Tutto il mondo fuori

Valutazione
Consigliabile, poetico, Adatto per dibattiti
Tematica
Carcere, Chiesa Cattolica, Emarginazione, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Fede, Lavoro, Politica-Società, Solidarietà
Genere
Documentario
Regia
Ignazio Oliva
Durata
75'
Anno di uscita
2020
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
Id.
Distribuzione
Officina della Comunicazione
Soggetto e Sceneggiatura
Ignazio Oliva con la collaborazione con Marco Pozza e Dario Edoardo Viganò
Fotografia
Duccio Cimatti
Montaggio
Paolo Turla
Produzione
Nicola Salvi, Elisabetta Sola, Officina della Comunicazione. In collaborazione con Gruppo Discovery

Interpreti e ruoli

Marco Pozza (Marco Pozza)

Soggetto

Film di impegno civile sul mondo delle carceri e ispirato all’Articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Il documentario racconta tre storie, la vita di tre detenuti, che si mettono in dialogo con don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova “Due Palazzi”. Una condivisione di esperienze sbagliate, ma anche di speranze ritrovare, la fiducia in una possibilità altra, lontano dalle sbarre. Un cammino, quello del reinserimento sociale, cui prendono parte anche progetti messi in campo da educatori, volontari e dalla stessa struttura penitenziaria.

Valutazione Pastorale

Dura 75 minuti il documentario “Tutto il mondo fuori”, esattamente come “Cesare deve morire”, meraviglioso film del 2012 di Paolo e Vittorio Taviani, Orso d’oro al Festival di Berlino: il racconto della messa in scena dell’omonimo spettacolo di William Shakespeare all’interno di Rebibbia. Il film di Ignazio Oliva va esattamente in questa direzione; e lungo questa direttrice in un certo senso fa anche un passo in avanti, oltre il guadagno dei Taviani. In “Cesare deve morire”, infatti, assistiamo al miracolo dell’arte e della cultura, che toccano il cuore dell’uomo e lo predispongono al cambiamento. Qui in “Tutto il mondo fuori” si racconta qualcosa di più, storie di salvezza che passano dalla formazione e dal lavoro. Attraverso tre detenuti (Fabio, Alfredo e Ben Mohamed), tre vicende di umanità sbandata e ferita, Oliva e don Pozza ci mostrano come – senza fare sconti a reati e a responsabilità – si possa squadernare con pragmatismo l’orizzonte del cambiamento, della rinascita alla vita. L’apprendere un mestiere e il suo esercizio in carcere, grazie al sostegno della struttura e al lavoro di cooperative sociali (a Padova sono la Work Crossing per la ristorazione e la polisportiva “Pallalpiede”), può incentivare seriamente la ripresa della propria esistenza, ancor prima di ritrovare la libertà fuori dalle sbarre. È una libertà interiore, che passa in primis dalla riconciliazione personale come pure dall’accettare un aiuto, una mano salda per rimettersi in piedi. Ancora una volta, le parole di papa Francesco, “nessuno si salva da solo”. E ce lo ribadisce con chiarezza anche il direttore del carcere “Due Palazzi”, Claudio Mazzeo, indicando come le misure alternative riducano del 70% la recidiva nei detenuti. “Tutto il mondo fuori” si rivela un documentario di impegno civile, senza una graffiante carica di denuncia, ma con un solido sguardo educativo. Il film ci accosta al mondo delle carceri senza ricorrere a retorica, pietismi o stereotipi. Quello che compone Oliva è un racconto asciutto, puntuale e onesto, rispettoso della comunità carceraria tutta. Un racconto marcato anche da poesia, quella che si compone sui volti di un’umanità ferita, dispersa, ma in ultimo ritrovata. Storie di umana salvezza. Dal punto di vista pastorale, il film è consigliabile, poetico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria e in successive occasioni di dibattito sui temi della giustizia, della formazione, del reinserimento sociali, della solidarietà e della famiglia.

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