NON BUSSARE ALLA MIA PORTA

Valutazione
Accettabile, Problematico, dibattiti**
Tematica
Cinema nel cinema, Famiglia - genitori figli, Musica
Genere
Drammatico
Regia
Wim Wenders
Durata
122'
Anno di uscita
2005
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Don't Come Knockin'
Distribuzione
Mikado Film
Musiche
T Bone Burnett
Montaggio
Peter Przygodda, Oli Weiss

Orig.: Stati Uniti (2005) - Sogg.e scenegg.: Sam Shepard, Wim Wenders - Fotogr.(Scope/a colori): Franz Lustig - Mus.: T Bone Burnett - Montagg.: Peter Przygodda, Oli Weiss - Dur.: 122' - Produz.: Peter Schwartzkopff, Riverse Angle.

Interpreti e ruoli

Sam Shepard (Howard), Jessica Lange (Doreen), Tim Roth (Sutter), Gabriel Mann (Earl), Sarah Polley (Sky), Fairuza Balk (Amber), Eva Marie Saint (mamma di Howard), George Kennedy (regista), Tim Matheson (produttore), Tom M. Farrell . (Cliff Ormsby)

Soggetto

Howard Spence, in passato attore di fama nei film western, scappa dal set dove sta lavorando ormai senza passione. Saputo che Doreen, una donna da lui amata in passato, ha avuto da lui un figlio di cui non ha mai fatto parola, Howard arriva nella cittadina di Butte, dove lei lavora come cameriera in un locale. Qui Howard si ferma, deciso a ricostruire un rapporto costruttivo con lei e poi a presentarsi e a farsi accettare dal figlio. La situazione é complicata dall'apparire in scena di Sky, una ragazza forse anche lei nata da una lontana relazione, e di Sutter, un detective incaricato dalla produzione di prendere Howard e riportarlo sul set. Enormi difficoltà si frappongono alle intenzioni di Howard. Il quale alla fine deve cedere alle insistenze di Sutter che lo ammanetta e lo riporta a finire il proprio lavoro di attore.

Valutazione Pastorale

Dice Wim Wenders: " 'Non bussare alla mia porta' é un film sulle relazioni familiari, sul rimpianto e le occasioni perdute...Durante le riprese ho pensato spesso a mio padre. Lui é un conservatore, io ho fatto il Sessantotto, non ci siamo parlati per anni. Quando ci siamo riavvicinati ho scoperto che non avrei mai voluto un padre diverso...". Queste intenzioni le ritroviamo tutte, realizzate dal regista tedesco con la consueta maestria narrativa e con commozione e partecipazione. Howard é, con evidenza, il prototipo di un'America marginale e periferica che ha perso la capacità di distinguere tra verità e finzione. Affidato alla dimensione del cinema nel cinema, il sogno americano si infrange contro la barriera di regole commerciali che non prevedono vie di fuga. Howard rientra nei ranghi, ma intanto il muro del silenzio è stato almeno scalfito, padre e figlio litigano ma si conoscono, si lasciano ma hanno ciascuno una nuova identità. Sbilanciato in alcuni passaggi da un dialogo un po' stereotipato e da qualche lungaggine, il racconto resta però vivo e palpitante, omaggio di Wenders ad un'America contraddittoria ma stimolante rivissuta nei fotogrammi crepuscolari che rimandandano alla lirica e bruciante pittura di Edward Hopper. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come accettabile, senz'altro problematicoe adatto a dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria e da proporre nell'ambito di molte tematiche, quali cinema nel cinema, pittura e cinema, registi europei e America, rapporto padre/figlio.

Le altre valutazioni

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