Roma14: alla Festa del Cinema “Downton Abbey”, “Military Wives” e “The Farewell”. Premio a Bill Murray

sabato 19 ottobre 2019
Un articolo di: Massimo Giraldi, Sergio Perugini

Terzo giorno, sabato 19 ottobre, alla 14ª Festa del Cinema di Roma. Programma ricco oggi all’Auditorium Parco della Musica, dove sbarca anzitutto il divo americano Bill Murray per ricevere il premio alla carriera; come lui anche Viola Davis nei prossimi giorni. Sul fronte delle proiezioni nella Selezione ufficiale c’è molta Inghilterra con due film dallo stile impeccabile: “Downton Abbey”, dalla serie creata da premio Oscar Julian Fellowes e diretto da Michael Engler, e “Military Wives” di Peter Cattaneo con la diva Kristin Scott Thomas. Ancora, dalla Cina c’è il sorprendente mélo familiare “The Farewell” di Lulu Wang. Il punto del Sir e della Commissione nazionale valutazione film della Cei.

“Downton Abbey”
È una delle serie inglesi più viste al mondo. Parliamo di “Downton Abbey” creata da Julian Fellowes – Premio Oscar per la sceneggiatura di “Gostford Park” (2002) –, con sei stagioni dal 2010 al 2015. È il racconto di una famiglia nobile, i Crawley, che vivono negli anni ’20 in una suggestiva tenuta nella campagna inglese con la loro servitù. Un racconto che ha appassionato milioni di spettatori per cura formale, trame avvincenti e cast di primo piano, tra cui la due volte Premio Oscar Maggie Smith. Dopo il gran finale della serie, tante le richieste per un nuovo capitolo della saga; così è nato il progetto di un film cui ha aderito immediatamente tutto il cast. Diretto da Michael Engler, il film “Downton Abbey” ci mostra la famiglia Crowley e i loro domestici impegnati nei preparativi per ricevere in modo impeccabile i reali Giorgio V e la regina Mary. Sulla carta la trama poteva apparire forse debole e poco consistente, ma la scrittura di Fellowes è puntuale e non delude. Il copione, infatti, è dettagliato, solido e con grande ritmo, offrendo a tutto il cast momenti di azione, pathos, umorismo tagliente e raccordi di tenerezza. L’aspetto formale poi è a livelli eccellenti, con una cura dei dettagli e della scenografia in pieno stile British. Il film, dunque, risulta godibile e coinvolgente sia per il pubblico di appassionati della serie sia per nuovi spettatori. Dal punto di vista narrativo, non sono pochi gli spunti con la realtà di ieri e di oggi: il cambiamento della società, il ruolo della donna, la centralità della famiglia e il senso di inclusione, di appartenenza. Dal punto di vista pastorale il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatti per dibattiti.

“Military Wives”
Il regista italo-inglese Peter Cattaneo è noto al grande pubblico per la commedia “Full Monty” (1997). Ora è alla Festa del Cinema di Roma con un nuovo lungometraggio, “Military Wives”, dopo una lunga carriera televisiva. Protagonista è Kristin Scott Thomas nel ruolo della moglie di un ufficiale inglese in partenza per l’Afghanistan; la donna rimane a vivere in sua assenza nella base militare alle porte di Londra e per sconfiggere la solitudine, si avvicina alle altre mogli dei soldati e dà via al progetto di un coro. Muovendosi sul tracciato della commedia con inserti drammatici, il film “Military Wives” mette in scena il bisogno di incontro e dialogo in una comunità. All’inizio c’è riservatezza tra le donne, persino timore; non manca anche chi si mostra più spigolosa o incapace di mettersi in gioco. L’occasione di un’esibizione pubblica alla Royal Albert Hall fa emergere le varie fratture, ma compatta anche il gruppo. Kristin Scott Thomas come sempre offre una prova di grande spessore e qualità, confermandosi interprete raffinata e capace di scandagliare l’animo in maniera credibile. Il suo personaggio attraversa infatti diversi stati, dal senso di solitudine al dolore sottotraccia per la morte di un figlio, al bisogno comunque di condivisione, di essere accolta. Il film propone molti spunti di riflessione su: guerra, rapporto moglie-marito, condizione della donna nella società, senso di solidarietà e reciproca comprensione. Dal punto di vista pastorale “Military Wives” è pertanto consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

“The Farewell”
Lulu Wang è una regista cinese ma statunitense di adozione, con una formazione a Boston; il suo esordio è in ambito musicale, da pianista, ma poco dopo passa alla regia. “The Farewell” è il suo secondo lungometraggio, presentato già al Sundance Film Festival. È la storia della trentenne Billi, cinese di New York, che fa ritorno con la sua famiglia in Cina per visitare la nonna; l’anziana donna è gravemente malata e i medici non le concedono più di qualche mese. Nessuno dei familiari è però disposto (ad eccezione di Billi) a dirle la verità, pertanto approfittano del matrimonio di un nipote per ritrovarsi tutti insieme, ancora una volta, accanto a lei. È una bella sorpresa a Roma14 l’opera di Lulu Wang, che si presenta come un mélo familiare con vari registri, alternando snodi drammatici a momenti di gioiosa leggerezza. La prospettiva della narrazione è quella della giovane Billi, che cova in sé il dilemma della verità – quella da dire alla propria nonna –, ma anche il conflitto sulla propria esistenza: si sente spaccata tra due Paesi, due civiltà, tra ricordi felici d’infanzia e l’oggi segnato da precarietà e incertezze. Un racconto fluido, avvolgente, che tiene agganciato lo spettatore. Un film certamente da premiare e valorizzare. Dal punto di vista pastorale, il film è consigliabile, problematico e per dibattiti.

Articolo pubblicato anche su Agenzia SIR

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