THE EYE

Valutazione
Accettabile-riserve, crudezze
Tematica
Giallo - Triller, Handicap, Metafore del nostro tempo, Tematiche religiose
Genere
Metafora
Regia
Oxide e Danny Pang
Durata
98'
Anno di uscita
2003
Nazionalità
Gran Bretagna, Hong Kong, Singapore, Tailandia
Titolo Originale
Jian Gui
Distribuzione
Eagle Pictures
Musiche
Orange Music
Montaggio
Pang Brothers

Orig.: Hong Kong/Gran Bretagna/Tailandia/Singapore (2002) - Sogg. e scenegg.: Jo Jo Hui, Pang Brothers - Fotogr.(Panoramica/a colori): Decha Shrimani - Mus.: Orange Music - Montagg.: Pang Brothers - Dur.: 98' - Produz.: Lawrence Chang, Peter Ho Sun Chan - VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI.

Interpreti e ruoli

Lee Sin-Jie (Mann), Lawrence Chow, Chutcha Rujinanon.

Soggetto

A Hong Kong, la giovane Mann, venti anni, cieca da quando ne aveva due, si sottopone ad un trapianto di cornea e, faticosamente, sembra in grado di recuperare la vista. Mentre oggetti e persone cominciano ad assumere contorni più precisi, Mann però ha anche altre, inattese visioni: fantasmi che si presentano all'improvviso; corpi che vede solo lei; apparizioni di uomini e donne lacerati. Diventa imprescindibile risalire al donatore della cornea. Accompagnata dal dottore innamorato di lei, Mann arriva in Tailandia dove risiedeva la ragazza indicata. Allora apprende che questa giovane si è tolta la vita impiccandosi: avendo qualità di chiaroveggenza, era trattata da strega. Aveva previsto un incendio terribile ma non era stata abbastanza convincente con gli abitanti del luogo. Nessuno gli aveva creduto e in tanti erano morti. Ora Mann capisce di aver ereditato con la cornea anche queste 'qualità'. Nel viaggio di ritorno, le macchine sono ferme in un enorme ingorgo. Più avanti un camion-serbatoio si é ribaltato. Mann 'vede' che di lì a poco ci sarà una terribile esplosione. Allora grida agli automobilisti di lasciare le macchine e scappare via. Nessuno l'ascolta. Il camion esplode, con tante vittime. Mann torna cieca. Ma in quel breve periodo ha visto cose bellissime.

Valutazione Pastorale

Al cinema, quando si parla di 'occhio', il riferimento all'atto del 'vedere' è fin troppo immediato e, magari, banale. Bisogna che la canonica distinzione tra 'guardare' e 'vedere' sia collocata in un contesto almeno non abituale. Come in questo piccolo prodotto dell'estremo oriente, dove molte suggestioni vengono messe insieme alla rinfusa: doti paranormali, misticismo orientale, ritualità, scienza, al di là. Se la prima parte soffre di una certa confusione narrativa, nella seconda appare più chiaro l'obiettivo di mettere in secondo piano le cadenze del thriller a vantaggio di quelle più propriamente metaforiche. I momenti migliori sono quelli in cui, attraverso la protagonista, siamo accompagnati a verificare la dura e ostica fatica del vedere: operazione quotidiana attraverso la quale ciascuno di noi opera selezioni, elimina il non gradito, accantona il diverso. Così siamo più ciechi di chi lo è davvero e si rivolge a noi perchè bisognoso di una guida come legame d'amore. Sono tutte riflessioni che il racconto suggerisce in modo costruttivo. Il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come accettabile, anche se con riserve per la presenza di non poche crudezze. UTILIZZAZIONE: in programmazione oridnaria il film è da utilizzare con cautela e per un pubblico adulto. Da recuperare per appassionati del genere e per gli spunti che offre, sopra elencati. Attenzione é da tenere per i minori in caso di passaggi televisivi.

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