CI HAI ROTTO PAPÀ

Valutazione
Inconsistente, Insulso
Tematica
Genere
Farsesco
Regia
Castellano, Pipolo
Durata
99'
Anno di uscita
1993
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
CI HAI ROTTO PAPÀ
Distribuzione
Penta Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Castellano, Pipolo
Musiche
Bruno Zambrini
Montaggio
Antonio Siciliano

Sogg. e Scenegg.: Castellano, Pipolo - Fotogr.: (panoramica/a colori) Sandro Grossi - Mus.: Bruno Zambrini - Montagg.: Antonio Siciliano - Dur.: 99' - Produz.: Maura International Film, C.G. Group Tiger Cinematografica

Soggetto

nella banda degli "Intoccabili" il capo è l'adolescente Riccardo, autoritario come tutti i capi; il "fusto" è il giovanissimo Fabrizio, detto "Karate Kid"; Paolo, faccetta da topolino, è il piccolo figlio del portiere dello stabile del quartiere romano di Prati dove tutti vivono. Suo amico del cuore è un negretto, Zibbo, figlio di un diplomatico che vive in una villa, mentre l'unica ragazza del gruppo, Stefania, e studia in un istituto di suore, è innamorata di Marco, che però è infatuato di una studentessa universitaria ben più matura di lui. Al gruppo si è aggiunto Andrea, nove anni e, sporadicamente il fratellino di questi, e Mozart, un cane San Bernardo. La banda si riunisce al cinema Esperia, chiuso in attesa di nuova destinazione, e celebra i suoi riti iniziatici, che consistono nella masticazione collettiva di una gomma, e pianificano le loro imprese e vendette contro gli odiati adulti. Imprese che vanno dal metter la colla sulle assi dei gabinetti in una stazione di servizio, o negli stivali di un colonnello che proibisce loro di giocare a palla in cortile; far parlare un pappagallo muto con un microfono e così svelare la tresca di una moglie infedele; mettere un annuncio da massaggiatrice a nome di un'ignara e acida zitella; salvare la scimmia del calzolaio, Arturo, da morte certa in un istituto di ricerca, inviare un pacco pieno di rane alle suore di Stefania per punire la sua insegnante che le ha letto pubblicamente il diario in classe, e così via. Il tutto con ulteriori imprese personali, come gli scherzi di Fabrizio alla sorella, che ha un fidanzato con mano artificiale, o di Marco al nonno sordo e orbo, scherzi tanto pesanti quanto improbabili, come quello di Zibbo che convince il servo Isac dell'esistenza di una giovane violinista defunta, impersonata per l'occasione da Stefania.. tra un'impresa e l'altra, i fanciulli cantano poi, pedalando sulle loro bici, un inno che ha come concetto portante le attività escretorie della classe adulta.

Valutazione Pastorale

tra luoghi comuni e sguaiataggini la scellerata truppa di questi poco plausibili bambini si affanna in attività tra il risibile, il noioso e soprattutto l'improbabile. Sarebbe lungo elencare le gaffe di sceneggiatura che costellano praticamente l'intera pellicola: la sensazione fondamentale, oltre naturalmente alla noia, è quella di assistere a qualcosa di assolutamente inautentico, oltre al fastidio di vedere la vicenda annaspare tra reinvenzione moderne del giornalino di Gian Burrasca, i filmetti americani a base di bambini e cagnolini e una nutrita serie di luoghi comuni sull'infanzia. Improbabile che un bambino di oggi possa riconoscersi in uno dei protagonisti o sentirsi coinvolto in scherzi e comportamenti che sono frutto probabilmente dei ricordi o delle velleità pregresse degli autori del soggetto e della sceneggiatura.

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