PAGANINI

Valutazione
Inaccettabile, Farneticante
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
Klaus Kinski
Durata
82'
Anno di uscita
1990
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
PAGANINI
Distribuzione
Medusa Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Klaus Kinski
Musiche
Salvatore Accardo
Montaggio
Carlo D'Alessandro

Sogg. e Scenegg.: Klaus Kinski - Fotogr.: (normale/ a colori) Pier Luigi Santi - Mus.: Salvatore Accardo - Montagg.: Carlo D'Alessandro - Dur.: 82' - Co-Produz.: Scena Film Roma - President Films Paris - Vietato ai minori degli anni diciotto

Interpreti e ruoli

Klaus Kinski (Nicolò Paganini), Debora Kinski (Antonia), Nicolai Kinski (Achille), Dalila Di Lazzaro, Andrè Thorent, Eva Grimaldi ., Marcel Marceau, Donatella Rettore, Bernard Blier

Soggetto

durante uno dei suoi concerti, dato al Regio di Parma, Paganini rivive la propria vita e ne anticipa la fine. È un mare procelloso di ricordi, di sfrenatezze e follie, nonchè di ossessioni erotiche, che si mescola ai successi vertiginosi. Da Vienna a Venezia, da qui a Genova e a Parigi, passando da una locanda e da un trionfo all'altro, idolatrato da folle di donne isteriche, adulato da regnanti e perseguitato dai creditori, Paganini viaggia con l'adoratissimo figlio Achille, sempre inquieto e stravagante in un turbine di eccessi e di gloria.

Valutazione Pastorale

in questo enorme e delirante pastrocchio, si è cimentato Klaus Kinski (repugnante più che mai nei panni e nel ghigno diabolico del grande virtuoso genovese e il che è anche peggio quale soggettista e regista). Nella "reverie" c'è spazio per tutto: per l'eros scatenato e laido, per il tedio (eterni viaggi in diligenza sulle strade di mezza Europa), per stravaganze, ossessioni, biandizie (il bambino Achille è quasi sempre fra le braccia di un padre con lui appiccicoso oltre ogni dire). Lo sfarzo di molte scene decade spesso nel cattivo gusto e nel plateale. Paganini affoga nei debiti, si rotola in letti principeschi, ma privilegia i freschi ardori di pulzelle campagnole, è inseguito da accuse infamanti, idolatrato da donne che non chiedono che di essere sedotte, sempre avido di scudi e di talleri. Finchè malato, torvo, veemente termina la sua vita randagia e folle, lasciando alla propria città il suo Guarnieri ed alla Musica il serto lucente di insuperato virtuoso. Nella faccenda in cui non fa che ghignare e abbandonarsi a turpitudini, il forsennato Kinski ha travolto anche due familiari (Debora ed il piccolo Nicolai). Il guaio è che dalla operazione vistosamente commerciale ne escono travisati nella loro essenza anche i suoi formidabili "capricci", impervi e demoniaci quanto si vuole, ma che, utilizzate a sottolineare donne in deliquo che si manipolano e diligenze che sobbalzano, finiscono con il risultare un supplizio incessante.

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