A TIME FOR DANCING

Valutazione
Accettabile, semplicistico
Tematica
Amicizia, Danza, Donna, Famiglia - genitori figli, Malattia
Genere
Drammatico
Regia
Peter Gilbert
Durata
90'
Anno di uscita
2002
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
A time for dancing
Distribuzione
Eagle Pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Kara Lindstrom tratto dal romanzo omonimo di Davida Wills Hurwin
Musiche
Lawrence Rosenthal
Montaggio
Lore Jane Coleman

Orig.: Stati Uniti (2001) - Sogg.: tratto dal romanzo omonimo di Davida Wills Hurwin - Scenegg.: Kara Lindstrom - Fotogr.(Panoramica/a colori): Alex Nepomniaschy - Mus.: Lawrence Rosenthal - Montagg.: Lore Jane Coleman - Dur.: 90' - Produz.: Kelly Gonda, Jeffrey Kramer.

Interpreti e ruoli

Larisa Oleynik (Jules), Shiri Appleby (Sam), Lynn Whitfield (Linda), Peter Coyote (Whinn), Scott Vickaryous (Eli), Amy Madigan, Patricia Kalember

Soggetto

Sam e Jules sono molto amiche e ogni giorno si incontrano a scuola di danza. Mentre Sam si mantiene lavorando in un fast-food, Jules ha con la danza un rapporto più intenso, studia e si sacrifica molto con l'obiettivo di entrare alla scuola Juillard di New York. Il suo impegno é tale, da coinvolgere anche Eli, il suo ragazzo, al quale dice che non potrà più vederlo fine alla fine dei corsi. Quando comincia ad accusare dolori al fianco, Jules va alla visita medica, e il responso è terribile: ha un cancro. Alle lezioni successive Jules si presenta con il fazzoletto in testa. Sam, che aveva smesso di frequentare, torna e lavora con lei. Un giorno Julke chiama Eli e gli dice che vuole fare l'amore con lui, e che é la sua prima volta. Finiti i corsi, Jules decide di andare a New York, come già previsto. Fa l'esame per la Juillard, viene ammessa, ma subito dopo muore.

Valutazione Pastorale

Se è vero che il racconto ha un tono in prevalenza drammatico, bisogna aggiungere che non mancano accenni e implicazioni da 'sottogenere': ossia melodramma, abbondanti palpiti, lacrimosità sparse. Abilmente confezionato per accompagnare lo spettatore a vivere il dolore della protagonista insieme a lei, il copione mette in campo temi forti (malattia, morte, amore) e li ordina lungo le tappe di una favola tanto prevedibile quanto commovente. Al centro c'è l'eterna paura americana di affrontare la morte e di risolverla secondo le formule di una spiritualità un po' new age che invita a restare sempre con i piedi per terra. L'assenza di una dimensione trascendente motiva anche quel bisogno di provare tutto, che per Jules è l'amore con Eli. L'affetto e la sincerità con cui sono seguiti i personaggi prevale su alcuni passaggi più prevedibili e artificiosi. Per cui nell'insieme, dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come accettabile, anche se certo semplicistico per il modo sbrigativo di risolvere argomenti seri e importanti. UTILIZZAZIONE: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, e da recuperare come spettacolo di facile fruizione, edificante e strappalacrime.

Le altre valutazioni

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