VIVE L’AMOUR

Valutazione
Inaccettabile, negativo
Tematica
Donna, Metafore del nostro tempo, Sessualità
Genere
Drammatico
Regia
Tsai Ming-Liang
Durata
119'
Anno di uscita
1994
Nazionalità
Taiwan
Titolo Originale
AIQING WANSUI
Distribuzione
Lucky Red
Montaggio
Sung Shin cheng

Sogg. e scenegg.: Tsai Ming liang, Yang Pi yang, Tsai Yi jun - Fotogr.(Panoramica/a colori): Liao Pen jung, Lin Ming kuo - Montagg.: Sung Shin cheng - Dur.: 119' - Produz.: Hsu Li kong.

Interpreti e ruoli

Yang Kuei Mei (Mei-Mei), Chen Chao-Jung (Ah Rong), Lee Kang-Sheng (Hsiao-Kang)

Soggetto

In Estremo Oriente, a Taipei, la capitale di Taiwan, vivono tre persone in piena solitudine esistenziale: Mei-Mei, una graziosa agente immobiliare; Ah-Rong, che vende sui marciapiedi abitucci femminili; Hsiao-Kang, malinconico e frustrato venditore di urne funerarie. La giovane, che colloca alloggi modernissimi, ma abita in un quartierino appena appena decente, quando si vuole concedere un rapporto sessuale, lo fa sbrigativamente in uno fra i tanti appartamenti di cui si occupa: ciò avviene anche con Ah-Rong, incontrato in un caffè. Ma nell'alloggio vuoto da tempo si è rifugiato per dormire Hsiao-Kang che, affranto dalla tetraggine di una vita apparsagli inutile, un giorno vi fa un tentativo di suicidio; poi continua nella insolita coabitazione, abbandonandosi all’autoerotismo la sera in cui la coppia ha una relazione. Quando Mei-Mei se ne va all'alba, bacia il fortunato Ah-Rong ancora addormentato; poi, allontanandosi, disperata si sfoga con un pianto lacerante.

Valutazione Pastorale

Due i temi fondamentali affrontati con 'Vive l’amour' dal regista Tsai Ming liang: la grande città orientale inquinata, manipolata e falsificata anch'essa, quanto a cornice e natura, dal consumismo, da ritmi innaturali e da tutte le conseguenze di una occidentalizzazione sfrenata; lo straniamento delle persone, la loro indifferenza totale, la delusione che l'ha avuta vinta su sogni e speranze, l'appiattimento morale, perfino lo stesso sesso che, lungi dall'amore autentico e completo, diventa esso medesimo moneta di scambio o di autosoddisfazione, purchè ci sia una casa ove ci si possa rifugiare. Il film vive di questa atmosfera frustrante in un'ottica asettica e claustrofobica. I personaggi sono veri zombi metropolitani, brandelli di vitalità, esponenti del nulla esistenziale. Si comincia con un tentativo di suicidio da parte del lugubre venditore di urne funerarie, per finire con i singhiozzi laceranti della ragazza disperata. Non c’è spazio per la pietà: il terzetto è visto dal regista come può farlo uno specialista in osservazione di cavie da laboratorio. Il realismo dell'esperimento è spinto a tal punto, che i dialoghi sono alla frontiera con il silenzio. Di parlato e di vivo vi sono solo le pur scarse registrazioni delle segreterie telefoniche. Lo stesso incontro fra il venditore ambulante e Mei-Mei che dovrebbe muovere da pulsioni di attrazione reciproca si riduce e si consuma in un silenzio gelido. Il più fragile e nevrotico dei tre mima la sessualità della coppia, deviandola con la masturbazione. Nell'atmosfera della città (bar, ristoranti, vetrine scintillanti e frenetica circolazione) la sola quiete possibile e sospirata appare quella offerta dalle urne in colombari modernissimi (è la scena più interessante e riuscita del film). Dunque un panorama squallido per un film arido e nichilista oltre misura e con situazioni scabrose assai esplicite.

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