UNA CASA PER OLIVER

Valutazione
Inaccettabile, negativo
Tematica
Famiglia
Genere
Drammatico
Regia
Angela Pope
Durata
99'
Anno di uscita
1997
Nazionalità
Gran Bretagna
Titolo Originale
HOLLOW REED
Distribuzione
Cecchi Gori Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
Paula Milme Ispirato ad una storia vera scritta da Neville Bolt
Musiche
Anne Dudley
Montaggio
Sue Wyatt

Sogg.: Ispirato ad una storia vera scritta da Neville Bolt- Scenegg.: Paula Milme - Fotogr.: (Pano-ramica/ a colori) Remi Adefarasin - Mus.: Anne Dudley - Montagg.: Sue Wyatt - Dur.: 99' - Produz.: Elizabeth Karlesen - Vietato ai minori di anni 14

Interpreti e ruoli

Martin Donovan (Martin Wyatt), Joely Richardson (Hannah Wyatt), Ian Hart (Tom Dixon), Jason Flemyng (Frank Donally), Sam Bould (Oliver Wyatt), Shaheen Khan (Dottor Ramzu), Kelly Hunter, Jane Hill, David Calder, Annette Badland

Soggetto

Il piccolo Oliver, nove anni, si presenta col viso insanguinato a casa del padre Martin, divorziato dalla madre Hannah, dicendo di essere caduto dalla bicicletta. La donna ha ottenuto il divorzio e la custodia del figlio quando Martin le ha rivelato di essere omosessuale e di voler andare a vivere col giovane Tom. Anche Hannah, a sua volta, ha un nuovo compagno, Frank, uomo violento che non sopporta la vivacità di Oliver e la reprime con botte e percosse. Martin, che è medico, capisce che il bambino tiene nascoste le violenze subite, chiede spiegazioni ad Hannah la quale scagiona il suo convivente fino al giorno in cui, tornando a casa, lo scopre a maltrattare il figlio. Si va allora al processo, durante il quale il giudice riesce a far ammet-tere ad Oliver che era Frank a picchiarlo e che lui mentiva per non dispiacere alla mamma. Un ulteriore, brutale intervento di Frank ai danni di Martin in presenza di Hannah e Oliver convince i giudici a togliere il bambino ad Han-nah ed affidarlo a Martin e al suo convivente Tom.

Valutazione Pastorale

il film affronta il delicato problema della violenza sui bambini, partendo dalla constatazione delle miserie dei due padri, quello vero e quello acquisito, che, ciascuno a modo loro, non sanno o non voglio-no svolgere il ruolo. Il ritratto del bambino, nelle sue paure e nelle sue inge-nuità, rimane l'unico aspetto autentico e sofferto di un film che, per il resto, appare confezionato in maniera svogliata e sbrigativa, senza la voglia di riflettere seriamente sull'argomento accennato all'inizio. I fatti vengono lasciati a loro stessi, e la regista accompagna con tranquillità la vicenda fino alla conclusione dell'affidamento del bambino ad una coppia omosessuale: soluzione, dal punto di vista pastorale, proposta con troppa leggerezza e superficialità per essere accettata. Utilizzazione: è da evitare l'utilizzazione del film nelle programmazioni ordinarie. Dal momento poi che gli argomenti proposti (violenza sui bambi-ni, coppie di omosessuali, nuove "famiglie") non sono facilmente eludibili ma interpellano la nostra coscienza quotidiana, con adeguati supporti e inter-venti ben mirati, il film potrebbe essere proposto in occasioni più ristrette e circostanziate.

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