MI CHIAMO MAYA

Valutazione
Consigliabile, Problematico, dibattiti
Tematica
Adolescenza, Educazione
Genere
Drammatico
Regia
Tommaso Agnese
Durata
86'
Anno di uscita
2015
Nazionalità
Francia, Italia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
Red Post Production
Musiche
Giorgio Giampà
Montaggio
Marco Careri

Orig.: Italia/Francia (2015) - Sogg. e scenegg.: Tommaso Agnese, Massimo Bavastro - Fotogr.(Scope/a colori): Davide Manca - Mus.: Giorgio Giampà - Montagg.: Marco Careri - Dur.: 86' - Produz.: Silvia Innocenzi, Giovanni Saulini per Magda Film con RAI Cinema in coproduzione con EMC Productions Francia.

Interpreti e ruoli

Matilda Lutz (Niki), Valeria Solarino (Cecilia Fornari), Carlotta Natoli (Lena), Melissa Monti (Alice), Giovanni Anzaldo (Marc Bresson), Laura Adriani, Laura Gigante, Giada Arena, Roberto Gudese, Luigi Di Fiore, Gianni Franco, Luisa Maneri

Soggetto

In un tragico scontro con un TIR, muore Lena. Niki, 16 anni, e Alice, 8, figlie sue ma di padri diversi, restano sole e affrontano un futuro incerto. In particolare Niki non accetta la casa famiglia cui viene affidata, sceglie di fuggire e porta con se la sorellina. Niki comincia a vivere alla giornata, ospitata da amiche occasionali e da persone appena conosciute, punk. artisti di strada, cubiste. Se lei è decisa a restare da sola e a rischiare ogni giorno, Alice è troppo piccola e arriva il momento in cui avverte la necessità di chiamare Cecilia, la responsabile dell'affido. Niki tuttavia non vuole cedere e va verso un futuro di incertezze.

Valutazione Pastorale

Per l'opera d'esordio, Tommaso Agnese prende spunto dalla cronaca. Racconta la storia della fuga di due sorelle, partendo da un dato sociologico: più del 30% dei giovani sotto i venti anni è scappato di casa almeno una volta nella vita. Tra i motivi di questo fenomeno c'è l'incomunicabilità tra genitori e figli, tra adulti e ragazzi. Qui, a dire il vero, le due sorelle non hanno genitori né adulti di famiglia con cui confrontarsi. E la felicità che regnava tra le figlie e la madre prima dell'incidente non viene spiegata, né torna nel racconto. Si resta con Niki e con la sua rabbia contro il mondo, con la sua voglia di fuga e di ribellione, poco supportata però da contesti, luoghi, ambienti. Discoteche, conoscenze occasionali, rifugi improvvisati: materia certo realistica ma in buona parte forse prevedibile. Agnese cerca di entrare nella vicenda con uno sguardo freddo, da documentarista quale è stato all'inizio di carriera. Prova ma resta un po'incagliato nelle fretta di evitare lungaggini narrative, nella ricerca di un eccessivo accumulo di problematiche sociali e di sottrazione di spiegazioni. Il risultato è un approccio generoso ma fragile, a metà tra indagine e denuncia appena accennata. Niki resta troppo sola e l'assenza di una dialettica convincente ne indebolisce la personalità. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni come avvio ad una riflessione sulle tematiche del rapporto genitori/figli. Anche in situazioni educational.

Le altre valutazioni

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