OGNI MALEDETTA DOMENICA

Valutazione
Accettabile-riserve, crudezze
Tematica
Mass-media, Politica-Società, Sport
Genere
Drammatico
Regia
Oliver Stone
Durata
150'
Anno di uscita
2000
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Any given sunday
Distribuzione
Warner Bros Italia
Soggetto e Sceneggiatura
John Logan, Oliver Stone
Musiche
brani di autori vari
Montaggio
Tom Nordberg

Orig.: Stati Uniti (1999) - tratto da una storia di Daniel Pyne e John Logan - Scenegg.: John Logan, Oliver Stone - Fotogr.(Scope/a colori): Salvatore Totino - Mus.: brani di autori vari - Montagg.: Tom Nordberg - Dur.: 150' - Produz.: Lauren Shuler Donner, Clayton Townsend, Dan Halsted.

Interpreti e ruoli

Al Pacino (Tony D'Amato), Cameron Diaz (Christina Pagniacci), Dennis Quaid (Jack 'Cap' Rooney), Jamie Foxx (Willie Beamen), Charlton Heston (il commissario della Lega football), Ann-Margret (Margaret Pagnacci), James Woods (dr. Harvey Mandrake), Matthew Modine (dr. Allie Powers), Aaron Eckhart (Nick Crozier), Jim Brown (Montezuma Monroe), LL Cool J. ('J Man' Julian Washington), Elizabeth Berkley (Mandy)

Soggetto

Da tanti anni Tony D'Amato é l'allenatore della squadra di football dei Miami Sharks. La stagione in corso però, dopo quattro sconfitte consecutive, si sta mettendo male. In più al vecchio proprietario, da poco deceduto e sostenitore della sacralità del gioco, è succeduta la figlia Christina, che ha subito adottato una linea di condotta del tutto diversa: al bando i sentimentalismi, le quote di profitto devono salire e se la squadra va male siamo in presenza di un investimento sbagliato da cambiare al più presto. L'uomo simbolo dei giocatori é il quaterback Cap Rooney, che ha 39 anni, vorrebbe mantenere ancora viva la propria leggenda, ma un infortunio lo costringe alla sosta forzata. Scende allora in campo Willie Beamen, giovane e ambizioso, che con alcune belle prestazioni si impone all'attenzione generale. Dopo altre partire dall'esito alterno (l'ultima perduta sotto un diluvio), si arriva ai play-off. Duri colloqui a due si succedono prima tra Tony e Cube, che non vorrebbe rientrare, poi tra Tony e Christina. Tra grandi contrasti e incertezze, la squadra va in campo per la sfida con Dallas. In un palpitante succedersi di azioni, il successo per i Miami Sharks arriva all'ultimo secondo. A questo punto Tony ha esaurito il proprio compito. Alla conferenza stampa di addio, dice che non si ritirerà, perché ha ricevuto un offerta per fare l'allenatore-capo ad Albuquerque nel New Messico. Aggiunge poi che porterà con sè Willie Beamen. Christina e gli altri lo guardano con cattiveria e voglia di nuove sfide.

Valutazione Pastorale

Come si ricorderà, Oliver Stone é il regista di titoli quali "Platoon", "JFK", "Assassini nati", "U-Turn Inversione di marcia". La violenza é il filo conduttore che li accomuna; la violenza e le tante circostanze in cui la vita americana ne é permeata e lascia profonde ferite sociali e civili. Ne deriva che ogni film di Stone é una sfida ai modi di rappresentazione di questa violenza. In questa occasione la sua attenzione si concentra sul football americano. "Il football -spiega Stone- é uno scontro in forma ritualizzata, la versione americanizzata dei giochi circensi dell'Impero Romano. In campo é concesso essere brutali e credo che ciò faccia parte del fascino di questo sport. Mi interessava far emergere in primo piano le tematiche della tradizione, del cambiamento e del conflitto tra il singolo e l'identità del gruppo". Era giusta riportarla questa dichiarazione di Stone, perché é esatta e rappresenta un opportuno commento. Lo stadio e l'avvenimento 'partita' (con tutte le sue componenti davanti e dietro le quinte) diventano un palcoscenico su cui va in scena ogni volta una sfida: verso se stessi, verso gli altri, verso la vita. Con le reti televisive che tutto condizionano e determinano, con lo sport che è agonismo ma anche affari, é sacrificio ma anche ricchezza, é insomma bene e insieme male. Adottando il cinemascope in uno stile lirico-visionario da apocalisse, Stone non offre soluzioni e arriva ad una finale sospeso sull'amarezza. Ma stavolta (a differenza di precedenti occasioni) sembra di poter dire che la denuncia c'é, la violenza é mostrata con toni aspri e per niente compiaciuti, non ci sono eccessi fini a se stessi, la voglia di uno sport pulito sgomita faticosamente ma è presente nel fango del cinismo e del profitto. Insomma il film c'è, pronto con coerenza a scrivere una morale e a dichiararla falsa, a guardare con sincerità un mondo che forse potrà essere migliore. Dal punto di vista pastorale, il tono di sofferta confessione di una situazione e l'occhio critico con cui viene osservata rendono il film positivo, accettabile quindi, certo con riserve per le non poche crudezze visive presenti. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, con attenzione per la presenza dei minori. E' da recuperare in rassegne sul regista e sul rapporto cinema/sport.

Le altre valutazioni

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