RACCONTO DI NATALE

Valutazione
Inconsistente, velleitario
Tematica
Famiglia
Genere
Drammatico
Regia
Arnaud Desplechin
Durata
143'
Anno di uscita
2008
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
Un conte de Noel
Distribuzione
Bim Distribuzione
Musiche
Grégoire Hetzel
Montaggio
Laurence Briaud

Orig.: Francia (2008) - Sogg. e scenegg.: Arnaud Desplechin, Emmanuel Bourdieu - Fotogr.(Scope/a colori): Eric Gautier - Mus.: Grégoire Hetzel - Montagg.: Laurence Briaud - Dur.: 143' - Produz.: Pascal Caucheteux.

Interpreti e ruoli

Catherine Deneuve (Junon), Jean-Paul Roussillon . (Abel), Mathieu Amalric (Henri), Anne Consigny (Elizabeth), Melvil Poupaud (Ivan), Hippolyte Girardot (Claude), Emmanuelle Devos (Faunia), Chiara Mastroianni (Sylvia), Laurent Capelluto (Simon), Emile Berling (Paul), Francoise Bertin (Rosaimée), Samir Guesmi (Spatafora), Azize Kabouche (dr. Zraidi), Thomas Obled (Basile), Clément Obled . (Baptiste)

Soggetto

Joseph, primo figlio di Abel e Junon, é morto a sei anni per una rara malattia genetica. Da allora i rapporti tra i genitori e gli altri tre figli, Elizabeth, Henry e Ivan, sono andati avanti a fatica, condizionati da quel trauma iniziale. In particolare, Elizabeth ha salvato Henry dal tribunale, a condizione di non vederlo mai più nella vita. Cinque anni dopo tuttavia la famiglia si ritrova per il Natale. Elizabeth ha il marito e il figlio adolescente Paul affetto da squilibri psichici; Henry porta una ragazza di nome Faunia; Ivan arriva con la moglie Sylvia e i due bambini Basile e Baptiste. C'è poi Simon, nipote di Junon. Proprio in quei giorni alla donna viene diagnosticato un tumore che necessita di un trapianto di midollo osseo. Dopo i previsti esami, Henry risulta quello compatibile. Mentre nei giorni intorno al Natale i vari componenti della famiglia si scontrano, si lasciano, si riprendono, il primo dell'anno Junon viene sottoposta all'operazione. Henry alla fine va in stanza a vederla.

Valutazione Pastorale

Se sul terreno della commedia il cinema francese offre esempi di invidiabile lucidità, su quello drammatico le cadute di gusto sono invece frequenti, e talvolta clamorose. Qui Desplechin per quasi due ore e mezzo trascina una vicenda di amore/odio familiare senza minimamente preoccuparsi di credibilità, senso della misura, verità. La supponenza del regista, che affianca il cinema psicanalitico di Bergman con brandelli di letture impegnate, scampoli di filosofia da cioccolatino, sentimentalismo da soap opera, é tale da scavalcare qualunque limite di giusta 'finzione' per lasciarsi andare a piene mani nella melassa di una drammaturgia fasulla e pretenziosa. Il ritmo lento e ripetitivo apre vuoti di attenzione decisamente incolmabili, cosicché la resa dei conti tra i membri della famiglia diventa sempre meno interessante, fino al disinteresse più completo. Inutile elencare i passaggi risibili del racconto (l'ultimo: il rapporto tra Sylvia e Simon...), siamo dalle parti dei peggiori feuilleton della letteratura francese. L'importanza dei temi naufraga sotto il diluvio di immagini sconnesse. Dal punto di vista pastorale, il film é da valutare come inconsistente, e del tutto velleitario.

Utilizzazione

Anche se l'utilizzazione é possibile, i limiti sopra indicati consigliano di evitarla. Attenzione é comunque da tenere per i più piccoli in vista di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

Le altre valutazioni

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