Storia del padre ritrovato. Salvatores firma la commedia brillante e poetica “Tutto il mio folle amore”

giovedì 7 novembre 2019
Un articolo di: Cnvf

Napoletano classe 1950, Gabriele Salvatores è un regista che non ha bisogno di presentazioni: si ricordano i circa venti film all’attivo e l’Oscar per il miglior film straniero nel 1992 con “Mediterraneo”. Alla 76a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia ha presentato fuori competizione la commedia a tinte drammatiche “Tutto il mio folle amore”, dal romanzo di Fulvio Ervas e ispirato alla storia vera di Andrea e Franco Antonello. Protagonisti del film sono Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono insieme al debuttante Giulio Pranno. È l’incontro tra un padre e un figlio sedicenne; un ritrovarsi insieme voluto e respinto, che apre fortuitamente a un viaggio nella regione dei Balcani. Cuore del racconto risiede nel lento ma costante recupero di tale rapporto, che Salvatores gestisce con grande maestria e sensibilità. Il regista adotta uno stile agile e svolazzante, non per questo privo di profondità; anzi, l’opera offre materia consistente su cui riflettere in ambito familiare ed educativo, dando grande fiato a importanti valori come comprensione, tenerezza, perdono e reciproco sostegno. Altro tema della narrazione è l’autismo, affrontato con delicatezza e rispetto, tanto nella prospettiva dei genitori (ansia, apprensione, incombenze), quanto del figlio, rifuggendo da rischiosi pietismi. Un film avventuroso e rocambolesco che a tratti risulta quasi inverosimile, spingendosi sino ai confini della fiaba. L’opera raggiunge picchi di intensità e poesia grazie alle interpretazioni degli attori, generosi e coinvolgenti. Claudio Santamaria, in particolare, delinea un padre vigoroso e tenero insieme, che conquista con simpatia e autentica emozione. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Tutto il mio folle amore

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