SETTE GIORNI NELLA VITA DI UN UOMO

Valutazione
Accettabile-riserve, Realistico, dibattiti*
Tematica
Famiglia, Giustizia, Matrimonio - coppia, Politica-Società, Tematiche religiose
Genere
Drammatico
Regia
Jerzy Stuhr
Durata
90'
Anno di uscita
2000
Nazionalità
Polonia
Titolo Originale
Tydzien z zycia mezczyzny
Distribuzione
European Academy Distribution
Musiche
Wojciech Kilar
Montaggio
Elzbieta Kurkowska

Orig.: Polonia (1999) - Sogg. e scenegg.: Jerzy Stuhr - Fotogr.(Panoramica/a colori): Edward Klosinski - Mus.: Wojciech Kilar - Montagg.: Elzbieta Kurkowska - Dur.: 90' - Produz.: Julius Machulski.

Interpreti e ruoli

Jerzy Stuhr (Adam Borowski), Gosia Dobrowolska (la moglie), Danuta Szaflarska (la madre), Alex Mozdzynski (Dominik), Krzysztof Stroinski (Oles), Ewa Skibinska (Marta), Alex Mozdzynski (Dominik), Anna Samusiomek . (la giornalista)

Soggetto

Nella Varsavia di oggi, Adam Borowski é un uomo di mezza età con molteplici impegni. Ogni giorno comincia con una vigorosa e salutare nuotata in piscina. Subito dopo, Adam va in tribunale, dove svolge il proprio lavoro di pubblico ministero. In questo ruolo, nel quale ha raccolto unanimi consensi di professionalità, si trova ad affrontare le più varie situazioni di marginalità e di criminalità piccola e grande. Con uguale convinzione, mette sotto accusa un imbroglione in giovane età, una ragazza che ha abbandonato il proprio bambino, alcuni naziskin che hanno confessato di aver pestato un uomo di colore, un ragazzo che ha eliminato la madre. Nei confronti di tutti é severo e inflessibile. Quando esce dall'aula lo attende tutto il resto della sua vita. Va all'appuntamento con l'amante in un albergo e le dice che intende lasciarla; va a trovare la madre in ospedale e qui lo informano che é affetta da tumore maligno; é in procinto di cambiare casa e lascia una prima caparra; corre alla presentazione del suo ultimo libro, venduto con successo, e insieme vuole aiutare la moglie impegnata in attività benefiche. Inoltre Adam fa anche parte di un coro molto stimato che si prepara per una tournéé all'estero. Ma i molteplici impegni non si armonizzano, e i dubbi sono in agguato. I soldi dati per la casa servirebbero per l'operazione della madre, ma il venditore non ne vuole sapere di restituirli; la moglie ha bisogno di denaro perché l'attività benefica non si sostiene più; insieme adottano un bambino con difficoltà uditive ma dopo forti liti lo restituiscono; dopo avere accettato di concedere un'intervista, Adam si fa conquistare dalle due giovani, si apparta con loro, viene fotografato in atteggiamenti equivoci. Troppe contraddizioni lo sfibrano. Il rigore che usa in tribunale appare in netto contrasto con tutto il resto. E' passata la settimana. Adam si confessa e poi si unisce al coro. All'uscita, una giornalista gli chiede: "Perché canta?", e lui: "Perché spero almeno per un momento di essere migliore".

Valutazione Pastorale

Si potrebbe dire che il polacco Jerzy Sthur prosegue qui una riflessione già iniziata con il precedente "Storie d'amore". Come lì, anche qui Stuhr, oltreché regista, è interprete, e se é vero che lì indossava quattro abiti diversi, qui il ruolo é unico ma altrettanto ampio e sfaccettato. Chi é l'uomo contemporaneo? quale atteggiamento deve avere nei confronti delle grandi sfide dell'epoca? come si deve comportare l'uomo dell'est Europa, uscito dal comunismo e non ancora occidentalizzato? La 'morale' pubblica e quella privata devono andare di pari passo? Partendo sempre dalla lezione umanistica ricevuta da Kieslowsky, Stuhr dipana un racconto a scansioni che oscilla tra la corda sentimentale e quella politico-sociale. Adam é quindi il prototipo dell'uomo di fine Millennio che avverte il disagio di una profonda frattura interiore e si sente sfuggire il controllo delle proprie azioni. La settimana di Adam diventa allora il 'tempo', non solo cronologico, di un esame di coscienza, amaro e combattuto, ma volto al miglioramento. Spesso il racconto indulge a toni tristi sulla condizione umana, ma in questo va visto il preciso riflesso della contrastata anima polacca, del suo oscillare tra materialismo e spiritualità. Il coro alla fine canta il verso "Che opera d'arte è l'uomo", e l'agire di Adam avviene in un contesto di fede forse non sempre limpido ma estremamente sofferto. Dal punto di vista pastorale, segnalate riserve per qualche passaggio risolto con minore lucidità, il film é da valutare come accettabile, realistico nel suo tono di fotografia di una situazione attuale, e adatto a dibattiti. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria,e da recuperare opportunamente per i molti temi che propone,tutti interessanti e vivaci.

Le altre valutazioni

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