PER TUTTO IL TEMPO CHE CI RESTA

Valutazione
Tematica
Amicizia, Male, Psicologia
Genere
Drammatico
Regia
Vincenzo Terracciano
Durata
110'
Anno di uscita
1998
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
PER TUTTO IL TEMPO CHE CI RESTA
Distribuzione
Columbia Tristar film Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Vincenzo Terracciano, Laura Sabatino, Luca Vendruscolo Laura Sabatino
Musiche
Nicola Piovani

Sogg.: Laura Sabatino - Scenegg.: Vincenzo Terracciano, Laura Sabatino, Luca Vendruscolo - Fotogr.: (Pano-ramica/ a colori) Gianni Fiore Coltellacci - Mus.: Nicola Piovani - Mon-tagg.: Marco Spoletini - Dur.: 110' - Produz.: Gootime Enterprise

Interpreti e ruoli

Ennio Fantastichini (Giorgio Nappi), Emilio Bonucci (don Francesco Grimaldi), Imma Piro (Maria Condurro), Maria Pia Calzone (Anna Nappi), Isa Danieli (Aida D'Esposito), Mariano Rigillo (Michele Galvano), Roberta De Simone (Cristina Condurro), Vincenzo Peluso, Antonio Ferrante, Marco Beretta, Said Tagmomui, Clara Bindi, Aldo Bufilandi, Massimo Andrei.

Soggetto

Giorgio Nappi, pubblico ministero cinquantenne, lascia deluso e stanco il posto di lavoro in Sicilia e fa ritorno al paese natale in Campania. Qui vorrebbe fare ormai la vita del pensionato ma gli capita un caso di cui non può fare a meno di occuparsi. In paese è stata violentata una ragazzina di dodici anni, Cristina. L'accusato è il parroco, don Francesco, amico di infanzia di Giorgio che è quasi trascinato ad indagare sul caso come Pubblico Ministero. Giorgio è convinto dell'innocenza del sacerdote e si impegna a cercare le prove in tal senso. Nel mese precedente ai fatti, don Francesco in chiesa aveva duramente attaccato Michele Galvano, il potentissimo padrino locale. Forse l'accusa di stupro rappresenta il modo in cui Galvano ha voluto vendicarsi dell'affronto subito davanti a tutti. Giorgio indaga, dovendo però anche fare i conti con le paure e il riserbo di molte persone. Parla con la ragazzina, che conferma l'accusa, parla con la mamma che non ha dubbi sull'andamento delle cose, parla con don Francesco che gli assicura di essere innocente e si mostra molto tranquillo. Quando si arriva in tribunale, Giorgio produce molti testimoni e, con precise e circostanziate domande, riesce a far emergere la falsità di certe accuse dichiarate in precedenza. Don Francesco viene assolto, Giorgio vorrebbe sentirsi soddisfatto, ma qualche dubbio rimane. Va nelle parrocchie in cui è stato in precedenza don Francesco, parla con alcune persone, interroga la madre di una ragazza suicidatasi che frequentava il sacerdote. Torna al paese, affronta don Francesco che alla fine confessa alcune colpe. Giorgio gli dice che il peggio per loro due deve ancora arrivare, e per tutto il tempo che resta.

Valutazione Pastorale

il microcosmo di un piccolo paese al centro della vicenda diventa il ritratto più ampio di una società in lotta continua tra bene e male. I due protagonisti sono i rappresentanti di due aspetti istituzionali (la Giustizia, la Chiesa), di due autorità in cui la gente crede e deve continuare a credere per evitare lo sfaldamento del tessuto sociale e morale. A questi si aggiunge l'amicizia, che lega i due uomini e che i fatti potrebbero mettere in discussione ma invece rinsaldano sul versante del dolore da espiare in comune nel silenzio della propria coscienza e con l'impegno ad essere più giusti nei confronti degli altri. Affidato ad una fotografia carica di chiaroscuri e di mezzitoni, il film è felice nella scelta stilistica di porsi come specchio intenso e sincero della caducità umana: non esistono emozioni pure, non esiste il bene puro, esiste il peccato originale di fronte al quale ogni azione può essere rimessa in discussione. Il magistrato e il sacerdote non rappresentano perciò "tutta" la magistratura e "tutta" la Chiesa, ma ne sottolineano in maniera aperta e problematica certe difficoltà esistenziali con le quali in certe occasioni bisogna fare i conti. Dal punto di vista pastorale quindi, va considerato un film di denuncia, non irriguardoso nei confronti del sacerdote mostrato nel dolore dei suoi errori e delle colpe da scontare. L'espiazione che il regista descrive ha certamente toni "laici" tuttavia da accogliere nella forma della discussione per la complessità delle situazioni presentate e per la serietà complessiva dell'operazione. Utilizzazione: più che in una programmazione ordinaria, il film si presta ad una proposta in situazione più ristrette, dove sia possibile aprire una riflessione ampia e approfondita sui temi che propone e che, soprattutto in forma decentrata sul territorio, interpellano la sensibilità, la coscienza e la maturità anche di comunità ecclesiali attente e mature.

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