PARLA CON LEI

Valutazione
Discutibile, Problematico, dibattiti
Tematica
Amicizia, Giustizia, Malattia, Solidarietà-Amore
Genere
Drammatico
Regia
Pedro Almodovar
Durata
112'
Anno di uscita
2002
Nazionalità
Spagna
Titolo Originale
Hable con ella
Distribuzione
Warner Bros Italia Distribuzione
Musiche
Alberto Iglesias
Montaggio
José Salcedo

Orig.: Spagna (2001) - Sogg. e scenegg.: Pedro Almodovar - Fotogr.(Scope/a colori): Javier Aguirresarobe - Mus.: Alberto Iglesias - Montagg.: José Salcedo - Dur.: 112' - Produz.: El Deseo S.A.

Interpreti e ruoli

Javier Camara (Benigno), Dario Grandinetti (Marco), Leonor Watling (Alicia), Rosario Flores (Lydia), Geraldin Chaplin (Katerina Bilova), Mariola Fuentes, Pina Bausch, Malou Airaudo, Caetano Veloso.

Soggetto

In un teatro Benigno, giovane infermiere, e Marco, giornalista-scrittore quarantenne, assistono seduti vicino ma senza conoscersi ad uno spettacolo di Pina Bausch. Passa qualche mese. Nella clinica El Bosque Marco va a trovare Lydia, un torero ferito durante una corrida e ora ricoverato in coma. Poi si affaccia ad una porta socchiusa: dentro Benigno si sta occupando di Alicia, una studentessa di danza a sua volta caduta in coma profondo ormai da mesi. Marco aveva avvicinato Lydia per intervistarla e poi i due avevano avviato una relazione. Al letto d'ospedale ora arriva anche il precedente fidanzato di Lydia, che si dispera e vuole restare con lei. Benigno invece aveva incontrato anni prima per strada Alicia e, per rivederla, si era recato nella casa-studio del padre di lei, psichiatra, facendo anche alcune visite. Benigno e Marco ora sono diventati amici, e le due donne vengono affiancate sulla terrazza della stessa stanza. Marco accetta un lavoro che lo porta per otto mesi in Giordania. Qui riceve la notizia della morte di Lydia e una chiamata accorata di Benigno dal carcere. Alicia infatti é uscita dal coma, ma, quando era ancora priva di conoscenza, è stata trovata incinta. Il feto è poi nato morto, e Benigno, riconosciuto colpevole di stupro, è stato condannato e rinchiuso nell'istituto di riabilitazione. Marco va a parlare con Benigno, il quale gli dice che vuole uscire da lì. La mattina dopo, il direttore del carcere chiama Marco: Benigno ha scritto all'amico una lunga lettera e poi si è ucciso. Passa qualche tempo. A teatro Marco e Alicia si trovano vicini e si scambiano uno sguardo interrogativo.

Valutazione Pastorale

Almodovar dice che ad ispirarlo per scrivere la storia di "Parla con lei" sono stati da un lato "...avvenimenti reali successi negli ultimi dieci anni e di cui ho preso nota (una donna americana si risveglia dal coma dopo 16 anni; a New York una ragazza in coma da nove anni rimane incinta)", dall'altro l'idea della solitudine: "La solitudine é qualcosa che hanno in comune tutti i personaggi...'La solitudine, suppongo' sarebbe un altro titolo possibile per questo film". La cronaca, dunque, e il tentativo di superarla, di capirne le ragioni. A voler essere pignoli, non ci sono novità rilevanti in questa nuova incursione di Almodovar nel labirinto dei sentimenti: ad interessarlo, ad attrarlo, a respingerlo sono sempre i percorsi dell'amore all'interno e all'esterno dell'individuo. E tuttavia quanto un semplice gesto di una mano o un girare di occhi possa cambiare il destino di una persona è una situazione che lo esorta ancora ad indagare. A suo modo, certo: ossia in un'ottica romantico-melodrammatica che, azzerando qualunque sociologismo, scopre l'uomo e la donna indifesi difronte al mistero dell'amore, della vita, della morte. Così il viaggio di Almodovar si risolve in una straziata discesa all'inferno, dove la ragione fatica a mantenersi integra e la logica entra in collisione con il buonsenso. Eccessivo, provocatorio soprattutto verso quei 'segni' della religione cristiana di cui vorrebbe liberarsi ma che non riesce ad ignorare, il regista spagnolo visualizza in lucide immagini i battiti di un dolore estremo che chiede comprensione ma non vuole essere assolto. Almodovar non esalta i propri protagonisti, non li sbandiera, non invita ad imitarli. Li osserva in una dimensione che squarcia la realtà per entrare nell'iperreale melò delle passioni incontrollate. Come ai tempi del cinema muto, amato e ricostruito in una comica un po' piccante e anche un po' stucchevole. Per la costante presenza di un atteggiamento che vuole salvare la persona e non deriderla nè sbeffeggiarla, il film, dal punto di vista pastorale, pur affrontando temi delicati e difficili, alterna momenti meno riusciti ad altri che stimolano alla riflessione, ed è da valutare come discutibile, problematico, e da indicare per dibattiti. UTILIZZAZIONE: in programmazione ordinaria il film è da utilizzare con molta attenzione e comunque per un pubblico adulto. Più opportuna è la collocazione in occasioni mirate, con materiale di supporto e spazio per dibattiti e scambi di opinione.

Le altre valutazioni

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