The deep

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Avventura, Cronaca
Genere
Drammatico
Regia
Baltasar Kormàkur
Durata
95'
Anno di uscita
2019
Nazionalità
Islanda
Titolo Originale
Djúpið
Distribuzione
Movies Inspired
Soggetto e Sceneggiatura
Jón Atli Jónasson, Baltasar Kormákur
Fotografia
Bergsteinn Björgúlfsson
Musiche
Daníel Bjarnason, Ben Frost
Produzione
Agnes Johansen, Baltasar Kormákur, Egil Ødegård

Interpreti e ruoli

Ólafur Darri Ólafsson (Gulli), Jóhann Jóhannsson (Palli), Þröstur Leó Gunnarsson (Làrus), Björn Thors (Hannes)

Soggetto

Sull’isola di Heimaey, al largo delle coste islandesi, Gulli e compagni si imbarcano su un peschereccio. Di notte, al largo, gettano le reti che si incagliano nelle rocce, bloccano l’argano e rovesciano l’imbarcazione. Le acque gelide dell'Atlantico non lasciano scampo ai pescatori che muoiono uno dopo l'altro. Solo Gulli sembra miracolosamente resistere….

Valutazione Pastorale

Il film è ispirato a un fatto realmente accaduto: Gulli (Ólafur Darri Ólafsson) era a bordo di un peschereccio islandese che si inabissò in una fredda notte del 1984. Tutti i membri dell’equipaggio morirono, lui fu l’unico che riuscì a salvarsi nuotando per sei ore nel gelido Atlantico del Nord e attraversando poi a piedi nudi un ostile terreno vulcanico. Baltasar Kormákur ha girato questo film nel 2012, prima di firmare i più noti “Everest” nel 2015 e “Resta con me” nel 2018, e in tutti racconta il rapporto conflittuale uomo-natura, storie di uomini che si battono fino alla fine per la propria vita, senza interrogarsi troppo sulle ragioni per cui farlo, semplicemente guidati dall’istinto di sopravvivenza. Kormákur, non usa effetti speciali: il rovesciamento del peschereccio è più intuito che visualizzato; la morte dei pescatori è un galleggiare di corpi nel buio, perché il centro del suo racconto è Gulli, che nuota imperterrito in compagnia solo di un gabbiano al quale confida i pensieri, le preghiere, e i ricordi della sua vita. Questa scelta, però, non diminuisce il coinvolgimento empatico dello spettatore in questa lotta con una natura spietata e violenta, “selvaggia” ma comunque bellissima. Con uno stile asciutto e un taglio narrativo semplice, il regista compone la cronaca di un evento alternando passaggi avventurosi a momenti introspettivi. Dal punto di vista pastorale il film è da considerarsi come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria anche come possibilità per discutere sul rapporto uomo-natura.

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