Ricomporre la frattura tra centro e periferia

GMCS n. 13: “Come un gatto in tangenziale” di Riccardo Milani, tredicesimo film del ciclo Cnvf e Ufficio comunicazioni sociali CEI per la 53a Giornata mondiale delle comunicazioni

martedì 30 aprile 2019
Un articolo di: Massimo Giraldi, Sergio Perugini

“Non vedere le persone come potenziali concorrenti, ma […] considerare anche i nemici come persone. Non c’è più bisogno dell’avversario per auto-definirsi, perché lo sguardo di inclusione che impariamo da Cristo ci fa scoprire l’alterità in modo nuovo, come parte integrante e condizione della relazione e della prossimità”. La riflessione di papa Francesco, nel Messaggio per la 53a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2019, indica la via per riannodare i fili del dialogo nella comunità di tutti i giorni, nel nostro territorio; un accorciare le distanze tra centro e periferia, per riscoprirsi solidali e uguali. Una pensiero che ben intercetta la tredicesima proposta del ciclo di 18 film individuati dalla Commissione nazione valutazione film e dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della CEI per approfondire i temi del Messaggio del Papa. Il film è “Come un gatto in tangenziale” di Riccardo Milani, con Paola Cortellesi e Antonio Albanese, commedia brillante e vivace su pregiudizi e paure tra centro-periferia.

Due genitori sulle barricate
La storia si snoda nella Roma di oggi. Due genitori, Monica e Giovanni, sono in apprensione per i propri figli adolescenti tra i quali è nata una simpatia. Monica vive in una zona periferica della Capitale, segnata da delinquenza ed emarginazione; una zona abbandonata dai servizi e anche dal presidio delle forze dell’ordine. La donna pensa che il proprio figlio si esponga a delusioni frequentando la giovane amica, appartenente a una fascia sociale benestante. Il padre di lei, Giovanni, è un consulente politico che lavora nella Comunità Europea, abituato a interessarsi ai problemi delle periferie ma disposto solo ad abitare in centro, in una zona rassicurante ed elegante. È solito così guardare i problemi che infiammano le periferie a distanza, mai in maniera ravvicinata. I due mondi familiari collidono proprio per questo inatteso amore tra i figli, che dimostrano migliori capacità di dialogo e inclusione.

Spingersi oltre il pregiudizio
Riccardo Milani e Paola Cortellesi sono un duo artistico e familiare ormai ben rodato, lui regista cinematografico e televisivo di successo – tra le sue opere ci sono “Il posto dell’anima”, “Benvenuto Presidente!”, “Scusate se esisto” e le serie Rai “Una grande famiglia”, “Tutti pazzi per amore” –, lei interprete tra le più poliedriche e dotate tra grande e piccolo schermo. Negli ultimi anni hanno realizzato una serie di commedie brillanti capaci di riflettere su alcuni nodi problematici della nostra società: in “Scusate se esisto” il tema del lavoro precario, la condizione della donna sul lavoro e l’attenzione alle condizioni abitative nelle periferie; in “Mamma o papà” il complesso equilibrio nel rapporto genitori-figli e la difficoltà nel preservare l’unione matrimoniale; nel 2019, poi, sono al cinema poi con “Ma che ci dice il cervello” sul tema del doppio, tra apparenze e verità nel lavoro e nella vita personale.
A fine dicembre 2017 sono usciti al cinema con “Come un gatto in tangenziale”, commedia che ha stregato botteghino e critica. L’impianto della storia è apparentemente semplice, già visto nel cinema italiano e internazionale: lo scontro di civiltà tra chi vive i problemi della periferia e chi, crogiolandosi nel benessere della politica, guarda tutto da lontano con sufficienza. La gestione del racconto però è assolutamente convincente e originale, grazie alla capacità del regista e degli interpreti. Il film propone, con una sceneggiatura calibrata e scoppiettante, un cortocircuito sociale dove entrambe le parti in causa, i genitori Monica e Giovanni, sono sospettosi e spaventati dall’altro, dalla possibile contaminazione tra propri figli: la paura di uno slittamento sociale in territori non esplorati e fuori controllo.
Qui i giovani danno prova di guardare alla vita con occhi semplici, privi di malizia o intolleranza sociale, rivolgendosi al prossimo con sguardo neutro e inclusivo. Chi ha timore invece sono gli educatori, gli adulti, che abdicano al loro ruolo di guida formativa per serrare i ranghi e proteggere la propria “confort zone”. Non si può però pensare di vivere come isole, bensì abbiamo bisogno di riaffermare lo spirito di comunità, di una comunità coesa e dialogante dove viene sanata la frattura tra centro e periferia.
Nell’evoluzione della storia, oltre la fase del sospetto, tanto Monica quanto Giovanni saranno l’una di aiuto all’altro, soprattutto nel riacquistare uno sguardo di fiducia nella vita. Usando in maniera intelligente gag e stereotipi, Milani compone un film scorrevole e compatto, offrendo una bella e divertente istantanea del tempo di oggi, intriso di paure e di affanni. Il guadagno sta nel ritrovare il coraggio di aprirsi alla tenerezza e all’inclusione, provando ad abitare il proprio territorio animati da un senso di partecipazione.

Valutazione pastorale Cnvf
Si comprende ben presto che il vero bersaglio della trama non sono i due ragazzi ma i loro genitori, così scioccati dall’imprevista relazione da indurli a progettare reazioni immediate in grado di indurre i due a desistere. Come sempre però non c’è niente di peggio che proibire per invitare a proseguire. Così Agnese e Alessio continuano a vedersi, e intanto il problema dai giovani si è trasferito sui “grandi”. Perché quello che Giovanni è e fa tutti i giorni (convegni e tavole rotonde per convincere i partner europei a investire denaro nella riqualificazione delle periferie urbane) si scontra, anzi è del tutto opposto al modo di rapportarsi di Monica sugli stessi argomenti (linguaggio sboccato, abbigliamento trascurato, abitudini di vita superficiali e un po’ provocatorie). Riccardo Milani, il regista (al suo settimo film, aveva diretto anche il precedente con gli stessi protagonisti) dice: “L’idea era stimolare una piccola riflessione su un tema importante ma ridendo, riflettere con il sorriso su alcune contraddizioni che caratterizzano il nostro tempo…” Nell’andare avanti la sceneggiatura affonda il coltello sulle acute differenze di classe tra i due, mettendone a fuoco i punti di distacco senza farne oggetto di lotta sociale, e anzi a poco a poco smussando il battibecco, allentando le differenze, e arrivando alla soglia di un possibile incontro. Quella tra Giovanni e Monica diventa così la cronaca di tante incomprensioni, anche profonde e acute, che possono essere ricomposte solo dando spazio al cuore, alla ragione, alla buona volontà. Il film si muove con simpatia lungo i binari di una comicità mai scontata o banale, esempio di una commedia che ha imparato a mettere da parte cascami ideologici a favore di notazioni umorali, cattive, incisive. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

Come un gatto in tangenziale

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