“First Man”, la conquista dell’uomo-comunità

GMCS n. 6: “First Man” di Damien Chazelle, sesto film del ciclo proposto da Cnvf e Ufficio comunicazioni sociali CEI per la 53a Giornata mondiale delle comunicazioni

venerdì 8 marzo 2019
Un articolo di: Massimo Giraldi, Sergio Perugini

“Se la rete è occasione per avvicinarmi a storie ed esperienze di bellezza o di sofferenza fisicamente lontane da me, per pregare insieme e insieme cercare il bene nella riscoperta di ciò che ci unisce, allora è una risorsa”. È quanto afferma papa Francesco nel Messaggio per la 53a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Una riflessione che parte da Internet e si estende ai media in generale, ma può riguardare il rapporto uomo-tecnologia. Non si tratta infatti di mere conquiste del singolo, bensì di guadagni per la vita dell’uomo nella dimensione della comunità. Un risultato per il bene dell’umanità tutta.
A questa riflessione si lega bene la proposta del film statunitense “First Man” di Damien Chazelle, che ricorda la mitica impresa dell’uomo alla conquista della Luna, esattamente 50 anni fa, nel luglio del 1969. “First Man” è la sesta proposta del ciclo di 18 film scelti dalla Commissione nazione valutazione film e dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della CEI per approfondire il tema del Messaggio del Santo Padre.

Tra pubblico e privato, la vita di Neil Armstrong
Siamo nell’America degli anni ’60. Alla NASA un gruppo di piloti si sta preparando alla prima grande impresa nello spazio, la conquista della Luna. Siamo negli anni della Guerra fredda e tra le due superpotenze USA e URSS c’è accesa rivalità su chi metterà per primo lo stendardo nazionale sul suolo lunare. All’interno di questa cornice, la storia vira sulla biografia di Neil Armstrong, componendo un quadro visivo tra pagine familiari – la moglie Janet e i tre figli, il rapporto con la figlia Karen – e professionali, fino al fatidico lancio nel 1969.

La storia dell’allunaggio in “First Man”
Damien Chazelle (classe 1985) è stato il più giovane autore a vincere il Premio Oscar come miglior regista per il film “La La Land” nel 2016. In realtà Chazelle si è imposto con forza nel panorama internazionale anzitutto con “Whiplash” nel 2014, una storia di formazione nel campo musicale con un rapporto maestro-allievo segnato da grande severità. Con “La la Land” il regista ha riportato in auge il genere musical, innovandolo sul piano visivo e musicale, vincendo sei premi Oscar. Nel 2018 con “First Man” – film che gli ha permesso di inaugurare per la seconda volta la Mostra del Cinema della Biennale di Venezia – si è spinto ancora oltre, cambiando genere e confrontandosi con la Storia e la mitica conquista dello Spazio.
Mantenendosi a un livello “superficiale”, “First Man” è l’avvincente racconto di un uomo-Nazione alle prese con una missione apparentemente impossibile: esplorare la volta celeste e mettere piede su quel pianeta a lungo oggetto di sogni, desideri e ambizioni dell’uomo sin dall’antichità. A ben vedere il film apre anche un orizzonte di riflessione sul rapporto uomo-tecnologia, uomo-natura, uomo-spiritualità. Il regista “si serve” della figura di Neil Armstrong – prendendo le mosse dal libro di James R. Hansen “First Man: The Life of Neil A. Armstrong” – per raccontare il rapporto finito-infinito, ma anche dell’uomo alla conquista della frontiera impenetrabile per il bene della comunità.
E proprio su questo punto vale la pena soffermarsi. Il film non si esaurisce nel raccontare il successo di un singolo, Armstrong, ma si allarga al racconto di una comunità, ben oltre il Paese di origine, la comunità umana. Armstrong è il simbolo di una comunità protesa all’incontro con l’infinto, tra aspettative e timori. È un sogno impossibile che si realizza, è uno squadernarsi di opportunità per il futuro, da condividere con le prossime generazione. E poi, in ultimo, c’è anche la sofferenza dell’uomo chiamato a rapportarsi con il limiti della propria esistenza, con l’accettazione della morte.
“First Man”, interpretato con efficacia da Ryan Gosling e Claire Foy, è un film potente e poetico, cui Chazelle imprime una visione originale, forte e consapevole. Questo giovane uomo di neanche quarant’anni dimostra una maturità artistica notevole, segnata da coraggio e scommessa sfrontata che si avvicina alla soglia del capolavoro. Un film intenso e coinvolgente, che a livello pastorale si rivela consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

La scena chiave e il richiamo al tema della GMCS
Il rapporto uno-molto, singolo-comunità, ben si riscontra nel film “First Man” tanto nella sequenza che precede il lancio e l’allunaggio, quanto nel rientro finale a casa, con il bisogno di leggere e rivivere un’esperienza straordinaria nella quotidianità.

Valutazione pastorale Cnvf
Il film ha aperto la Mostra del Cinema della Biennale di Venezia 2018, evento insolito e particolare in quanto accadeva per la seconda volta allo stesso regista dopo “La la Land” nel 2016. Damien Chazelle ricostruisce lo straordinario anno dello sbarco sulla Luna, il 1969, nella prospettiva di un uomo, l’astronauta Neil Armstrong. Il punto di partenza è un libro scritto da James R. Hansen e il copione comincia con uno sguardo d’insieme ad ampio raggio sulla comunità dei piloti della Nasa, le loro famiglie, i loro caratteri. Per poi concentrarsi su Neil Armstrong, del quale si ripercorrono le vicende talvolta sofferte e drammatiche, segnate dalla morte della figlioletta che lascia nei genitori un vuoto profondo. Film di forte impronta americana, laddove l’impresa quasi eroica e solitaria di Armstrong si apparenta a quella dei grandi eroi che hanno lasciato un’impronta storica nella mitologia USA: Ryan Goslin è un Armstrong, uomo coraggioso che supera fragilità e incertezze, supportato dalla moglie Janet, la britannica Claire Foy, in un ruolo che offre all'impresa forza, tenacia, solidità. Film suggestivo ed emozionante, nella scia di quel cinema americano che ha segnato le tappe del rapporto uomo/infinito come sfida, come provocazione, come capacità di superare i limiti. Grazie a una regia sempre incisiva e significativa, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

First Man. Il primo uomo

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