THE HUNTER – IL CACCIATORE

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Famiglia, Metafore del nostro tempo, Politica-Società
Genere
Drammatico
Regia
Rafi Pitts
Durata
92'
Anno di uscita
2011
Nazionalità
Germania, Iran
Titolo Originale
Shekarchi
Distribuzione
Fandango
Musiche
non accreditata
Montaggio
Hassan Hassandoost

Orig.: Iran/Germania (2010) - Sogg. e scenegg.: Rafi Pitts - Fotogr.(Normale/a colori): Mohammad Davudi - Mus.: non accreditata - Montagg.: Hassan Hassandoost - Dur.: 92' - Produz.: Thanassis Karathanos, Mohammad Reza Takhtkeshian.

Interpreti e ruoli

Rafi Pitts (Ali Alavi), Mitra Hajjar (Sara), Ali Nicksaulat ( moglie di Ali), Hassan Ghalenoi (comandante di polizia), Manoochehr Rahimi (soldato), Ismail Amini (ispettore), Nasser Madahi (Sanam), Ali Mazinami . (guardia notturna anziana)

Soggetto

Teheran oggi. Ex carcerato e impiegato come guardiano notturno, Alì un giorno scopre di aver perso la moglie e la figlioletta uccise in una sparatoria scoppiata durante una manifestazione anti governativa. In assenza di colpevoli, Alì per vendicarsi uccide due poliziotti. Subito braccato, l'uomo viene raggiunto nel bosco intorno alla città da due agenti che lo arrestano, ma al momento di tornare indietro non trovano più la strada. I due litigano aspramente, poi il più giovane viene allontanato. In un momento favorevole, Alì riesce a immobilizzare l'altro e a sostituirsi a lui, indossandone la divisa. Appena uscito dal capanno in cui si erano rifugiati, da lontano il giovane vede la divisa, spara e lo uccide.

Valutazione Pastorale

E' opportuno sentire il regista (anche sceneggiatore e attore): "Il film si concentra sulla caccia all'uomo per esplorare le pressioni suscitate da una società paragonabile a una bomba a orologeria. Il "cacciatore" potrebbe essere identificato ovviamente nel protagonista Alì, ma sono possibili altre interpretazioni. L'interpretazione aperta è un elemento importante nei miei film. Come regista cerfco di fornire quanti più significati possibile. (...)". Partendo da questa dichiarazione, cercare di spiegare è insieme facile e difficile. Di certo il racconto ha un tono più malinconico che drammatico, l'espressione contrita e remissiva di Alì induce più alla ricerca di un riscatto individuale che non ad una denuncia collettiva. Oppure l'uno vale in realtà per tutti, e l'equivoco che segna il finale è il risultato di un Fato incombente, dove la ragione non può più entrare. Comunque esempio di un cinema freddo, asciutto, estremamnte diretto e incisivo, con poche parole e immagini tutte decisive. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria, anche se il tono molto particolare lo rende più adatto a situazioni mirate dove sia possibile avviare riflessioni sui molti spunti che offre il copione.

Le altre valutazioni

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