Tolo Tolo

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Bambini, Cinema nel cinema, Dialogo, Emigrazione, Guerra, Il comico, Metafore del nostro tempo, Politica-Società, Povertà, Terrorismo
Genere
Commedia
Regia
Luca Medici - Checco Zalone
Durata
90'
Anno di uscita
2020
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
Id.
Distribuzione
Medusa Film
Soggetto e Sceneggiatura
Luca Medici, Paolo Virzì
Fotografia
Fabio Zamarion
Musiche
Luca Medici
Montaggio
Pietro Morana
Produzione
Pietro Valsecchi per Taodue Film

Interpreti e ruoli

Checco Zalone (Checco), Souleymane Sylla (Oumar), Manda Touré (Idjaba), Nassor Said Birya (Doudou), Alexis Michalik (Alexandre Lemaitre), Arianna Scommegna (Nunzia), Antonella Attili (Signora Lella), Gianni D'Addario (Gramegna), Nicola Nocella (Avvocato Russo), Nicola Di Bari (Zio Nicola), Barbara Bouchet (Signora Inge)

Soggetto

Pier Francesco Zalone, detto Checco, è costretto a scappare dalla sua Puglia perché pieno di debiti e rincorso da fisco, creditori e familiari. Trova così una seconda vita come cameriere in un resort di lusso in Kenya; tutto sembra girare per il verso giusto, quando sommosse e minacce terroristiche arrivano pure lì. Checco allora si mette in marcia con altri africani, tra cui l’amico Oumar, la bella Idjaba e il piccolo Doudou, verso le coste che affacciano sul Mediterraneo, per il “grande salto”, diretti verso il continente europeo…

Valutazione Pastorale

Sulle orme di Alberto Sordi e Dino Risi. Questi sono i riferimenti cinematografici di Luca Medici in arte Checco Zalone, che con ogni suo film – “Cado dalle nubi” (2009), “Che bella giornata” (2011), “Sole a catinelle” (2013) e “Quo vado?” (2016) – ha raccontato in un decennio la società italiana in chiave ironica, persino grottesca, attraverso aspirazioni, piccolezze, manie o paure inconfessabili. Nei suoi film, infatti, vengono rimarcati i pregiudizi ancora granitici tra Nord e Sud, la precarietà cronica del mondo del lavoro e il difficile dialogo con l’altro. Tutti questi temi tornano puntualmente nel suo ultimo film “Tolo Tolo” (2020), il primo da regista (gli altri erano tutti a firma di Gennaro Nunziante), oltre che da interprete, sceneggiatore e autore delle musiche. “Tolo Tolo” mette a tema il problema dell’immigrazione, il dramma del flussi dall’Africa all’Italia, all’Europa tutta, attraverso l’inconfondibile stile Zalone che unisce favola sociale a ironia pungente, urticante. Ma per nulla privo di profondità. Con la sua comicità esilarante Checco Zalone ci pone dinanzi a uno specchio deformante e nitido insieme; ci mette a nudo, come italiani, cogliendo ovviamente tutti i nostri tratti più fragili, problematici e contraddittori: vogliamo aiutare il prossimo, ma a distanza, senza che questo sia troppo prossimo; vogliamo le regole, ma cerchiamo il modo di aggirarle oppure eluderle del tutto (tasse in testa); guardiamo alla politica non come un impegno per il bene comune, ma come mero ascensore sociale per riscattare i nostri insuccessi personali. In “Tolo Tolo” c’è un racconto scorrettissimo e assolutamente vero del nostro oggi, del nostro essere incapaci di governare il presente e i suoi tanti problemi, in primis quelli migratori. Zalone picchia duro, ma con ironia brillante e furba, con immancabili raccordi sopra le righe, a partire dalle canzoni originali. La maschera Zalone funziona, funziona benissimo. Si capisce la sua ammirazione per il cinema di Sordi, perché cerca di andare in quella direzione, di cogliere quelle stesse sfumature comiche, sbilanciandosi però più verso i toni del grottesco che del dramma. Il Zalone regista, poi, che si firma con il suo vero nome Luca Medici, è bravo e capace, segno che il sodalizio precedente con Nunziante è stato assai fruttuoso; regge infatti bene la complessa macchina cinema – ad alto investimento e con cast internazionale – in maniera solida, rispettando il binario su cui ha sempre viaggiato. La narrazione possiede inoltre ritmo e durata giusta, grazie all’esperienza collaudata di Zalone e all’intelligenza umoristica raffinata di Paolo Virzì. “Tolo Tolo”, come ha ribadito il produttore Pietro Valsecchi, non vuole essere politico (anche se le suggestioni ci sono…), ma semplicemente “una favola sociale dentro una grande realtà”. Se si è in grado di guardare tutto ciò le lenti dell’ironia e dell’intelligenza, anche nei passaggi più problematici o provocatori, allora il film riesce sì a regalare sorrisi e non poche occasioni per riflettere. Dal punto di vista pastorale, è consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni di riflessione sui temi della povertà, dell'emigrazione e dell'inclusione sociale. Il film va accompagnato, in occasione di dibattiti con i minori, dalla presenza di educatori o adulti per aiutare ad approfondire le suggestioni del film giocate in chiave comica.

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