STEFANO QUANTESTORIE ***

Valutazione
Accettabile-riserve, Brillante
Tematica
Genere
Surreale
Regia
Maurizio Nichetti
Durata
92'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
STEFANO QUANTESTORIE
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Maurizio Nichetti, Laura Fischetto Maurizio Nichetti
Musiche
Rocco Tanica , Feiez
Montaggio
Rita Rossi

Sogg.: Maurizio Nichetti - Scenegg.: Maurizio Nichetti, Laura Fischetto - Fotogr.: (panoramica/a colori) Mario Battistoni - Mus.: Rocco Tanica (Sergio Conforti), Feiez (Paolo Panigada) - Montagg.: Rita Rossi - Dur.: 92' - Produz.: Bambù Film

Interpreti e ruoli

Maurizio Nichetti (Stefano), Elena Sofia Ricci (Angela), Amanda Sandrelli (Chiara), Caterina Sylos Labini. (Costanza), Milena Vukotic (Madre di Stefano), Renato Scarpa (Padre di Stefano), James Spencer Thierree (Stefano Giovane), Leonard Catacchio

Soggetto

Stefano-ragazzo, irresoluto e fantasioso come tanti altri, al momento di scegliere che indirizzo dare alla propria vita, un po' sogna, un po' si lascia andare, assecondando le aspirazioni dei genitori, che lo vorrebbero professore, o musicista, oppure ufficiale d'aviazione, o almeno carabiniere… e hanno già in mente il tipo di ragazza che fa per lui... Stefano-quarantenne si accorge che di vita ne ha avuto solo una, e si trova a ripensare alle occasioni perdute di viverla in modo diverso: se a diciassette anni fosse partito per l'America; se avesse superato l'esame per diventare carabiniere; se avesse conseguito la laurea; se fosse diventato aviatore; se avesse sposato Angela, Chiara o Costanza. Le storie sono tante: tutte diverse e tutte più o meno equivalenti. Disincantato e ormai scetti, finisce per concludere che tanto una vita vale l'altra, perché i carabinieri, le scuole, gli aerei, le moglie "esisterebbero comunque, al di là della sua vita".

Valutazione Pastorale

film surreale, condotto avanti come un gioco ad incastro, talmente brillante ed estroso da incuriosire e divertire, ma anche talmente abile, puntiglioso e calibratamente studiato da risultare geometrico ed artificioso. Il regista-attore è bravissimo nel rimanere se stesso attraverso i ben sei Stefano che va raccontando, ciascuno protagonista di una vicenda diversa, che però si interseca curiosamente con le altre, finendo per approdare a un destino più o meno indifferenziato: tanto, una vita vale l'altra. Divertissement ironico e geniale? Gioco intellettuale e intelligente di equilibrismi che sfiorano ogni momento il paradosso? Forse non si può chiedere di più a una commedia surreale spiritosa, ironica e venata da continui guizzi di umorismo. Ed è forse serioso volervi cercare motivazioni troppo impegnative: i genitori onnipresenti – simbolicamente sempre in salotto – sono puramente un espediente narrativo o destinatari di un pur affettuoso atto d'accusa per quella loro invadenza protettiva, che ha condizionato le scelte di Stefano? Quell'omologare tutte le possibile vite di Stefano nella caotica ammucchiata finale, dalla quale i genitori ritagliano compiaciuti i momenti felici sognati per ciascuno dei sei Stefano, com epositivo coronamento d'ogni loro desiderio, rappresenta solo la divertita previsione del figlio che non è riuscito a sottrarsi alle loro affettuose pressioni o riflette le malinconiche conclusioni di uno che si rifugia nel qualunquismo, rinunciando implicitamente alla ricerca di senso della vita? Al di là delle trovate brillanti e dell'umorismo divertito col quale Nichetti ritrae volta a volta se stesso nei sei diversi Stefano delle sue storie, il dubbio che in nessuno dei sei il regista si senta pienamente realizzato non pare infondato.

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