Nomadland

Valutazione
Problematico, Raccomandabile, Adatto per dibattiti
Tematica
Amicizia, Anziani, Cronaca, Donna, Emarginazione, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Lavoro, Malattia, Metafore del nostro tempo, Politica-Società, Povertà, Solidarietà, Solidarietà-Amore
Genere
Drammatico
Regia
Chloé Zhao
Durata
108'
Anno di uscita
2021
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Id.
Soggetto e Sceneggiatura
Dal romanzo di Jessica Bruder, la sceneggiatura è firmata da Chloé Zhao
Fotografia
Joshua James Richards
Musiche
Ludovico Einaudi
Montaggio
Chloé Zhao
Produzione
Frances McDormand, Peter Spears, Mollye Asher, Dan Janvey, Chloé Zhao. Casa di produzione: Highwayman Films, Hear/Say Productions, Cor Cordium Productions

Leone d'oro alla 77a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2020), Menzione speciale premio cattolico internazionale SIGNIS, "Nomadland ha ottenuto il Golden Globe 2021 per il miglior film drammatico e regia di Chloé Zhao

Interpreti e ruoli

Frances McDormand (Fern), David Strathairn (Dave), Linda May (se stessa), Charlene Swankie (se stessa), Bob Wells (se stesso)

Soggetto

Fern è una sessantenne vedova che ha perso casa e lavoro dopo la crisi finanziaria del nuovo millennio; non si rassegna alla disperazione, carica tutto quello che le resta su un furgoncino e si mette in viaggio lungo le strade americane. La donna trova dei lavoretti stagionali e in ogni area di sosta dove parcheggia la sua casa mobile costruisce un vero e proprio tessuto di comunità. Fern e gli altri come lei si aiutano, si assistono, si scambiano favori, dimostrando di essere prossimi. Appunto, una comunità…

Valutazione Pastorale

Alla 77a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia ha stregato tutti, giurati e giornalisti, sin dai primissimi minuti di proiezione, al punto da posizionarsi come uno dei super favoriti al Leone d’oro. E alla fine quel Leone d’oro lo ha vinto. Parliamo di “Nomadland” della regista Chloé Zhao, cinese di origini ma di casa a Hollywood, che ha composto un potente racconto sugli ultimi, i dimenticati, senza pietismi o sguardi disperanti. Prende le mosse dal romanzo omonimo di Jessica Bruder, ma si carica anche delle riflessioni della stessa regista Chloé Zhao il film “Nomadland”. L’autrice, nata a Pechino nel 1982 e formatasi in Inghilterra, si accosta all’ambiente statunitense raccontandone le periferie e la vita negli spazi aperti, costruendo un potente film on the road dalle sfumature del viaggio esistenziale. Protagonista è Fern, una sessantenne vedova che ha perso casa e lavoro dopo la crisi finanziaria del nuovo millennio; Fern non si rassegna e con un furgoncino adibito a casa si sposta lungo la provincia americana in cerca di lavoro, di un nuovo domani. Accanto a lei un popolo di erranti sui camper che si mette in gioco con i lavori più disparati, dalla grande catena di Amazon alle pulizie nelle piazzole di sosta per campeggiatori. Stupisce, e non poco, lo stile poetico e vigoroso che adotta Chloé Zhao, che al suo terzo film dimostra una grande maturità, muovendosi lungo lo stesso binario narrativo dei grandi cantori sociali come Ken Loach, i fratelli Dardenne o Clint Eastwood. L’autrice è capace di cogliere tutta la complessità della periferia americana, tratteggiandone spazi, natura e umanità. Nello specifico, il suo registro è profondamente realistico e asciutto, ma mai disturbante; attraverso il personaggio di Fern ci mostra infatti una comunità di lavoratori, piegati da non poche fatiche e da una povertà che morde il fianco, che non si abbandona però alla disperazione e si sostiene in maniera solidale. “Nomadland” fotografa bene chi vive ai margini, gli scartati della società odierna, ma lo fa con gentilezza e grande rispetto, marcando la dignità con cui queste persone – e il film poggia anche su “attori” presi dalla strada – vivono la propria esistenza e si battono tenacemente per un possibile domani. Merita una menzione speciale il lavoro interpretativo di Frances McDormand, che occupa la scena per tutto il film, denudandosi di orpelli e mostrando tutto di sé con grande intensità ed espressività. Il suo volto diviene uno specchio che riflette stati d’animo personali ma anche la qualità delle relazioni strette nei viaggi on the road, tutte segnate da empatia e bisogno di prossimità. La McDormand è davvero sorprendente nel puntellare il graduale percorso che compie Fern, che lungo il cammino abbandona zavorre esistenziali e ritrova slancio per rimettersi in gioco. La giuria internazionale del premio cattolico Signis a Venezia 77 ha voluto assegnare una menzione speciale al film “Nomadland” con la seguente motivazione: il film “ci racconta dei tanti adulti e anziani, segnati da lavoro precario e occasionale, che percorrono il territorio statunitense con i loro camper in cerca di nuova occupazione. Un’umanità che richiama i vecchi pionieri americani, che non dice mai addio ma semplicemente ‘ci rivediamo lungo la strada’. Attraverso il personaggio di Fern, meravigliosamente interpretato da Frances McDormand, riusciamo a cogliere la dignità e la solidarietà che si respira tra questi nomadi della società post-industriale. Questo road movie di Chloé Zhao, dalla fotografia così suggestiva, si rivela un potente inno alla vita”. “Nomadland” è un film potente, bellissimo, segnato da diffusa poesia, che dal punto di vista pastorale è da valutare come raccomandabile, problematico e adatto per dibattiti per una riflessione sul tempo che viviamo e i suoi cambiamenti sociali.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni di dibattito per una riflessione sul tempo che viviamo e i suoi cambiamenti sociali, mettendo a tema la condizione degli ultimi, di chi fatica a trovare o mantenere un lavoro. Il film racconta bene la condizione della donna e in generale la persona in età adulta-anziana.

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