ZITTI E MOSCA

Valutazione
Discutibile, Grossolanità
Tematica
Politica-Società
Genere
Commedia
Regia
Alessandro Benvenuti
Durata
96'
Anno di uscita
1991
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
ZITTI E MOSCA
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Ugo Chiti, Alessandro Benvenuti
Musiche
Patrizio Fariselli
Montaggio
Sergio Montanari

Sogg. e Scenegg.: Ugo Chiti, Alessandro Benvenuti - Fotogr.: (panoramica/a colori) Cristiano Pogany - Mus.: Patrizio Fariselli - Montagg.: Sergio Montanari - Dur.: 96' - Produz.: Maura International Film

Interpreti e ruoli

Alessandro Benvenuti (Ivo), Athina Cenci (Mara), Massimo Ghini Alida Valli (Massimo), Novello Novelli (Clara), Kalia Beni (Corpo), Daniele Trambusti (Katia), Leonardo Pieraccioni (Leonardo), Claudio Camiciottoli, Neri Pecchioli, Andrea Muzzi

Soggetto

in un paese vicino a Firenze la vita quotidiana si svolge in attesa del Festival dell'Unità. Da una parte i vecchi comunisti delusi e disorientati, se non scettici, per la svolta decisiva del partito dall'altra i giovanissimi, mancanti di ogni supporto ideologico, fiacchi e se mai pronti a burle e scherzacci. Tra i primi è Elio detto Corpo, già partigiano, fedele al suo ideale in politica (falce e martello a tutto campo) e al ricordo di Passione (una ragazza della Resistenza, morta cinquant'anni fa), oggi infastidito da una figlia che giorno e notte desidera ossessivamente un figlio; Mara, che vive nella sua villa con la vecchia madre Clara, sperando di dare alle stampe un libro sul padre (un leader storico del Pci) diventato demente e che lei, pur venerandolo, uccise per compassione; Massimo, brillante compaesano, un tempo fidanzato di Mara, emigrato dalla Sezione del paese nei quadri del partito a Roma arrivato per l'apertura del Festival. Attorno a costoro figurine e macchiette locali; da Ivo, lo scimunito del natìo borgo, a Giovannino (nascosto dagli amici che lo sbeffeggiano sempre, ma che gli vogliono bene, il quale ha sfasciato l'auto nuova e urge sottrarlo alle ire del padre); dalla "Sudista", una ragazza che del recluso si innamora, ad altri vecchi nostalgici. Tutti sono implicati in piccole vicende personali e parallele, fino al giorno del Festival, in cui Massimo deve parlare. Ma questi verrà interrotto dallo scoppio anticipato dei fuochi artificiali, che dovevano suggellare allegramente il rito politico. La vita di tutti i giorni fa però presto a riprendere il suo ritmo abituale. Corpo rinuncia a suicidarsi, la figlia gli darà finalmente un nipotino; Mara continuerà a ricordare il padre ucciso per pietà; Giovannino fuggirà con la "sudista" dal nascondiglio (diventato uomo grazie all'amore di lei) Ivo seguiterà ad aggirarsi stralunato, ma inoffensivo, per le vie del paese contornato da ulivi e cipressi dove miti e bandiere, ricordi e propositi continueranno ad agitare le menti e le azioni degli uomini.

Valutazione Pastorale

il film si presenta come una serie di bozzetti dove l'antico gusto della macchietta, così caro alla novellistica toscana si stempera in quadri e quadrettini dove, accanto a gratuite volgarità ed a pesanti cadute di gusto, si alternano rari momenti di riflessione esistenziale o di aperta drammaticità. Eccezion fatta per Athina Cenci, e per il convincente Novello Novelli, tutti gli altri, dall'autore regista interprete Alessandro Benvenuti alla spaesata Alida Valli, passando per tutto il cast dei caratteri, abbiano essi un rilievo più o meno accentuato, patiscono la sostanziale fragilità della sceneggiatura e della regia. Si assiste infatti ad un intreccio di bozzetti creati con l'intento di far piangere e ridere al tempo stesso, ma talmente scontati e banalizzati nello svolgimento del tema da suscitare spesso l'effetto opposto a quello prefisso. L'argomento era farraginoso ed il goliardico caro a Benvenuti, reso ancor più problematico dalla rapidità del linguaggio di certi personaggi, penalizza ulteriormente un film concepito con la presunzione, quanto mai infondata, di realizzare una sorta di nostalgico girotondo alla toscana.

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