UNA CASA ALLA FINE DEL MONDO

Valutazione
Discutibile, scabrosità
Tematica
Aids, Famiglia - genitori figli, Matrimonio - coppia, Omosessualità, Solidarietà-Amore
Genere
Drammatico
Regia
Michael Mayer
Durata
95'
Anno di uscita
2004
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
A home at the end of the world
Distribuzione
Mediafilm
Soggetto e Sceneggiatura
Michael Cunningham tratto dal romanzo omonimo di Michael Cunningham
Musiche
Duncan Sheik
Montaggio
Lee Percy, Andrew Marcus

Orig.: Stati Uniti (2004) - Sogg.: tratto dal romanzo omonimo di Michael Cunningham - Scenegg.: Michael Cunningham - Fotogr.(Scope/a colori): Enrique Chediak - Mus.: Duncan Sheik - Montagg.: Lee Percy, Andrew Marcus - Dur.: 95' - Produz.: Tom Hulce, Christine Vachon, Katie Roumel, Pamela Koffler, John Wells, John N. Hart jr., Jeffrey Sharp.

Interpreti e ruoli

Colin Farrell (Bobby Morrow), Robin Wright Penn (Clare), Dallas Roberts (Jonathan Glover), Sissy Spacek (Alice Glover), Andrew Chalmers (Bobby Morrow nel 1967), Asia Vieira (Emily), Erik Smith (Bobby Morrow nel 1974), Harris Allan (Jonathan Glover nel 1974), Matt Frewer (Ned Glover), Jeffrey Authors . (Frank)

Soggetto

Nel 1967 Bobby, nove anni, vive la tragedia di perdere la propria famiglia e sviluppa allora un intenso rapporto con il coetaneo Jonathan e con la madre di lui, Alice. L' amicizia tra Bobby e Jonathan continua fino agli anni, quando i due si trasferiscono a New York. Qui Bobby conosce Clare, coinquilina di Jonathan. Dopo essersi frequentati, tra Clare e Bobby nasce una relazione che crea non pochi imbarazzi: da sempre Bobby e Jonathan vivono un rapporto che, al di là dell'amicizia, é anche affettivo e sessuale. Clare ha un figlio da Bobby. Jonathan si dedica ad altre storie ed ad un certo punto si convince di avere contratto l'AIDS. Nella casa lontano da tutti che hanno comprato, i tre trascorrono qualche tempo. Poi Clare decide di andare via e di trasferirsi con il bambino dalla madre. Bobby resta a fare compagnia a Jonathan.

Valutazione Pastorale

Alla base c'é il romanzo omonimo scritto da Michael Cunningham (Premio Pulitzer per "The hours")e pubblicato nel 1990. Lo stesso autore ha curato la sceneggiatura poi affidata alla regia dell'esordiente Michael Mayer, finora impegnato solo a teatro. Come per testo scritto, anche per la versione filmica si può parlare di una storia "di formazione", un viaggio alla scoperta della vita da parte di due adolescenti, allo stesso tempo audaci ma anche indifesi, aggressivi ma pieni di scrupoli. Il trio (poi il triangolo) Bobby/Clare/Jonathan fotografa una certa America tra anni Settanta e Ottanta dalla provincia alla Grande Mela tra ambizioni, voglia di ribellione, provocazione, scoperta dei sentimenti, intellettualità varia. Bobby e Jonathan vivono una storia omosessuale quasi senza accorgersene ma a far prendere loro coscienza delle cose arriva l'incubo AIDS. Clare é il prototipo delle ragazze uscite dai movimenti non violenti di quegli anni, donne indipendenti e poi madri in difficoltà. Un piccolo affresco, un microcosmo che Mayer costruisce certo con affetto e partecipazione, con un occhio indulgente sugli errori, con simpatia, senza rinunciare a toni quasi elegiaci e un po' decadenti. Tuttavia resta, e arriva allo spettatore, quel certo disagio esistenziale, quel dolore generazionale fissato negli occhi e negli sguardi dei tre protagonisti. Non mancano dunque motivi di interesse in un film che, dal punto di vista pastorale, é tuttavia da valutare come discutibile a motivo delle molte scabrosità che punteggiano la vicenda. UTILIZZAZIONE: il film è da utilizzare in programmazione ordinaria, possibilmente per un tipo di pubblico più avvertito e maturo. Da recuperare in occasioni mirate sul tema dell'America anni '70 e '80. Molta attenzione é da tenere per i minori in previsione di passaggi televisivi o di uso di VHS e DVD.

Le altre valutazioni

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