Tutto il mio folle amore

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Avventura, Disabilità, Famiglia, Famiglia - genitori figli
Genere
Commedia, Drammatico
Regia
Gabriele Salvatores
Durata
97'
Anno di uscita
2019
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
Id.
Distribuzione
01 Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
Umberto Contarello, Sara Mosetti e Gabriele Salvatores
Fotografia
Italo Petriccione
Musiche
Mauro Pagani
Montaggio
Massimo Fiocchi
Produzione
Marco Cohen, Fabrizio Donvito, Francesco Grisi, Benedetto Habib, Niccolò Ballarati. Una produzione Indiana Production, Rai Cinema, EDI Effetti Digitali Italiani

Fuori concorso alla 76a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia

Interpreti e ruoli

Claudio Santamaria (Willi), Valeria Golino (Elena), Diego Abatantuono (Mario), Giulio Pranno (Vincent)

Soggetto

Willi è un cantante spiantato che si esibisce tra Nord d’Italia, Slovenia e Croazia. Non ha legami sentimentali, ma ha un figlio, Vincent, che però non vede dalla nascita. Un giorno decide di fargli visita e scopre così che Vincent è un ragazzo autistico. Per un accadimento fortuito, i due decidono di passare insieme alcuni giorni, che diventano l’occasione per conoscersi meglio e imparare ad apprezzare finalmente quel legame padre-figlio a lungo desiderato.

Valutazione Pastorale

Napoletano classe 1950, Gabriele Salvatores è un regista che non ha bisogno di presentazioni: si ricordano i circa venti film all’attivo e l’Oscar per il miglior film straniero nel 1992 con “Mediterraneo”. Alla 76a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia ha presentato fuori competizione la commedia a tinte drammatiche “Tutto il mio folle amore”, dal romanzo di Fulvio Ervas e ispirato alla storia vera di Andrea e Franco Antonello. Protagonisti del film sono Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono insieme al debuttante Giulio Pranno. È l’incontro tra un padre e un figlio sedicenne; un ritrovarsi insieme voluto e respinto, che apre fortuitamente a un viaggio nella regione dei Balcani. Cuore del racconto risiede nel lento ma costante recupero di tale rapporto, che Salvatores gestisce con grande maestria e sensibilità. Il regista adotta uno stile agile e svolazzante, non per questo privo di profondità; anzi, l’opera offre materia consistente su cui riflettere in ambito familiare ed educativo, dando grande fiato a importanti valori come comprensione, tenerezza, perdono e reciproco sostegno. Altro tema della narrazione è l’autismo, affrontato con delicatezza e rispetto, tanto nella prospettiva dei genitori (ansia, apprensione, incombenze), quanto del figlio, rifuggendo da rischiosi pietismi. Un film avventuroso e rocambolesco che a tratti risulta quasi inverosimile, spingendosi sino ai confini della fiaba. L’opera raggiunge picchi di intensità e poesia grazie alle interpretazioni degli attori, generosi e coinvolgenti. Claudio Santamaria, in particolare, delinea un padre vigoroso e tenero insieme, che conquista con simpatia e autentica emozione. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni educative, per riflettere sulle dinamiche relazionali genitori-figli e sull’autismo in famiglia.

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