante del bianco e nero, di come è nato quel film, commissionato a uno degli sceneggiatori più richiesti e tra i più difficili del tempo, Herman Mankiewicz, detto appunto Mank. Un copione nato durante la convalescenza di Mank a seguito di un incidente, sotto le pressioni del giovane prodigio radiofonico Orson Welles desideroso di debuttare al cinema. A influenzare il genio creativo dello sceneggiatore, spesso sotto effetto di alcolici, è anche il mondo circostante di Hollywood, la lotta dentro e fuori gli Studios a cominciare dall’imponente MGM, guidata dal temibile Louis B. Mayer; e ancora sempre sfondo, ma mai marginale, la controversa figura del magnate dell’editoria con velleità politiche William Randolph Hearst. Fincher racconta quindi in “Mank” la Hollywood di ieri, tra produzioni, eccessi e strascichi della Grande depressione, insieme alla conflittualità tra due Autori con la maiuscola, ossia Welles e Mankiewicz. Il film è intenso, serrato, dai dialoghi densi e raffinati – e non sempre facili da seguire nei vari giochi di rimandi e citazioni –, sostenuto da una regia assolutamente presente e vigorosa. A suggellare il tutto è la bravura recitativa di Gary Oldman (già Oscar nel 2018 per il ruolo di Winston Churchill in “Darkest Hour”), che domina la scena e fa scomparire tutti gli altri (ottimi) interpreti: Oldman sagoma il personaggio di Mankiewicz con una gestualità meticolosa e un trasporto sorprendente. Da applauso! Nell’insieme, dal punto di vista pastorale il film “Mank” è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni di dibattito sulla storia del cinema americano, e più in generale sul rapporto uomo-potere, politica-media. Per i minori la visione è consigliata insieme a un genitore o educatore.

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