SUD *

Valutazione
Discutibile, Realistico
Tematica
Lavoro, Politica-Società, Povertà-Emarginazione
Genere
Drammatico
Regia
Gabriele Salvatores
Durata
92'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
SUD
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Franco Bernini, Angelo Pasquini, Gabriele Salvatores
Musiche
Federico De Robertis
Montaggio
Massimo Fiocchi

Sogg. e Scenegg.: Franco Bernini, Angelo Pasquini, Gabriele Salvatores - Fotogr.: (panoramica/a colori) - Mus.: Federico De Robertis - Montagg.: Massimo Fiocchi - Dur.: 92' - Produz.: Colorado Film, Penta Film

Interpreti e ruoli

Silvio Orlando (Ciro Ascarone), Francesca Neri (Lucia Cannavacciuolo), Antonio Catania (Elia Berzanti), Renato Carpentieri (Onorevole Cannavacciuolo), Claudio Bisio (Fiori), Marco Manchisi (Michele), Ighezu Mussie (Munir), Gigio Alberti, Mario Santella, Antonio Petrocelli, Tonino Taiuti

Soggetto

in un piccolo paese dell'Italia meridionale, dove una fabbrica è stata chiusa, quattro disoccupati, dopo aver disarmato i due soldati di guardia, occupano un seggio elettorale e vi si barricano. Sono Ciro Ascarone, ex-sindacalista reso quasi muto dallo spavento e dalla collera per aver perduto la sua casa in un terremoto; Elia Berzanti, favorevole ad una manifestazione di protesta; l'irascibile Michele e Munir, un eritreo immigrato. Il caso vuole che all'interno vengano sorpresi –praticamente sequestratiuna votante (Lucia, la bella figlia del boss politico locale legato alla camorra, l'onorevole Cannavacciuolo) ed un bellimbusto che da Milano l'ha accompagnata, per poi andarsene con lei a Capri. Ciro ha trovato una scheda elettorale truccata, in favore del parlamentare, già nelle mani di una vecchietta (la prima di altre elettrici "sensibilizzate" allo scopo). Elia vorrebbe rilasciare subita Lucia e l'amico, ma Ciro, che nella situazione ritrova improvvisamente la parola, si oppone e fa mettere i due in stanze separate nel sottosuolo. Poi invita tutti ad armarsi (le pistole giocattolo sono sostituite con le armi dei soldati) e proclama la restistenza. Lucia si impegna a far intervenire la televisione per creare un "caso" (tra l'altro lei ha un cattivo rapporto con il padre onorevole) e sul posto arriva Fiori un giornalista televisivo rampante, che entra nel seggio con i tecnici (uno dei quali è però un ufficiale dei Carabinieri, poi cacciato da Ciro, che fa installare microfoni e telecamere). Intanto all'esterno tutti si danno da fare: il parlamentare contatta il Ministro per l'Interno (nel seggio la scheda truccata gli preme forse più che la figlia); la gente del paese si mette in agitazione e fa un corteo con tamburi e slogan per appoggiare il quartetto dei disperati; i Carabinieri cingono di assedio l'edificio scolastico. Si chiedono a gran voce case e lavoro, mentre all'episodio locale cominciano ad aggiungersene altri simili in varie località della Penisola (le interviste di Fiori hanno sortito effetti, tanto più che ha fatto balenare –autorizzatopromesse di alloggi e occupazioni agli assediati, purché si arrendano). Intanto Lucia volendo affrettare la fine della vicenda fa moine a Michele, che a causa sua ha un battibecco di stampo razzista con l'eritreo posto a guardia di lei. Affiorano le perplessità; Elia è sempre più convinto che quel sequestro è stato un grosso errore, mentre Ciro appare ancor più determinato e allucinato. Poi Michele fugge da una porticina segreta ignorata da tutti (da dove era entrato un ragazzetto del paese per avere un autografo "dall'eroe" Ciro) e viene catturato dalle Forze dell'Ordine. Alcuni Carabinieri dalle fognature penetrano nell'edificio, mentre l'onorevole promette case e lavoro a tutti, sempre ché il seggio sia evacuato. Ormai l'ultimatum per lo sgombero sta per scadere: un milite spara nel sottosuolo e colpisce l'eritreo; Ciro, ormai chiuso nella sua follia, spara a ripetizione e viene a sua volta ferito. Il seggio è stato liberato e, mentre Cannavacciuolo abbraccia la figlia, Ciro in barella viene portato all'ospedale. Nell'aria notturna ed afosa di quella dannata giornata restano le promesse fatte alla gente del luogo.

Valutazione Pastorale

qui ci sono molte cose, dal terremoto a monte, al difficile rapporto padre-figlia, dalla tematica sociale più seria e attuale, alla situazione dei quattro occupanti e agli accordi compromissori, dalla tenacia alle decisioni precarie ed ai tentennamenti dei singoli. Ne deriva una sensazione di squilibrio e come di ambiguità, che non convince completamente. L'intervento della televisione (ad aumentare il polverone locale e fare un "caso" di quel seggio il primo di una serie a livello nazionale), rivela un intento preciso (e astioso): quello di trasformare telecamere e interviste nel Grande Personaggio che campeggia in scena. La pista delle sofferenze umane e delle singole ragioni si vede affiancata e surclassata da quella delle esigenze e del "battage" dei media. Questa storia di esseri sfortunati e colpiti, migliore e più articolata all'inizio, ne esce come deformata e sfigurata, anche per il martellio delle musiche a tempo rap, che inesorabilmente buttano il tutto nel populismo vociante e nell'emotivo collettivo. Tecnicamente parlando, per taglio di scene, conduzione dei personaggi e fotografia, il film ha i suoi pregi: mancano se mai l'unità stilistica e le impostazioni di principio. Il quadro di un Paese "dove con la televisione (come dice il politico) si governa meglio che con l'Arma dei Carabinieri", dove la camorra e le schede elettorali truccate proliferano come i funghi velenosi e nel quale, infine, di promesse ce ne sono a iosa, ma i fondi stanziati spesso si disperdono in rivoletti veri per finire in paludi di corruzione, risulta sfocato e, come si precisa più sopra, non troppo persuasivo, anche perché in opere del genere l'eccessivo manicheismo è sempre controproducente.

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