THIS MUST BE THE PLACE

Valutazione
Consigliabile, problematico
Tematica
Famiglia - genitori figli, Matrimonio - coppia, Storia
Genere
Drammatico
Regia
Paolo Sorrentino
Durata
120'
Anno di uscita
2011
Nazionalità
Francia, Irlanda, Italia
Titolo Originale
/////
Distribuzione
Medusa Film
Musiche
David Byrne
Montaggio
Cristiano Travaglioli

Orig.: Italia/Francia/Irlanda (2011) - Sogg. e scenegg.: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello - Fotogr.(Scope/a colori): Luca Bigazzi - Mus.: David Byrne - Montagg.: Cristiano Travaglioli - Dur.: 120' - Produz.: Nicola Giuliano, Andrea Occhipinti, Francesca Cima, Medusa Film.

Interpreti e ruoli

Sean Penn (Cheyenne), Judd Hirsch (Mordecai Midler), Eve Hewson (Mary), Kerry Condon (Rachel), Frances McDormand (Jane), Harry Dean Stanton (Robert Plath), Joyce Van Patten (Dorothy Shore), David Byrne (se stesso), Olwen Fouerè (mamma di Mary), Shea Whigham (Ernie Ray), Liron Levo (Richard), Heinz Lieven (Aloise Lange), Simon Delaney . (Jeffrey)

Soggetto

Oggi cinquantenne, l'ebreo Cheyenne (che non ha rinunciato a rossetto, cerone e lunghi capelli gonfiati intorno al viso) vive a Dublino con la moglie Jane, cercando di gestire il proprio passato di grande rock star tra ribellione e depressione. Quando da New York arriva la notizia che l'anziano padre è in fin di vita, Cheyenne (che non lo vede da 30 anni) si decide a partire. Non fa in tempo a vederlo prima della morte, e, attraverso la lettura di alcuni diari e l'incontro con chi lo ha conosciuto, apprende che l'uomo era impegnato nella caccia ossessiva al criminale nazista che lo aveva torturato in Germania durante l'Olocausto. L'aguzzino vive negli Stati Uniti, e Cheyenne decide di proseguire la ricerca del padre. Gli indizi lo portano in zone remote dell'Utah, dove, tra freddo e neve,l'uomo viene rintracciato...

Valutazione Pastorale

Ecco il film nato dall'incontro tra Sorrentino e Sean Penn durante la serata finale del festival di Cannes 2008, l'americano presidente di giuria, lui premio della giuria stessa per "Il divo". Spiega Sorrentino: "Da un lato il dramma dei drammi, l'olocausto, dall'altra il suo avvicinamento ad un mondo opposto, fatuo e mondano per definizione, quale quello della musica pop e di un suo rappresentante, ormai fuori dal giro e abbandonato ad un'esistenza oscillante tra la noia e il leggero stato depressivo". La storia comincia in Irlanda ma poi riserva la parte più corposa agli States. "I luoghi americani (il deserto, le stazioni di servizio, i bar bui coi banconi lunghissimi, gli orizzonti lontanissimi) sono un sogno -dice Sorrentino- e, quando ci sei dentro, non diventano reali ma continuano ad essere sogno...". Tra i due punti si muove il protagonista, uomo che ha scelto un modo di fare un po' infantile, segnato da un umorismo secco e tagliente, amaro e generoso. La ricerca del nazista, portando lo script 'on the road', taglia il racconto. La regia sale in primo piano: Sorrentino è bravo a inquadrare località e persone, a restituire i sapori di atmosfere, umori, sensazioni; ma così facendo perde i raccordi con il copione. In questo modo la parte finale cala di tensione, troppo estetizzante e poco incisiva nei confronti dei temi affrontati. Il regista europeo affronta da 'autore' la mitologia americana, e ne esce con qualche ferita. Resta un prodotto pensato e condotto con coraggio, segno di crescita professionale e che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile e nell'insieme problematico. UTILIZZAZIONE: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in seguito come proposta di prodotto 'misto' (Europa/America) da seguire con molta attenzione.

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