OCCHIO ALLA PERESTROJKA

Valutazione
Inaccettabile, Scurrile
Tematica
Famiglia, Il comico
Genere
Farsesco
Regia
Castellano, Pipolo
Durata
98'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
OCCHIO ALLA PERESTROJKA
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Jerry Calà, Castellano, Pipolo Jerry Calà, Stefano Sudriè
Musiche
Bruno Zambrini
Montaggio
Antonio Siciliano

Sogg.: Jerry Calà, Stefano Sudriè - Scenegg.: Jerry Calà, Castellano, Pipolo - Fotogr.(normale/a colori): Emilio Loffredo - Mus.: Bruno Zambrini - Montagg.: Antonio Siciliano - Dur.: 98' - Produz.: Penta Film, Albon Group.

Interpreti e ruoli

Ezio Greggio (Marco), Jerry Calà (Fulvio), Rodolfo Laganà (Filippo), Marina Giulia Cavalli (Francesca), Marina Kalinina (Dort. Moschin), Jeanett Vredeveld (Angela), Guido Micheli, Pippo Santonastaso, Mattia Sbragia, Corinne Clery

Soggetto

Inviati in Bulgaria per ottenere una commessa di macchinari agricoli, tre dipendenti della ditta Moschin di Crema hanno stretto affettuosi rapporti con altrettante ragazze di Sofia: Fulvio, che in Italia ha Angela come moglie e due bambini, si è innamorato di Olga; Marco della biondissima Monica; Filippo di Tatiana. Dopo grandi promesse di matrimonio i tre tornano a Crema. Successivamente caduto il muro di Berlino e spirando all'Est venti nuovi, ecco che Olga e Tatiana piombano a Crema insieme al fratello di Monica, un gigantesco culturista che viene a rammentare all'innamorato italico i propri impegni. Olga poi si porta dietro Juri, un pupetto di cui dice essere Fulvio il padre e anche lei, come la flessuosa Tatiana, non parla che di nozze. Problemi gravi si pongono dunque soprattutto per Fulvio, costretto a destreggiarsi fra due famiglie, nonchè per Marco, che è fidanzato con Francesca Moschin, la graziosa figlia del proprietario della ditta. Da qui una serie di equivoci, sotterfugi, espedienti e acrobazie, con le bulgare che sono diventate anche esigenti: Olga si mette a servizio in casa di Fulvio e qui trova per sè e per il piccolo Juri l'affetto e la simpatia di Angela; Tatiana fa carriera presso l'industriale Moschin, mentre il fratello di Monica torna in Patria, portandosi dietro come moglie Francesca Moschin sedotta dai suoi enormi muscoli.

Valutazione Pastorale

Nulla di ilare in questa sequela di melensaggini: è il trionfo del banale, dell'insulso e della scurrilità. Non una trovata amena, non una battuta che non sia goliardica o stantia (e sì che registi e sceneggiatori hanno nomi ben noti). Una fiacchezza generale, con situazioni sciocche e la palese mancanza di spunti veramente comici. Il film si rivela ancor più balordo e deprimente per la recitazione di taluno fra gli interpreti. Non si era mai visto Jerry Calà esibirsi così nel giocò delle pupille rovesciate, in gargarismi verbali, mossette furbastre e strilli vari, il tutto con modi così affannosi e goffi e con esiti tanto penosi.

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