Pinocchio

Valutazione
Consigliabile, poetico, Adatto per dibattiti
Tematica
Avventura, Bambini, Educazione, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Letteratura, Povertà, Solidarietà-Amore
Genere
Commedia favolistica, Drammatico
Regia
Matteo Garrone
Durata
120'
Anno di uscita
2019
Nazionalità
Francia, Italia
Titolo Originale
Id.
Distribuzione
01 Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
Dal romanzo di Carlo Collodi, la sceneggiatura è firmata da Matteo Garrone e Massimo Ceccherini
Fotografia
Nicolaj Bruel
Musiche
Dario Marianelli
Montaggio
Marco Spoletini
Produzione
Archimede, Rai Cinema, Le Pacte, Recorded Picture Company. Nello specifico: Matteo Garrone, Jean Labadie, Anne-Laure Labadie, Jeremy Thomas, Paolo Del Brocco

Interpreti e ruoli

Federico Ielapi (Pinocchio), Roberto Benigni (Geppetto), Gigi Proietti (Mangiafuoco), Marine Vacht (Fata Turchina), Massimo Ceccherini (Volpe), Rocco Papaleo (Gatto), Massimiliano Gallo (Direttore del circo), Marcello Fonte (Pappagallo), Maurizio Lombardi . (Tonno), Paolo Graziosi (Mastro Ciliegia), Maria Pia Timo (Lumaca), Davide Marotta (Grillo Parlante)

Soggetto

Dal libro di Carlo Collodi, la storia di un povero falegname, Geppetto, che scolpendo un ciocco di legno costruisce un burattino animato, Pinocchio. Il bambino di legno si lancia nella vita, tra avventure e inciampi, scoprendo il senso della famiglia e i valori fondamentali...

Valutazione Pastorale

Il “Pinocchio” di Matteo Garrone è un racconto magico-fiabesco a partire dal classico della letteratura uscito dalla penna di Carlo Collodi nel 1883. Garrone è riuscito a raccordare lo sguardo dello sceneggiato Rai firmato nel 1972 da Luigi Comencini con l’immaginario visivo ricco di chiaroscuri alla Tim Burton (suo è “Big Fish” del 2003). Nel far ciò, Garrone ha abbandonato il suo consueto stile duro e asciutto, segnato da realismo cupo – tra i suoi titoli più noti “L'imbalsamatore” (2002), “Gomorra” (2008), “Il racconto dei racconti” (2015) e “Dogman” (2018) – per abbracciare i toni e i colori della favola, del romanzo di formazione, a misura di bambino. Il suo “Pinocchio” è, infatti, marcato da dolcezza, poesia e magia. È il racconto metaforico della vita, del diventare piccoli grandi uomini, schivando le insidie quotidiane e mettendo al centro gli affetti. La regia e la confezione formale risultano molto suggestive e convincenti; grande merito è anche del trucco Mark Coulier, due volte premio Oscar, che si è imposto all’attenzione internazionale con i film di “Harry Potter”, “The Iron Lady” e “The Grand Budapest Hotel”. Ancora un parola poi per la musica composta dal premio Oscar Dario Marianelli, che coniuga leggerezza, brio a toni più ombrosi, con un risultato finale comunque tenero e avvolgente. Menzione speciale per il cast, tutto di alto livello, da Roberto Benigni a Gigi Proietti, da Marine Vacth a Massimo Ceccherini (co-sceneggiatore con Garrone) e Rocco Papaleo, senza dimenticare Massimiliano Gallo. In particolare, Garrone ci riconsegna il Benigni attore a vent’anni esatti dall’Oscar per “La vita è bella”. Benigni torna al cinema nel ruolo di un papà, Geppetto, che ritrova smalto nella sua esistenza grigia e misera grazie all’amore di un figlio, seppure di legno. Nel tratteggiare Geppetto, l’interprete toscano sembra richiamare il brio e la tenerezza di un altro padre, Guido, l’indimenticato protagonista di quel suo film sulla Shoah. Con “Pinocchio” Matteo Garrone si conferma pertanto un autore con la maiuscola, dotato di uno stile solido e ben definito, capace di muoversi con disinvoltura tra le vette del cinema europeo e mondiale. Dal punto di vista pastorale il film è da valutare come consigliabile e poetico, adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni per affrontare i grandi temi della vita: infanzia, famiglia, valori fondamentali, amicizia e solidarietà. Un film che può essere visto, recuperando l’espressione di Roberto Benigni, "dagli otto agli ottant'anni".

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