Ride

Valutazione
Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Famiglia, Famiglia - genitori figli, Lavoro, Morte
Genere
Drammatico
Regia
Valerio Mastandrea
Durata
95'
Anno di uscita
2018
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
Id.
Distribuzione
01 Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
Valerio Mastandrea, Enrico Audenino
Montaggio
Andrea Fastella
Musiche
Riccardo Sinigallia, Emiliano Di Meo
Montaggio
Mauro Bonanni

Prod.: Paolo Bogna, Simone Isola

Interpreti e ruoli

Chiara Martegiani (Carolina), Arturo Marchetti (Bruno), Renato Carpentieri (Cesare), Stefano Dionisi (Nicola), Milena Vukotic (Ada), Mattia Stramazzi (Ciccio)

Soggetto

Siamo in provincia di Roma, a Nettuno, e Carolina ha appena perso il marito Mauro, morto sul posto di lavoro; deve affrontare il turbinio di emozioni ed eventi che precedono il funerale; Carolina è anche una mamma di un bambino di dieci anni, Bruno. La donna non riesce a piangere, ma trasforma la sua commozione in reazione...

Valutazione Pastorale

In oltre vent’anni di carriera Valerio Mastandrea, attore affermato e vincitore di quattro David di Donatello, si è spesso confrontato con problematiche sociali. Qui, in “Ride”, il suo primo lungometraggio come regista, mette al centro del racconto le vite spezzate sul posto di lavoro e il vuoto, impastato di ingiustizia, che si portano dentro i familiari delle vittime. A ben vedere, tre sono i livelli narrativi si sovrappongono e si intersecano nel film: il racconto, partito in modo molto diretto, si spezzetta in molti frammenti ciascuno autonomo eppure di non poca intensità. Alla fine il peso di tutti i singoli momenti ricade su Carolina, che subisce “passivamente proprio l’indignazione degli altri e l’attenzione dei media, gente comune e autorità, sin dal giorno dell’incidente in fabbrica”; così Mastandrea nelle note di regia. Nel film l’aspetto più innovativo del racconto è la commistione tra il tono da favola triste e la presenza di un realismo asciutto, pungente, soprattutto tra le fila di operai. Nella sua prima regia Mastandrea trova uno stile personale e incisivo, raccontando la piaga del lavoro incerto o precario. Scegliendo una strada non scontata, il film rimarca un disagio ancora oggi presente, senza però puntare il dito contro qualcuno. Dal punto di vista pastorale, il film è consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in molte successive occasioni per riflettere sul tema, forte e delicato, delle morti sul posto di lavoro.

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