UTZ ***

Valutazione
Accettabile-riserve, Complesso
Tematica
Genere
Drammatico
Regia
George Sluizer
Durata
87'
Anno di uscita
1992
Nazionalità
Gran Bretagna
Titolo Originale
UTZ
Distribuzione
Academy Pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Hugh Whitemore tratto dall'omonimo romanzo di Bruce Chatwin
Musiche
Nicola Piovani
Montaggio
Lin Friedman

Sogg.: tratto dall'omonimo romanzo di Bruce Chatwin - Scenegg.: Hugh Whitemore - Fotogr.: (panoramica/a colori) Gerard Vandenberg - Mus.: Nicola Piovani - Montagg.: Lin Friedman - Dur.: 87' - Produz.: John Goldschmidt, William Sargent

Interpreti e ruoli

Armin Mueller-Stahl (Kaspar Joachim Von Utz), Brenj (Marta), Fricker (Vaclav Orlik), Paul Scofiled (Marius Fischer), Peter Riegert

Soggetto

il Barone Kaspar Joakim von Utz, rimasto orfano del padre, viene cresciuto in Cecoslovacchia dalla nonna nel castello paterno, dimostrando fin da fanciullo un'insolita passione per le statuine di porcellana di Meissen, collezionate dal genitore. Durante la seconda guerra mondiale e la conseguente dittatura di Stalin, costretto a vivere a Praga in un modesto appartamento, vi è servito e curato con devozione da Marta, la fedele governante da lui sottratta al linciaggio di una folla di rozzi compaesani campagnoli, che erano giunti a ritenerla una strega. In quel periodo di ristrettezze, altri collezionisti avevano dovuto vendere le proprie collezioni, mentre Utz ne aveva approfittato per ingrandire quella ereditata dal padre, arrivando a possederne un migliaio di esemplari, che teneva ammassati in due stanze dell'appartamento di Praga. Ma in seguito all'invasione russa del 1968, l'appartamento viene per-quisito per ordine delle autorità cecoslovacche e l'intera collezione in-ventariata. Per evitare che gli venga sequestrata, il barone viene a un accordo: alla sua morte la collezione sarà proprietà dello Stato. In cambio ottiene dalle autorità l'autorizzazione di lasciare ogni anno la Cecoslovacchia per un periodo di cure termali all'estero. In tali periodi, con i proventi di un conto svizzero - aperto prudentemente prima della guerra - Utz acquista nuove statuine, frequentando sale d'asta, e le reca di nascosto in Cecoslovacchia ad ogni ritorno. Proprio in una di quelle aste, Utz ha conosciuto Marius Fischer, proprietario di una grande galleria d'arte a New York, che con l'estroso dottor Vaclav Orlik di Praga, diventano suoi comuni amici. La sua collezione - unica al mondo - raggiunge col tempo un valore inestimabile, e più d'una volta Utz è invitato dagli amici a metterla in vendita. Fischer, in particolare, ambirebbe acquistarla per la sua galleria. Nel frattempo Utz ha sposato Marta, che mostra di comprendere la sua passione per le porcellane, facendola baronessa von Utz, erede di tutti i suoi beni. Nella primavera del 1969 una telefonata dei dottor Orlik da Praga segnala all'amico Fischer che il Barone von Utz è immobilizzato da una paralisi, e forse, chi sa. potrebbe esser convinto a vendergli la sua preziosa collezione. Nella speranza di concludere l'affare cui tanto aspira, Fischer giunge a Praga, ma quando vi arriva il barone è già morto, Marta è introvabile e la collezione è misteriosamente scomparsa. Deciso a ritrovarla, Fischer perviene a una cascina di campagna, ambiente d 'origine di Marta. Bussa, cerca, chiede. Nessuno sa nulla. Nascosta in un ripostiglio, Marta attende che si allontani. È stata lei a distruggere la preziosa collezione, per compiacere il barone, che non poteva rassegnarsi a vederla in mani incapaci di un apprezzamento disinteressato.

Valutazione Pastorale

condotto con un procedimento ad incastro, in un continuo succedersi e intersecarsi di flash back sul passato del protagonista, narrativamente il film si presenta di non facile lettura. La scelta narrativa del regista impone effettivamente allo spettatore un'attenzione a tutta prova per non smarrire il filo del racconto, volto a rendere in immagini l'utopia ossessiva del barone von Utz nel collezionare statuine di porcellana. Armin Mueller-Stahl, attore intenso e versatile, riesce ad interpretare magistralmente il maniacale amore per l'arte del nobile von Utz, con una mimica espressiva che va dal candore contemplativo, al trasognato e al furbesco, passando volta a volta per la disinvoltura del libertino, che mette la frequentazione di certi ambienti fra le ordinarie occupazioni del suo rango, o l'umorismo graffiante dell'intellettuale, in conflitto con la boria di beceri servitori del regime, incapaci di cogliere le sue invettive, pur scopertamente allusive. Raffinate le atmosfere mittel europee ricreate da una scenografia attenta ai particolari e ai costumi e da una colonna sonora di grande suggestione. Il tutto riesce a trasmettere uno stato d'animo che va oltre il maniacale e giustifica l'imperativo distruggitore del barone, (colto dalla fedele Marta dall'eloquente movimento di sguardi del morente) che vede in quei piccoli capolavori perlacei una proiezione di se stesso, una bellezza che non potrà mai esser apprezzata da altri, e meno che mai da un museo di stato, una bellezza che gli è stata disinteressata ragione di vita, e con la quale muore, perdendo gradatamente la forza vitale nell'atto della distruzione. È probabilmente l'intuizione di un assoluto, che sfiora il trascendente anziché l'idolatria e affina talmente l'anima del non morigerato protagonista, rendendolo capace di gesti delicatissimi - stupenda la sequenza della danza delle maioliche, che il barone fa muovere con raffinata eleganza al lume delle candele accese da Marta - e di sentimenti di mirabile levità e di casta tenerezza, di cui sono specchio le sequenze con Marta. Non ultimo pregio del film è quello di non concedere nulla alla moda corrente, che pone spesso l'accento su personaggi violenti e negativi e scene di erotismo sfrenato, offrendo invece un prodotto intelligente e godibile dall'inizio alla fine, emblematico di varie realtà che il regista condanna come causa di disfacimento di valori politici, sociali, ambientali, artistici e religiosi e di conseguente banalizzazione della vita.

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