MARIO IL MAGO

Valutazione
Accettabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Lavoro, Libertà, Rapporto tra culture, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Tamas Almasi
Durata
91'
Anno di uscita
2008
Nazionalità
Italia, Ungheria
Titolo Originale
Mario, a varazslo
Distribuzione
L'Altro Film
Soggetto e Sceneggiatura
Tamas Almasi tratto dal racconto omonimo di Margit Halasz
Musiche
Des Laszlo
Montaggio
Laszlo Hargittai

Orig.: Ungheria/Italia (2008) - Sogg.: tratto dal racconto omonimo di Margit Halasz - Scenegg.: Tamas Almasi - Fotogr.(Panoramica/a colori): Gyorgy Beck - Mus.: Des Laszlo - Montagg.: Laszlo Hargittai - Dur.: 91' - Produz.: Cinema Film, No Limit International srl.

Interpreti e ruoli

Julia Nyako (Vera), Franco Nero (Mario), Vittorio Marsiglia (Gerardo), Attila Egyed (Gyula), Antonio Grosso (Angelo), Anna Fehér (Magdi), Agi Szirtes (Izaura), Jozsef Gyabronka (avvocato), Vilmos Vajdai (Tamagocsi), Tibor Gaspar (Anti), Zoltan Mucsi . (Lali)

Soggetto

In un piccolo villaggio ungherese, all'indomani della caduta del muro di Berlino, arriva un imprenditore italiano, Mario: recluta manodopera locale per aprire un laboratorio di scarpe. Vengono assunte tutte donne, e una di queste, Vera, donna matura, ben presto si differenzia dalle altre per iniziativa e capacità organizzativa. Quando Mario le affida il ruolo di capo operaia, Vera si innamora perdutamente di lui. Da quel momento cambia tutto, vestiti, pettinatura, atteggiamenti e il marito stenta a riconoscerla. Convinta che anche Mario le voglia bene e abbia deciso di portarla con se in Italia, Vera si tiene pronta e, una mattina, sale sulla macchina di lui con la valigia. Mario però la scarica subito e parte. Vera afferra un coltello e lo pugnala. Il laboratorio chiude. Vera finisce in prigione.

Valutazione Pastorale

Visto dall'interno (Almasi è nato nel paese magiaro nel 1948), questo ritratto di un Ungheria 'minore' in un periodo cruciale recente risulta felice e molto vitale. Il regista coglie con acutezza il susseguirsi dei cambiamenti di umore della protagonista, andando al fondo di emozioni, sussulti, felicità e delusioni secondo uno spartito reso con vigore da Nyako Julia. Belle le atmosfere, giuste le sottolineature di una popolazione che, pur tenuta per decenni sotto il regime comunista, chiede dignità di indipendenza e di essere artefice del proprio destino. Un prodotto di encomiabile equilibrio (solo un po' stereotipati i personaggi di contorno nel bar) che, dal punto di vista pastorale, é da valutare come accettabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, e da proporre per avviare riflessioni sui molti argomenti che propone (il dopo muro di Berlino nell'est Europa, il lavoro, la donna...).

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