PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO…E ANCORA PRIMAVERA

Valutazione
Accettabile, Problematico, dibattiti
Tematica
Metafore del nostro tempo, Tematiche religiose
Genere
Drammatico
Regia
Kim Ki-duk
Durata
103'
Anno di uscita
2004
Nazionalità
Corea del Sud, Germania
Titolo Originale
Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom
Distribuzione
Mikado Film
Musiche
Bark Jee Woong
Montaggio
Kim Ki Duk

Orig.: Corea del Sud/Germania (2003) - Sogg. e scenegg.: Kim Ki-duk - Fotogr.(Panoramica/a colori): Baek Dong Hyun - Mus.: Bark Jee Woong - Montagg.: Kim Ki Duk - Dur.: 103' - Produz.: Korea Pictures, Pandora Film.

Interpreti e ruoli

Oh Young Su (monaco anziano), Kim Ki Duk (monaco adulto), Kim Young Min (monaco giovane), Seo Jae Kyung (monaco ragazzo), Ha Yeo Jin (la ragazza), Kim Jong Ho (monaco bambino), Kim Jung Young (madre della ragazza), Ji Dae Han (detective Ji), Choi Min (detective Choi), Park Ji A (madre del piccolo), Song Min Young . (il piccolo)

Soggetto

Un monaco anziano e uno bambino vivono nell'eremo galleggiante su un laghetto circondato dalle montagne. Mentre apprende gli insegnamenti sul senso della vita, il bambino cresce. A 17 anni, quando una ragazza entra inaspettatamente nel loro monco chiuso, il giovane conosce l'amore e il sesso. Decide allora di andare via in cerca di altre emozioni. A 30 anni, colpevole di omicidio in città, torna nell'eremo in cerca di pace ed espiazione. Due poliziotti lo braccano e lui fatica a liberarsene. Eccolo infine, vecchio e solo, accogliere il figlio che una donna sconosciuta abbandona sulle scale del monastero. E di nuovo sono insieme un anziano e un bambino.

Valutazione Pastorale

Kim Ki-Duk è un regista di cui al festival di Venezia 1999 si vide "L'isola", storia imperniata su una sorta di gioco al massacro tra erotismo e sentimenti con molti eccessi visivi di dubbio gusto. Curiosamente quel film ha in comune con questo lo specchio d'acqua che circonda il luogo principale dell'azione: lì un barcone, qui un monastero. Per il resto, le situazioni sembrano totalmente diverse. Nello sguardo fisso del regista sul monastero attraverso le stagioni c'è tutta la filosofia buddista di un rapporto 'pacificato' con il tempo che passa, il senso di una riconciliazione con la natura che esclude ogni rapporto di ostilità a favore di una osmosi assoluta. Ma lontano (nemmeno tanto, poi) c'è il mondo, c'è la vita. E ci sono le passioni. Se si vive la vita, si cede alle passioni, si entra in rapporto conflittuale con gli altri e con la natura. Bisogna far prevalere la contemplazione. Il che non impedisce che quelle passioni continuino ad esistere. Diluito in atmosfere rarefatte e sospese, il racconto ha momenti di grande fascino visivo e di bel coinvolgimento interiore. Ed è meno ottimista di quello che vorrebbero far credere il passaggio di consegna all'insegna del panteismo tra i vari monaci. Per le numerose suggestioni che propone in ordine alle filosofie orientali tra spiritualismo e religiosità, il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come accettabile, problematico e adatto per dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria preferibilmente per un pubblico adulto. Da proporre in situazioni mirate di riflessione sui temi della spiritualità orientale.

Le altre valutazioni

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