UNA VITA INDIPENDENTE *

Valutazione
crudo, Discutibile, Dibattiti
Tematica
Politica-Società, Povertà-Emarginazione
Genere
Drammatico
Regia
Vitali Kanevski
Durata
97'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Russia
Titolo Originale
SAMOSTOIATELNAIA JIZN
Distribuzione
Mikado Film
Soggetto e Sceneggiatura
Vitali Kanevski
Musiche
Boris Rytchkov
Montaggio
Helene Gagarine

Sogg. e Scenegg.: Vitali Kanevski - Fotogr.: (panoramica/a colori) Vladimir Bryliakov - Mus.: Boris Rytchkov - Montagg.: Helene Gagarine - Dur.: 97' - Co-Produz.: Dar, Saint Petersbourg; PXP Productions, PCC, La Septcinema, Paris

Interpreti e ruoli

Pavel Nazarov (Valerka), Dinara Droukarova (Valka), Toshiro Vatanabe (Yamamoto), Liana Jvania (Sofia Arkadievna), Elena Popova (Nina), M. Alexandrov, E. Antonova, K. Boulytcheva, L. Dorotenko

Soggetto

il quindicenne Valerka vive con la madre Nina, da quando è nato, a Sutchan, una squallida cittadina-prigione dell'Estremo Oriente russo. Sono gli anni '50, dominato dall'ideologia marxista e dalla micidiale dittatura di Stalin. Valerka non conosce che miseria, violenza e degrado, ma è irrequieto, sensibile e ribelle, istintivamente insofferente di quel modo di vivere disumano e avvilente. Un primo acerbo amore per Valka –sorella di una ragazza morta tragicamente con la quale Valerka ha vissuto i pochi momenti lieti della sua difficile infanzia- sembra recare una parentesi di poesia e tenerezza nell'esistenza plumbea del ragazo. Ma quando, in seguito a uno scherzo osceno compiuto da compagni della scuola professionale ai danni di un dirigente, Valerka, ingiustamente accusato ed espulso dalla scuola per punizione, fugge avventurosamente da Sutchan, lasciando la madre in preda alla disperazione, e raggiunge l'estuario del fiume Amour, all'estremo Nord della Russia, dove, in un cantiere navale di Nikolaievsk riesce a trovare lavoro. Ma Nikolaievsk non è migliore di Sutchan: il ragazzo assiste infatti, giorno dopo giorno, ad episodi di efferatezza, violenza e perversione sessuale e a raccapriccianti atrocità perpetrate su donne uomini e animali. Tranne un momento di danza popolare, esploso su un traghetto attraverso l'Amour, non c'è mai schiarita nelle giornate cupe di Valerka, sempre teso a rincorrere un impossibile sogno di vita indipendente. Quando improvvisamente arriva Valka, la ragazza non tarda a constatare il cambiamento del giovane di cui è innamorata e –straziata, ma con lucida determinazione- decide di abbandonarlo. Dal molo, mentre la nave gli porta via l'unica presenza gentile della su avita, Valerka le lancia in volo un gabbiano catturato sul traghetto. Poi ripensa, sgomento, a quanto ha vissuto , in una specie di fantasia emblematica, in cui una rozza statua di Stalin sembra incombere su un misterioso vespasiano, intorno al quale ruotano carponi uomini nudi, ululando come bestie. Toccato il fondo dell'abiezione, Valerka spera di trovare una via d'uscita da quell'inferno verso "una vita indipendente".

Valutazione Pastorale

Valeka non è più il ragazzino allegro e burlone di qualche anno fa, che Vitali Kanevski ha potuto presentarci con aria apparentemente neutra e disarmata –vedi la sequenza del lievito nei servizi igienici della scuola, che fa tracimare il liquame tra le file di una parata patriottica staliniana- come un normale pre-adolescente in vena di monellerie, senza la minima intenzione di beffa nei confronti del partito. Ora il liquame è tracimato ben oltre le squallide abitazioni di Sutchan, e sta invadendo praticamente tutta la Russia segreta, quella della miseria e del degrado, che nessun turista straniero ha mai potuto intravedere, per l'occhiuta vigilanza dei fedelissimi, impegnati a dare –al resto dell'Europa singolarmente- l'immagine di un paese unito, ordinato e felice. E Valerka è cresciuto, sempre meno difeso da quel pantano, da cui in passato veniva allontanato dalla grazia gentile e furbetta della piccola Galìa, eppure perennemente diviso fra la tentazione di lasciarsi andare e il richiamo innocente di Valka, la sorella della ragazza morta, che su quel sudiciume riesce a fiorire senza esserne toccata. I tempi sono cambiati, e forse il regista –con l'aiuto dell'occidente- è in grado di esprimere con maggior libertà il proprio giudizio su quegli anni di schiavitù e di abiezione. Il regista dà un rilievo icastico agli aspetti più bestiali e raccapriccianti di quei luoghi maledetti e di quei tempi maledetti, senza risparmio di dettagli efferati e di particolari scabrosi dal quale fin il candore di Valka e il resto dell'umanità istintiva di Valerka stentano ad affiorare. Un materialismo esasperato e dispotico altro non può produrre che mostri. Il film vi insiste con sarcasmo feroce, tracimando nella scenografia contorta e perennemente fosca, come nelle descrizioni di momenti di una atrocità ai limiti della sopportazione, nel linguaggio sfrenato, nella recitazione convulsa di molti personaggi di contorno, non meno del liquame dei servizi igienici della squallida Sutchan. Per questo motivo il giudizio morale non può essere che cauto, ma l'intero film va considerato con attenzione e pietà.

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