WALESA. L’UOMO DELLA SPERANZA

Valutazione
Consigliabile, Realistico, dibattiti
Tematica
Famiglia, Politica-Società, Potere, Tematiche religiose
Genere
Drammatico
Regia
Andrzej Waida
Durata
124'
Anno di uscita
2014
Nazionalità
Polonia
Distribuzione
Nomad Film Distribution
Musiche
Oawel Mykietyn
Montaggio
Grazyna Gradon, Milenia Fiedler

Orig.: Polonia (2013) - Sogg. e scenegg.: Janusz Glowacki - Fotogr.(Scope/a colori): Pawel Edelman - Mus.: Oawel Mykietyn - Montagg.: Grazyna Gradon, Milenia Fiedler - Dur.: 124' - Produz.: Michal Kwiecinski per Akson Studio.

Interpreti e ruoli

Robert Wieckiewicz (Lech Walesa), Agnieszka Grochowska (Danuta Walesa), Zbigniew Zamachowski (Nawislak), Cezary Kosinski (Majchrzak), Maria Rosaria Omaggio . (Oriana Fallaci), Miroslaw Baka (direttore del cantiere navale nel 1980), Maciej Stuhr . (prete)

Soggetto

Nel 1981 Oriana Fallaci, giornalista italiana famosa e rispettata, arriva a Danzica per intervistare Lech Walesa nella casa dove lui vive con la moglie Danuta e i figli. Sollecitato dalle domande, l'uomo ripercorre i più recenti fatti rilevanti fino allora accaduti in Polonia. Il flash back comincia dal dicembre 1970, quando un Walesa 27enne è tra i promotori dello sciopero nel Cantiere Navale di Danzica. Sul finire del decennio si fanno più stretti i contatti con i giornali dell'opposizione e il Comitato di difesa degli operai. Nel 1983 viene proclamato lo sciopero di 'solidarietà' insieme ad altri gruppi di protesta. A varie riprese in questi anni Walesa, sorvegliato stretto dal regime comunista, entra ed esce dal carcere. Quando nell'ottobre 1983 gli viene assegnato il Premio Nobel per la Pace, a ritirarlo a Stoccolma c'è la moglie Danuta, in nome del marito, impossibilitato a lasciare il Paese. L'azione di Walesa, concretizzatasi nel movimento Solidarnosc, aveva ricevuto una spinta decisiva nel 1978 con l'elezione a Pontefice del polacco Karol Woityla, Giovanni Paolo II. Dopo aver introdotto moti elementi nuovi per capire come si è sviluppato il profondo cambiamento dello Stato polacco, l'intervista finisce e la Fallaci lascia casa Walesa.

Valutazione Pastorale

Passato il traguardo degli 80 anni (è nato a Suwalki, Polonia, il 6 marzo 1926), Andrzej Waida non smette di credere nel cinema come luogo nel quale storia e cronaca, memoria e denuncia trovano una sintesi esemplare e incisiva. Nel 1978 e nel 1981 si era occupato (in tempo quasi reale, si potrebbe dire) della Polonia recente e contemporanea con "L'uomo di marmo" e "L'uomo di ferro". Ora arriva in primo piano l'uomo che, affacciatosi sulla scena all'aprirsi dei Settanta, ha poi provocato e scritto tutte le pagine che hanno segnato la transizione della Polonia dalla dittatura comunista alla democrazia e all'ingresso nell'Europa Occidentale. Trattandosi di fatti ampiamente conosciuti per i quali esiste una cospicua documentazione visiva, Wajda ha optato per una scelta narrativa di taglio soprattutto 'didascalico': non più denuncia o accuse di vario tipo, ma ricostruzione: di un clima, di un momento, di una difficoltà, di dolori e sacrifici compiuti per un obiettico importante, quello della conquista della libertà. La materia è tanta: "Sono consapevole -dice Wajda- che questo è il soggetto più difficile con cui ho avuto a che fare durante i miei 55 anni di carriera, ma semplicemente non mi viene in mente nessun altro regista che possa fare un film su Lech che mi possa piacere". Proprio pensando a quella nobile carriera, un certo occhio stringato, aspro, poeticamente visionario sembra essere qui assente. Il regista si adagia sul già detto e sul prevedibile. Il grande ideale della costruzione di una nuova umanità fondamento della società è ben presente ma, va detto, senza particolare vigore. Il fatto è che su Walesa la Storia ha già espresso il proprio verdetto. E Waida resta comunque un grande maestro di cinema. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, realistico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni come proposta centrale e importante dentro il rapporto "cinema/storia".

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