SOLE NEGLI OCCHI

Valutazione
ambiguo, Discutibile, dibattiti
Tematica
Educazione, Famiglia - genitori figli, Male
Genere
Drammatico
Regia
Andrea Porporati
Durata
97'
Anno di uscita
2001
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
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Distribuzione
01 Distribution
Musiche
Andrea Guerra
Montaggio
Simona Paggi

Orig.: Italia (2001) - Sogg. e scenegg.: Andrea Porporati - Fotogr.(Panoramica/a colori): Franco Lecca - Mus.: Andrea Guerra - Montagg.: Simona Paggi - Dur.: 97' - Produz.: Maurizio Tedesco, Marco Risi.

Interpreti e ruoli

Fabrizio Gifuni (Marco), Valerio Mastandrea (Rinaldi), Gianni Cavina (padre di Marco), Delia Boccardo (madre di Marco), Emanuela Macchniz. (Elena), Margherita Cenni (Katia), Maurizio Donadoni (padre di Giacomo), Cinzia Mascoli (Maura), Filippo Angelini . (Giacomo)

Soggetto

Marco uccide il padre. Dopo l'omicido, il giovane si rifugia in una località balneare della costa romagnola, in una piccola pensione, in mezzo a tanti turisti. Qui lo rintraccia Rinaldi, il poliziotto che guida le indagini e ha sospetti su di lui, pur volendo capirne bene le motivazioni. In vacanza ci sono anche la mamma di Marco e la sorell Elena. Quest'ultima si deve sposare. Quasi senza accorgersene, Marco presta la propria stanza d'albergo ad una ragazzina quindicenne, che lo ringrazia e lo bacia. Dopo un confronto viene arrestata un'altra persona. Allora Marco racconta a Rinaldi cosa è successo, ma per scherzo e nega l'omicidio. Rivede la ragazzina e le dice di essere innamorato di lei. Una sera chiama la polizia e viene arrestato. Rinaldi gli chiede il perchè di quel gesto: "Un motivo ci sarà". Dall'altra parla c'è il silenzio.

Valutazione Pastorale

E' opportuno riportare una breve dichiarazione di Andrea Porporati, sceneggiatore e regista: " 'Sole negli occhi' é una storia di fantasia pensata, scritta e girata molti mesi prima del clamore suscitato dal caso di Novi Ligure. Tuttavia per certi versi ne é quasi una involontaria profezia. L'idea è quella di raccontare cosa c'é dietro i molti casi di cronaca recenti, nei quali persone apparentemente normali si rendono colpevoli di delitti terribili, maturati nel microcosmo familiare, senza ragioni apparenti o comunque sulla spinta di quelli che appaiono motivi futili. Ma il film si propone di andare oltre la cronaca, di essere un diario dell'anima dell'assassino. Suo infatti è il punto di vista attraverso il quale si snoda il film (...)". Obiettivi ambiziosi dunque, e certo non tutti pienamente raggiunti. Proprio nell'apparato psicologico, laddove si tratta di dare credibilità e sostanza ad un episodio tragico e fuori dalla 'norma', di far comprendere l'esistenza di motivazioni che attengono alla 'stupidità del nulla' o alla 'catena di sangue' originata da traumi infantili, il copione mostra cedimenti. Non convincono appieno gli squilibri del rapporto padre-figlio, sono disegnate in tono minore le figure della madre e di Rinaldi, il poliziotto che vuole capire. Potrebbe allora trattarsi di un caso patologico, ma se si vuole invece per rimandi parlare della crisi della famiglia, doveva emergere qualche ulteriore accenno al passato. Interviene certo un blocco nella comunicazione interpersonale e mentale, e la catarsi finale, avviata dall'impossibilità di rendere esplicito l'affetto per la ragazzina, favorisce la chiusura del dramma in un silenzio che forse è rassegnazione forse è riscatto. Tentativo riuscito a metà dunque, tra sensi di colpa esplicitati, ed eccessiva sottrazione di immagini e di fatti che scivola in un ermetismo un po di maniera. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come discutibile, ambiguo per quanto detto sopra, e da affidare a dibattiti. UTILIZZAZIONE: più che in programmazione ordinaria, il film si presta ad occasioni mirate, come avvio di riflessione su certi gravi, non risolti episodi delle recente cronaca italiana. Attenzione per i minori in caso di passaggi televisivi.

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