CUORE CATTIVO **

Valutazione
Discutibile, Realistico, Dibattiti
Tematica
Amicizia, Delinquenza minorile
Genere
Drammatico
Regia
Umberto Marino
Durata
100'
Anno di uscita
1995
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
CUORE CATTIVO
Distribuzione
Warner Bros Italia
Soggetto e Sceneggiatura
Umberto Marino Liberamente ispirato al lavoro teatrale "Dove nasce la notizia" di Umberto Marino
Musiche
Aerosmith, Francesco Verdinelli
Montaggio
Simona Paggi

Sogg.: Liberamente ispirato al lavoro teatrale "Dove nasce la notizia" di Umberto Marino - Scenegg.: Umberto Marino - Fotogr.: (normale/a colori) Alessio Torresi Gelsini - Mus.: Aerosmith, Francesco Verdinelli - Montagg.: Simona Paggi - Dur.: 100' - Produz.: Dania Film, Globe Film

Interpreti e ruoli

Kim Rossi Stuart (Claudio Scalise), Cecilia Genovesi (Esther), Massimo Ghini (Commissario), Massimo Wertmuller (Salvadori), Ludovica Modugno (madre di Esther), Massimo Popolizio, Valerio Mastandrea, Mauro Leuce, Federico Scribani, Gianluca Giugliarelli, Romolo Passini, Clarita Gatto

Soggetto

dopo un tentativo di rapina ad una tabaccheria, il giovane pregiudicato Claudio Scalise si rifugia nella casa di un'handicappata, Esther, fingendosi tecnico della Sip e quindi, sorpreso dal rientro della madre di costei, sequestra la figlia, che la madre, equivocando, crede che sia stata da lui violentata. La polizia accorre, il commissario cerca di far ragionare il giovane, che tra l'altro è tossicodipendente, e chiede a tutti i costi un giudice. Finalmente il giudice arriva, ma la situazione non si sblocca, anche perché vengono usati i lacrimogeni a sua insaputa ed il giovane minaccia ritorsioni sulla ragazza. Dopo un vano tentativo di mediazione del commissario, che capisce di avere a che fare con un disadattato ma non con un mostro, Esther suggerisce di chiamare Salvadori, uno spregiudicato giornalista, per sollecitare la pietà popolare ed una riduzione della pena tramite una diretta televisiva. L'uomo arriva col suo cameraman, e concorda di tornare la sera per filmare in diretta la resa di Claudio, che nel frattempo finisce per solidarizzare con Esther. Il tentativo di tagliarsi le vene di lei lo spinge ad interessarsi alla vittima che, paralizzata alle gambe per un incidente, sogna un'operazione in Svizzera, che non si può permettere, e nutre un sentimento contrastato per Stefano un assistente ai disabili, mentre Claudio le mostra le foto della sua ragazza, Sonia. Intanto si sono radunati fuori handicappati, borgatari, una folla varia, Stefano e Sonia. Poi giunge Salvadori che inizia la diretta mostrando immagini premontate nel pomeriggio, mescolate abilmente con un'intervista al Ministro ed ai familiari di Claudio. Ma dopo l'interruzione pubblicitaria un grave attentato a Milano fa rimandare la diretta. Esasperato, Claudio esce puntando la pistola alla tempia del giornalista che non rivela che l'arma è scarica. Così un poliziotto uccide il giovane del quale non resta a Esther che la fotografia che lo ritrae al mare con Sonia.

Valutazione Pastorale

il dramma dell'emarginazione viene, in questo serrato e coerente film di Umberto Marino, mescolato abilmente con un atto d'accusa allo strapotere che sull'opinione pubblica ha il mezzo televisivo. L'influsso del piccolo schermo, invasivo e polimorfo palcoscenico familiare, è in fondo subdolo e potente e, in definitiva, forse più letale della dose di cocaina che assume il giovane sconvolto. Il regista ed autore del lavoro teatrale Umberto Marino evita accuratamente concessioni al melodramma, puntando su una recitazione assai incisiva e realistica dei protagonisti, su cui spicca il convincente Kim Rossi Stuart, e su una descrizione assai probante del contorno in cui il dramma finale si matura, preparato dalle condizioni sociali e familiari del giovane, alimentato dal concorso di poliziotti, politici e giornalisti, con un atto d'accusa specifico ad un certo tipo di trasmissioni ed agli individui che le conducono, come il Salvadori, che omette colpevolmente di avvisare la polizia del revolver scarico puntato alla sua testa per girare il servizio sensazionale, sacrificando la vita del giovane, già messa in bilico dalla soppressione della diretta decisa dalla televisione che, pur legittimata dalla gravità del fatto nuovo, l'attentato, è per lui come una condanna a morte. Un caso estremo ma emblematico di una realtà sempre più pressante e drammatica che il discusso mezzo televisivo impone quasi, come oggetto di riflessione, alla coscienza.

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