BALLA LA MIA CANZONE

Valutazione
Inaccettabile, ambiguo
Tematica
Donna, Handicap, Sessualità
Genere
Drammatico
Regia
Rolf De Heer
Durata
102'
Anno di uscita
1999
Nazionalità
Australia
Titolo Originale
Dance me to my song
Distribuzione
Làntia Cinema & Audiovisivi
Musiche
Graham Tardif
Montaggio
Tania Nehme

Orig.: Australia (1998) - Sogg. e scenegg.: Heather Rose, Frederick Stahl e Rolf de Heer - Fotogr.(Panoramica/a colori): Tony Clark - Mus.: Graham Tardif - Montagg.: Tania Nehme - Dur.: 102' - Produz.: Rolf de Heer, Giuseppe Pedersoli, Domenico Procacci.

Interpreti e ruoli

Heather Rose (Julia), Joey Kennedy (Madelaine), John Brumpton (Eddie), Rena Owen (Rix)

Soggetto

Julia ha trent'anni, é spastica dalla nascita, é inchiodata sulla sedia a rotelle ed ha un solo modo per farsi capire: digitare quello che vuole dire su un sintetizzatore vocale. L'assistenza sociale ha affidato Julia a Madeline, che se ne occupa a modo suo: entra ed esce da casa senza un orario preciso, certe volte é cordiale e gentile ma più spesso scarica su Julia le tensioni delle proprie nevrosi. Madeline ha una vita sentimentale piuttosto instabile, non riesce a mantenere rapporti equilibrati, cambia spesso ragazzo e, quando ne trova uno nuovo, non si fa scrupolo di portarlo a casa di Julia e di avere un rapporto anche davanti alla malata. Una mattina Julia, uscita nel giardinetto, ferma un passante di bell'aspetto, Eddie, e lo convince ad entrare in casa. Eddie in qualche maniera é attratto dalla volontà e dalla caparbietà di Julia. Torna a trovarla anche nei giorni successivi, quando lei, pur tra mille difficoltà, dà segnali di voler estrinsecare certe esigenze affettive e sessuali. Anche Madeline conosce Eddie e pensa che potrebbe essere l'uomo giusto per lei. Questa presenza comincia a creare rivalità tra le donne, e quando una sera Madeline trova i due a letto, scarica su l'inerme Julia tutta la propria rabbia. Julia allora riesce a contattare l'assistenza sociale e fa licenziare Madeline. La ragazza allora va da lei durante la notte e si vendica aggredendola. Viene salvata dall'intervento di alcune amiche di Madeline. Poi dall'estero torna Eddie e lei sembra riacquistare felicità e voglia di vivere.

Valutazione Pastorale

Si sarebbe tentati, per fare chiarezza ed eliminare equivoci, di dividere il film in due aspetti, all'opposto tra loro. Il primo aspetto riguarda la protagonista: nel ruolo di Julia c'é infatti Heather Rose, che é nella vita esattamente come appare nel film, e che già aveva avuto una piccolissima parte in un precedente titolo dello stesso regista.Il cinema che si occupa di handicap utilizza dunque stavolta una handicappata vera, e di un livello forte, tale che la sua presenza elimina qualunque mediazione di artificio per mettere lo spettatore di fronte ad una realtà dura e spietata. Heather/Julie é persona solo di fuori 'diversa' ma dentro le emozioni, le sensazioni, le esigenze sono quelle di ogni essere umano. Come andare incontro a queste situazioni, così delicate e difficili? Certo (e qui entriamo nel secondo aspetto)non nel modo proposto dal film e che, per dichiarazione dell'autore stesso, é invece "fiction", ossia invenzione. Qui infatti Rolf de Heer, come già in occasioni precedenti, accumula una serie di figure, gesti, azioni tutti eccessivi e sopra le righe.Mostrare in modo insistito i rapporti di Madeline con i suoi uomini, o indugiare sulle amiche lesbiche della stessa Madeline ha ben poco a che fare con il tema centrale, così come il carattere cattivo, rissoso, irascibile di Madeline non appare mai ammorbidito dall'incarico del tutto particolare che svolge. Così i due aspetti rimangono lontani: si parte dal vero e si arriva al falso, al poco credibile, ad un finale ottimista non molto convincente. Del tema dell'handicap rimane la presa d'atto, senza redenzione, senza qualche spiraglio aperto sul trascendente o sulla comprensione del dolore. Nell'insieme il film, dal punto di vista pastorale, è da valutare come inaccettabile per il prevalere di un tono costantemente ambiguo, ferma restando la validità del primo aspetto, ossia l'occuparsi in modo diretto del problema dell'handicap grave. UTILIZZAZIONE: per quanto detto sopra, il film é da escludere dalla programmazione ordinaria. Con molta attenzione e opportuni supporti, lo si potrebbe utilizzare in occasioni ristrette come spunto per affrontare il tema forte, reale, concreto che propone.

Le altre valutazioni

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